La storia incredibile di "Abebe Bikila" alle Olimpiadi di Roma del 10 settembre 1960: il soldato della guardia imperiale etiope arrivò a Roma come riserva all'ultimo minuto, e poiché le scarpe fornite dallo sponsor gli facevano venire le vesciche decise di correre tutti i 42 chilometri sui sampietrini di Roma completamente "a piedi nudi", vincendo la medaglia d'oro col record del mondo sotto l'Arco di Costantino!
Approfondimento
La sera del **10 settembre 1960**, nella cornice magica delle **Olimpiadi di Roma**, andò in scena una delle pagine più poetiche, rivoluzionarie e indimenticabili dell'intera storia dello sport e del Novecento: la **Maratona olimpica**, che per la prima volta non partiva e non arrivava dentro uno stadio moderno, ma prendeva il via al tramonto ai piedi del **Campidoglio**, correva lungo la Via Appia Antica illuminata dalle fiaccole tenute in mano da migliaia di soldati italiani e aveva il traguardo posto sotto le arcate millenarie dell'**Arco di Costantino**, accanto al Colosseo.
Tra i sessantanove maratoneti schierati alla partenza col pettorale **numero 11** c'era un ventottenne soldato della Guardia Imperiale del Negus d'Etiopia Hailé Selassié che in Europa nessuno aveva mai sentito nominare: **Abebe Bikila** (1932-1973). Bikila non avrebbe nemmeno dovuto essere a Roma: era stato convocato all'ultimo istante sull'aereo solo perché il titolare della squadra etiope, Wami Biratu, si era infortunato alla caviglia giocando una partita di calcio pochi giorni prima della partenza!
Arrivato al villaggio olimpico di Roma insieme al suo geniale allenatore svedese **Onni Niskanen**, Bikila andò a scegliere un paio di scarpe da corsa presso lo stand dello sponsor tecnico dei Giochi (*Adidas*); ma poiché era arrivato per ultimo, le taglie migliori erano quasi finite e le poche paia rimaste erano troppo strette o gli stringevano il piede facendogli venire dolorose vesciche durante la rifinitura. Allora, poche ore prima del via, Bikila e Niskanen presero una decisione che fece sgranare gli occhi a tutti i giudici e i giornalisti sul Campidoglio: poiché sugli altopiani etiopi a 2.500 metri di quota Bikila si era sempre allenato correndo scalzo sulla terra e sui sassi, **avrebbe corso tutti i 42 chilometri e 195 metri sull'asfalto e sui durissimi "sampietrini" di porfido di Roma completamente a piedi nudi**!
Prima della gara Niskanen aveva studiato l'elenco degli avversari dicendo a Bikila che l'uomo da battere a tutti i costi era il favorito marocchino **Rhadi Ben Abdesselam**, che secondo i programmi avrebbe dovuto indossare il pettorale **numero 26**. Quello che né Niskanen né Bikila sapevano era che per un disguido dell'ultimo minuto il marocchino Rhadi non aveva messo il numero 26, ma correva con il **numero 185**! Così per oltre trentacinque chilometri Bikila corse in testa fianco a fianco proprio con Rhadi (col 185) continuando a guardarsi indietro nel buio per cercare dove fosse questo temibile "numero 26"!
A un chilometro e mezzo dall'arrivo, passando davanti all'**Obelisco di Axum** (un segno del destino storico straordinario: appena venticinque anni prima l'Italia fascista aveva invaso l'Etiopia portando a Roma proprio quell'obelisco, ed ora un giovane soldato etiope a piedi nudi stava conquistando Roma con la sola forza pacifica dello sport!), Bikila capì che il rivale era proprio l'uomo al suo fianco, cambiò marcia a piedi scalzi sui sampietrini e staccò il marocchino di 25 secondi, tagliando il traguardo sotto l'Arco di Costantino in **2 ore, 15 minuti, 16 secondi e 2 decimi**: **nuovo Record del Mondo assoluto**, diventando il **primo atleta dell'Africa nera sub-sahariana a vincere una medaglia d'oro olimpica nella storia dell'umanità**! E per dimostrare a chi diceva che aveva vinto per caso che era un campione immortale, quattro anni dopo alle **Olimpiadi di Tokyo 1964** (appena **quaranta giorni dopo essere stato operato d'urgenza di appendicite**!), Abebe Bikila corse questa volta con le scarpe e i calzini, stravinse per la seconda volta consecutiva l'oro olimpico nella maratona migliorando di altri tre minuti il suo stesso record del mondo (2h 12'11") e, appena tagliato il traguardo, invece di crollare a terra sfinito si mise tranquillamente a fare **esercizi di ginnastica e stretching sul prato** davanti a 70.000 spettatori giapponesi in delirio!
Tra i sessantanove maratoneti schierati alla partenza col pettorale **numero 11** c'era un ventottenne soldato della Guardia Imperiale del Negus d'Etiopia Hailé Selassié che in Europa nessuno aveva mai sentito nominare: **Abebe Bikila** (1932-1973). Bikila non avrebbe nemmeno dovuto essere a Roma: era stato convocato all'ultimo istante sull'aereo solo perché il titolare della squadra etiope, Wami Biratu, si era infortunato alla caviglia giocando una partita di calcio pochi giorni prima della partenza!
Arrivato al villaggio olimpico di Roma insieme al suo geniale allenatore svedese **Onni Niskanen**, Bikila andò a scegliere un paio di scarpe da corsa presso lo stand dello sponsor tecnico dei Giochi (*Adidas*); ma poiché era arrivato per ultimo, le taglie migliori erano quasi finite e le poche paia rimaste erano troppo strette o gli stringevano il piede facendogli venire dolorose vesciche durante la rifinitura. Allora, poche ore prima del via, Bikila e Niskanen presero una decisione che fece sgranare gli occhi a tutti i giudici e i giornalisti sul Campidoglio: poiché sugli altopiani etiopi a 2.500 metri di quota Bikila si era sempre allenato correndo scalzo sulla terra e sui sassi, **avrebbe corso tutti i 42 chilometri e 195 metri sull'asfalto e sui durissimi "sampietrini" di porfido di Roma completamente a piedi nudi**!
Prima della gara Niskanen aveva studiato l'elenco degli avversari dicendo a Bikila che l'uomo da battere a tutti i costi era il favorito marocchino **Rhadi Ben Abdesselam**, che secondo i programmi avrebbe dovuto indossare il pettorale **numero 26**. Quello che né Niskanen né Bikila sapevano era che per un disguido dell'ultimo minuto il marocchino Rhadi non aveva messo il numero 26, ma correva con il **numero 185**! Così per oltre trentacinque chilometri Bikila corse in testa fianco a fianco proprio con Rhadi (col 185) continuando a guardarsi indietro nel buio per cercare dove fosse questo temibile "numero 26"!
A un chilometro e mezzo dall'arrivo, passando davanti all'**Obelisco di Axum** (un segno del destino storico straordinario: appena venticinque anni prima l'Italia fascista aveva invaso l'Etiopia portando a Roma proprio quell'obelisco, ed ora un giovane soldato etiope a piedi nudi stava conquistando Roma con la sola forza pacifica dello sport!), Bikila capì che il rivale era proprio l'uomo al suo fianco, cambiò marcia a piedi scalzi sui sampietrini e staccò il marocchino di 25 secondi, tagliando il traguardo sotto l'Arco di Costantino in **2 ore, 15 minuti, 16 secondi e 2 decimi**: **nuovo Record del Mondo assoluto**, diventando il **primo atleta dell'Africa nera sub-sahariana a vincere una medaglia d'oro olimpica nella storia dell'umanità**! E per dimostrare a chi diceva che aveva vinto per caso che era un campione immortale, quattro anni dopo alle **Olimpiadi di Tokyo 1964** (appena **quaranta giorni dopo essere stato operato d'urgenza di appendicite**!), Abebe Bikila corse questa volta con le scarpe e i calzini, stravinse per la seconda volta consecutiva l'oro olimpico nella maratona migliorando di altri tre minuti il suo stesso record del mondo (2h 12'11") e, appena tagliato il traguardo, invece di crollare a terra sfinito si mise tranquillamente a fare **esercizi di ginnastica e stretching sul prato** davanti a 70.000 spettatori giapponesi in delirio!


