Nel Medioevo e nel Rinascimento il pigmento "Blu oltremare" era più costoso dell'oro puro: veniva ricavato macinando i lapislazzuli provenienti dalle miniere dell'Afghanistan ed era riservato al manto della Vergine Maria.
Approfondimento
Oggi possiamo acquistare qualsiasi tubetto di colore in pochi istanti, ma per secoli il colore blu intenso è stato il tesoro più raro, desiderato e costoso dell'intera storia dell'arte.
Il viaggio "oltre il mare":
Nell'Europa medievale e rinascimentale il blu più puro e luminoso era il "Blu oltremare naturale", così chiamato perché la pietra preziosa da cui si estraeva — il lapislazzuli — doveva essere importata "al di là del mare" (attraverso i mercanti di Venezia) dall'unica miniera allora conosciuta al mondo, situata nelle remote montagne del Badakhshan, nell'attuale Afghanistan, a oltre 6.000 chilometri di distanza! Come descritto da Cennino Cennini nel suo celebre "Libro dell'Arte" del Quattrocento, per separare il minerale blu puro (la lazurite) dalle impurità grigie della roccia occorrevano settimane di laboriosi impasti manuali con cera d'api, resine di pino, oli e liscivia.
Più prezioso dell'oro:
Il pigmento finale costava più del suo peso in oro: i committenti lo pesavano al grammo e lo consegavano personalmente sotto chiave ai pittori per dipingere esclusivamente gli elementi più sacri, come il manto della Vergine Maria o la volta celeste (come nella Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova o nel Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina). Solo nel 1826 il chimico francese Jean-Baptiste Guimet riuscì a sintetizzare in laboratorio l'oltremare artificiale, rendendo finalmente questo splendido colore accessibile a tutti gli artisti.
Il viaggio "oltre il mare":
Nell'Europa medievale e rinascimentale il blu più puro e luminoso era il "Blu oltremare naturale", così chiamato perché la pietra preziosa da cui si estraeva — il lapislazzuli — doveva essere importata "al di là del mare" (attraverso i mercanti di Venezia) dall'unica miniera allora conosciuta al mondo, situata nelle remote montagne del Badakhshan, nell'attuale Afghanistan, a oltre 6.000 chilometri di distanza! Come descritto da Cennino Cennini nel suo celebre "Libro dell'Arte" del Quattrocento, per separare il minerale blu puro (la lazurite) dalle impurità grigie della roccia occorrevano settimane di laboriosi impasti manuali con cera d'api, resine di pino, oli e liscivia.
Più prezioso dell'oro:
Il pigmento finale costava più del suo peso in oro: i committenti lo pesavano al grammo e lo consegavano personalmente sotto chiave ai pittori per dipingere esclusivamente gli elementi più sacri, come il manto della Vergine Maria o la volta celeste (come nella Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova o nel Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina). Solo nel 1826 il chimico francese Jean-Baptiste Guimet riuscì a sintetizzare in laboratorio l'oltremare artificiale, rendendo finalmente questo splendido colore accessibile a tutti gli artisti.


