Il "Kintsugi" è l'antica arte giapponese di riparare le ceramiche rotte utilizzando lacca naturale mescolata a polvere d'oro puro: invece di nascondere le crepe, le trasforma nella parte più preziosa dell'oggetto!
Approfondimento
Nella cultura occidentale, quando una tazza o una ciotola di ceramica cade e va in frantumi, cerchiamo di incollarla con colle trasparenti per nascondere il danno, oppure la buttiamo via. In Giappone, fin dalla fine del XV secolo, esiste invece una straordinaria arte tradizionale chiamata "Kintsugi" (letteralmente "congiungere con l'oro", nota anche come "Kintsukuroi", "riparare con l'oro").
La nascita della tradizione:
Secondo le cronache storiche, il Kintsugi nacque intorno al 1480 quando lo shogun Ashikaga Yoshimasa inviò in Cina la sua tazza da tè preferita ("chawan"), che si era incrinata, per farla riparare. Quando la tazza gli fu restituita tenuta insieme da antiestetiche graffette di metallo, lo shogun rimase deluso e chiese ai maestri artigiani giapponesi di trovare una soluzione esteticamente degna dell'oggetto. Gli artigiani saldarono i frammenti con la pregiata lacca naturale "urushi" e spolverarono le linee di frattura con polvere d'oro a 24 carati (o d'argento).
Una potente metafora di vita:
Legato alla filosofia zen del "Wabi-sabi" (l'accettazione della bellezza nell'imperfezione e nello scorrere del tempo), il Kintsugi insegna che un oggetto rotto e riparato con cura non perde valore, ma diventa ancora più bello, irripetibile e prezioso di prima perché porta scritta su di sé la propria storia. Per questo il Kintsugi è diventato in tutto il mondo il simbolo universale della resilienza psicologica: anche le nostre ferite e cicatrici non vanno vergognosamente nascoste, ma valorizzate come testimonianza della nostra forza.
La nascita della tradizione:
Secondo le cronache storiche, il Kintsugi nacque intorno al 1480 quando lo shogun Ashikaga Yoshimasa inviò in Cina la sua tazza da tè preferita ("chawan"), che si era incrinata, per farla riparare. Quando la tazza gli fu restituita tenuta insieme da antiestetiche graffette di metallo, lo shogun rimase deluso e chiese ai maestri artigiani giapponesi di trovare una soluzione esteticamente degna dell'oggetto. Gli artigiani saldarono i frammenti con la pregiata lacca naturale "urushi" e spolverarono le linee di frattura con polvere d'oro a 24 carati (o d'argento).
Una potente metafora di vita:
Legato alla filosofia zen del "Wabi-sabi" (l'accettazione della bellezza nell'imperfezione e nello scorrere del tempo), il Kintsugi insegna che un oggetto rotto e riparato con cura non perde valore, ma diventa ancora più bello, irripetibile e prezioso di prima perché porta scritta su di sé la propria storia. Per questo il Kintsugi è diventato in tutto il mondo il simbolo universale della resilienza psicologica: anche le nostre ferite e cicatrici non vanno vergognosamente nascoste, ma valorizzate come testimonianza della nostra forza.


