Il vero motivo per cui i tasti delle nostre tastiere di computer e smartphone non sono in ordine alfabetico ("ABCDEF...") ma seguono la strana disposizione "QWERTY": fu inventata nel 1873 dal tipografo Christopher Sholes non per farci scrivere più velocemente, ma per separare le lettere più usate affinché i martelletti di ferro delle vecchie macchine da scrivere non si incastrassero tra loro!
Approfondimento
Chiunque guardi per la prima volta in vita sua la tastiera di un computer portatile o lo schermo touch del proprio smartphone si fa inevitabilmente la stessa domanda: perché le ventisei lettere dell'alfabeto sono state mescolate in quella sequenza apparentemente senza alcun senso logico che in alto a sinistra comincia con **Q - W - E - R - T - Y**, invece di seguire il comodissimo ordine alfabetico **A - B - C - D - E - F** che conosciamo fin dalla prima elementare?
Per capirlo bisogna tornare indietro di oltre centocinquant'anni a Milwaukee, nel Wisconsin (USA), nel laboratorio dell'editore, tipografo e inventore **Christopher Latham Sholes** (che insieme a Carlos Glidden e Samuel Soule brevettò nel **1868** la prima macchina da scrivere commerciale di successo, poi prodotta nel 1873 dalla fabbrica d'armi e macchine da cucire **E. Remington and Sons**).
Nel primissimo prototipo costruito da Sholes, i tasti erano effettivamente disposti su due file in **perfetto ordine alfabetico da A a Z**, montati su una tastiera simile a quella di un pianoforte. Ma appena gli operatori iniziarono a battere velocemente i testi in lingua inglese su quel primo modello, emerse un disastroso difetto meccanico: nelle vecchie macchine da scrivere i martelletti metallici con le lettere erano disposti in cerchio dentro un "cestello" sotto il rullo della carta e battevano dal basso verso l'alto ("a scrittura cieca", tanto che chi scriveva non vedeva nemmeno il foglio finché non alzava il carrello!). Se il dattilografo premeva in rapida successione due tasti che si trovavano **vicini tra loro nel cestello** (come le coppie di lettere frequentissime in inglese *ST*, *TH*, *SH*, *ER* o *IN*), il secondo martelletto scattava su prima che il primo fosse ricaduto giù per gravità, e **le due aste di ferro si scontravano a mezz'aria incastrandosi tra loro** e costringendo l'operatore a fermarsi continuamente per sbloccarle con le dita sporcandosi di inchiostro!
Con l'aiuto del cognato matematico ed educatore Amos Densmore, Sholes studiò statisticamente quali fossero le coppie di lettere (*digrammi*) più frequenti e prese una decisione geniale: **allontanò fisicamente sulla tastiera e nel cestello le lettere che vengono scritte più spesso una dopo l'altra**, distribuendole in modo che quando una mano batte una lettera a sinistra, l'altra mano batta la lettera successiva dal lato opposto a destra!
Nacque così nel **1873-1878** il layout **QWERTY** (curiosamente tutti i caratteri necessari per scrivere in inglese la parola commerciale ***TYPEWRITER***, "macchina da scrivere", furono messi sulla sola prima riga in alto affinché i venditori porta a porta della Remington potessero battere velocemente quella parola davanti ai clienti usando un dito solo per fare bella figura!). E sebbene oggi sugli schermi di vetro dei nostri smartphone e sui computer elettronici non ci sia più alcun martelletto di ferro che possa incastrarsi, l'abitudine muscolare di miliardi di dita umane in tutto il pianeta ha reso il QWERTY dell'Ottocento uno standard immortale.
Per capirlo bisogna tornare indietro di oltre centocinquant'anni a Milwaukee, nel Wisconsin (USA), nel laboratorio dell'editore, tipografo e inventore **Christopher Latham Sholes** (che insieme a Carlos Glidden e Samuel Soule brevettò nel **1868** la prima macchina da scrivere commerciale di successo, poi prodotta nel 1873 dalla fabbrica d'armi e macchine da cucire **E. Remington and Sons**).
Nel primissimo prototipo costruito da Sholes, i tasti erano effettivamente disposti su due file in **perfetto ordine alfabetico da A a Z**, montati su una tastiera simile a quella di un pianoforte. Ma appena gli operatori iniziarono a battere velocemente i testi in lingua inglese su quel primo modello, emerse un disastroso difetto meccanico: nelle vecchie macchine da scrivere i martelletti metallici con le lettere erano disposti in cerchio dentro un "cestello" sotto il rullo della carta e battevano dal basso verso l'alto ("a scrittura cieca", tanto che chi scriveva non vedeva nemmeno il foglio finché non alzava il carrello!). Se il dattilografo premeva in rapida successione due tasti che si trovavano **vicini tra loro nel cestello** (come le coppie di lettere frequentissime in inglese *ST*, *TH*, *SH*, *ER* o *IN*), il secondo martelletto scattava su prima che il primo fosse ricaduto giù per gravità, e **le due aste di ferro si scontravano a mezz'aria incastrandosi tra loro** e costringendo l'operatore a fermarsi continuamente per sbloccarle con le dita sporcandosi di inchiostro!
Con l'aiuto del cognato matematico ed educatore Amos Densmore, Sholes studiò statisticamente quali fossero le coppie di lettere (*digrammi*) più frequenti e prese una decisione geniale: **allontanò fisicamente sulla tastiera e nel cestello le lettere che vengono scritte più spesso una dopo l'altra**, distribuendole in modo che quando una mano batte una lettera a sinistra, l'altra mano batta la lettera successiva dal lato opposto a destra!
Nacque così nel **1873-1878** il layout **QWERTY** (curiosamente tutti i caratteri necessari per scrivere in inglese la parola commerciale ***TYPEWRITER***, "macchina da scrivere", furono messi sulla sola prima riga in alto affinché i venditori porta a porta della Remington potessero battere velocemente quella parola davanti ai clienti usando un dito solo per fare bella figura!). E sebbene oggi sugli schermi di vetro dei nostri smartphone e sui computer elettronici non ci sia più alcun martelletto di ferro che possa incastrarsi, l'abitudine muscolare di miliardi di dita umane in tutto il pianeta ha reso il QWERTY dell'Ottocento uno standard immortale.


