Il mistero del quadro di "Bansky" o del "Ritratto di un gentiluomo" e l'incredibile caso di "Pierre Brassau" (1964): quando un giornalista svedese per mettere alla prova i critici d'arte d'avanguardia fece dipingere quattro tele a "Peter", uno scimpanzé di quattro anni dello zoo di Göteborg, e i critici ai saloni d'arte ne elogiarono "la potenza e la delicatezza degna di un ballerino"!
Approfondimento
Nel febbraio del **1964** alla prestigiosa *Gallerie Christinae* di Göteborg, in Svezia, si inaugurò una mostra collettiva di pittura informale ed espressionismo astratto con artisti provenienti da tutta Europa. Ad attirare subito l'attenzione dei collezionisti e dei più autorevoli critici d'arte svedesi furono quattro tele dai colori decisi e dalle pennellate vigorose firmate da un misterioso e sconosciuto pittore d'avanguardia francese di nome **"Pierre Brassau"**.
Il critico d'arte del quotidiano *Göteborgs-Posten*, Rolf Anderberg, rimase talmente folgorato davanti ai quattro quadri di Pierre Brassau da dedicargli sul giornale una recensione entusiasta: «Pierre Brassau dipinge con pennellate potenti, ma anche con una chiara determinazione. Le sue pennellate si contorcono con una meticolosa furia. Pierre è un artista che esegue la sua opera con la delicatezza di un ballerino di danza classica». Un noto collezionista d'arte locale acquistò immediatamente una delle tele per 90 dollari dell'epoca (circa 900 dollari odierni).
Pochi giorni dopo, il giornalista ventiquattrenne del tabloid svedese *Göteborgs-Tidningen*, **Åke "Dacke" Axelsson**, convocò la stampa e svelò la clamorosa beffa che aveva architettato con l'aiuto di un diciassettenne guardiano dello **Zoo di Borås**: il raffinato pittore francese "Pierre Brassau" non esisteva affatto, ma era **"Peter", un simpatico scimpanzé maschio di quattro anni** ospite dello zoo svedese!
Per verificare se i critici d'arte moderna sapessero davvero distinguere tra l'opera meditata di un artista umano e delle macchie di colore casuali, Axelsson aveva consegnato al giovane scimpanzé dei pannelli di masonite, pennelli e barattoli di colori a olio non tossici. All'inizio Peter si era mangiato con gusto metà dei tubetti di colore blu cobalto (perché gli piaceva il profumo dell'olio di lino!) e aveva spalmato il resto con le dita e col pennello dopo essere stato convinto con un casco di banane. Axelsson aveva scelto le quattro tavole più equilibrate, le aveva fatte incorniciare e le aveva iscritte alla mostra sotto il falso nome francese di Pierre Brassau.
La cosa più spassosa accadde dopo la rivelazione: quando i colleghi chiesero al critico Rolf Anderberg cosa pensasse ora che sapeva che "il ballerino dalla meticolosa furia" era in realtà una scimmia di quattro anni, il critico rifiutò orgogliosamente di rimangiarsi il giudizio e dichiarò serio: «Confermo tutto: i quadri di Peter lo scimpanzé restano comunque di gran lunga le opere migliori di tutta la mostra!».
Il critico d'arte del quotidiano *Göteborgs-Posten*, Rolf Anderberg, rimase talmente folgorato davanti ai quattro quadri di Pierre Brassau da dedicargli sul giornale una recensione entusiasta: «Pierre Brassau dipinge con pennellate potenti, ma anche con una chiara determinazione. Le sue pennellate si contorcono con una meticolosa furia. Pierre è un artista che esegue la sua opera con la delicatezza di un ballerino di danza classica». Un noto collezionista d'arte locale acquistò immediatamente una delle tele per 90 dollari dell'epoca (circa 900 dollari odierni).
Pochi giorni dopo, il giornalista ventiquattrenne del tabloid svedese *Göteborgs-Tidningen*, **Åke "Dacke" Axelsson**, convocò la stampa e svelò la clamorosa beffa che aveva architettato con l'aiuto di un diciassettenne guardiano dello **Zoo di Borås**: il raffinato pittore francese "Pierre Brassau" non esisteva affatto, ma era **"Peter", un simpatico scimpanzé maschio di quattro anni** ospite dello zoo svedese!
Per verificare se i critici d'arte moderna sapessero davvero distinguere tra l'opera meditata di un artista umano e delle macchie di colore casuali, Axelsson aveva consegnato al giovane scimpanzé dei pannelli di masonite, pennelli e barattoli di colori a olio non tossici. All'inizio Peter si era mangiato con gusto metà dei tubetti di colore blu cobalto (perché gli piaceva il profumo dell'olio di lino!) e aveva spalmato il resto con le dita e col pennello dopo essere stato convinto con un casco di banane. Axelsson aveva scelto le quattro tavole più equilibrate, le aveva fatte incorniciare e le aveva iscritte alla mostra sotto il falso nome francese di Pierre Brassau.
La cosa più spassosa accadde dopo la rivelazione: quando i colleghi chiesero al critico Rolf Anderberg cosa pensasse ora che sapeva che "il ballerino dalla meticolosa furia" era in realtà una scimmia di quattro anni, il critico rifiutò orgogliosamente di rimangiarsi il giudizio e dichiarò serio: «Confermo tutto: i quadri di Peter lo scimpanzé restano comunque di gran lunga le opere migliori di tutta la mostra!».


