Il segreto nascosto nella "Cena in Emmaus" di Caravaggio e l'incredibile ritrovamento di "Giuditta e Oloferne" o del "Suonatore di Liuto": perché Michelangelo Merisi da Caravaggio non fece mai nemmeno un disegno preparatorio a matita su carta in tutta la sua vita, ma incideva direttamente la tela fresca col manico appuntito del pennello al buio?
Approfondimento
Durante il Rinascimento i grandi maestri italiani come Leonardo da Vinci, Raffaello e Michelangelo Buonarroti seguivano una regola accademica sacra: prima di toccare la tela o il muro con il pennello intinto nel colore, passavano settimane o mesi a realizzare decine di disegni preparatori su carta a carboncino, sanguigna e inchiostro, studiando ogni mano, ogni piega del mantello e riportando poi il contorno definitivo sulla superficie col metodo dello "spolvero" dei cartoni forati.
Quando alla fine del Cinquecento arrivò a Roma il giovane e irrequieto pittore lombardo **Michelangelo Merisi da Caravaggio** (1571-1610), spazzò via in un colpo solo due secoli di tradizione accademica: in tutti i musei e gli archivi del mondo **non esiste nemmeno un singolo disegno su carta realizzato da Caravaggio**, perché Caravaggio **non disegnava mai su carta prima di dipingere**!
Ma come faceva allora a mettere in posa sulla tela composizioni drammatiche e complesse con cinque o dieci personaggi a grandezza naturale illuminati da un fascio di luce tagliente senza avere uno schizzo di riferimento sotto gli occhi? Le moderne analisi diagnostiche a **riflettografia infrarossa, raggi X e luce radente** eseguite dai restauratori sui suoi capolavori (dalla Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi a Roma fino alle opere della Galleria Borghese e degli Uffizi) hanno svelato i segreti del suo rivoluzionario "teatro di posa" dal vivo.
Caravaggio affittava stanze buie (in un'occasione a Roma arrivò persino a bucare il soffitto della stanza che aveva preso in affitto dalla padrona di casa Prudenzia Bruni — che infatti lo denunciò in tribunale per i danni al tetto! — per far piovere dall'alto un unico raggio di luce reale sui modelli!), metteva in posa in carne e ossa davanti a sé la gente comune del popolo romano (osti, zingare, ragazzi di strada, prostitute che posavano come sante e Madonne) usando specchi e lanterne per concentrare il contrasto violento tra luce e tenebra. Poi stendeva sulla tela un fondo scuro bruno-rossastro ancora fresco e morbido (*imprimitura*) e, invece di usare una matita o un carboncino (che sul fondo scuro non si sarebbero visti!), **girava il pennello al contrario e con la punta dura di legno del manico incideva direttamente dei solchi nella vernice fresca**!
Quei solchi incisi a mano libera (visibilissimi ancora oggi illuminando le tele di Caravaggio con una torcia di traverso, a "luce radente") erano i suoi "appunti di regia": segnava con un graffio dove cadevano l'orecchio, il gomito, il tallone o l'angolo del tavolo del modello in posa, così quando il giorno seguente il modello tornava in studio Caravaggio poteva rimetterlo nella posizione esatta al millimetro! A volte abbozzava poi le zone di luce con rapidi tratti di biacca (bianco di piombo) che conteneva polvere di vetro veneziano tritato per riflettere il bagliore, dipingendo direttamente "alla prima" sul modello vivo con una velocità e una verità che cambiarono per sempre la storia della pittura occidentale.
Quando alla fine del Cinquecento arrivò a Roma il giovane e irrequieto pittore lombardo **Michelangelo Merisi da Caravaggio** (1571-1610), spazzò via in un colpo solo due secoli di tradizione accademica: in tutti i musei e gli archivi del mondo **non esiste nemmeno un singolo disegno su carta realizzato da Caravaggio**, perché Caravaggio **non disegnava mai su carta prima di dipingere**!
Ma come faceva allora a mettere in posa sulla tela composizioni drammatiche e complesse con cinque o dieci personaggi a grandezza naturale illuminati da un fascio di luce tagliente senza avere uno schizzo di riferimento sotto gli occhi? Le moderne analisi diagnostiche a **riflettografia infrarossa, raggi X e luce radente** eseguite dai restauratori sui suoi capolavori (dalla Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi a Roma fino alle opere della Galleria Borghese e degli Uffizi) hanno svelato i segreti del suo rivoluzionario "teatro di posa" dal vivo.
Caravaggio affittava stanze buie (in un'occasione a Roma arrivò persino a bucare il soffitto della stanza che aveva preso in affitto dalla padrona di casa Prudenzia Bruni — che infatti lo denunciò in tribunale per i danni al tetto! — per far piovere dall'alto un unico raggio di luce reale sui modelli!), metteva in posa in carne e ossa davanti a sé la gente comune del popolo romano (osti, zingare, ragazzi di strada, prostitute che posavano come sante e Madonne) usando specchi e lanterne per concentrare il contrasto violento tra luce e tenebra. Poi stendeva sulla tela un fondo scuro bruno-rossastro ancora fresco e morbido (*imprimitura*) e, invece di usare una matita o un carboncino (che sul fondo scuro non si sarebbero visti!), **girava il pennello al contrario e con la punta dura di legno del manico incideva direttamente dei solchi nella vernice fresca**!
Quei solchi incisi a mano libera (visibilissimi ancora oggi illuminando le tele di Caravaggio con una torcia di traverso, a "luce radente") erano i suoi "appunti di regia": segnava con un graffio dove cadevano l'orecchio, il gomito, il tallone o l'angolo del tavolo del modello in posa, così quando il giorno seguente il modello tornava in studio Caravaggio poteva rimetterlo nella posizione esatta al millimetro! A volte abbozzava poi le zone di luce con rapidi tratti di biacca (bianco di piombo) che conteneva polvere di vetro veneziano tritato per riflettere il bagliore, dipingendo direttamente "alla prima" sul modello vivo con una velocità e una verità che cambiarono per sempre la storia della pittura occidentale.


