L'incredibile record mondiale di salto in lungo di "Bob Beamon" alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968 ("Il salto nel XXI secolo"): quando l'atleta americano decollò nell'aria rarefatta a 2.240 metri di quota atterrando a 8,90 metri (55 centimetri oltre il record del mondo!), un balzo così lungo che il carrello ottico elettronico dei giudici finì i binari e dovettero cercare un vecchio metro a nastro d'acciaio!
Approfondimento
Nella storia dell'atletica leggera i record mondiali del salto in lungo venivano migliorati in media di uno, due o al massimo tre centimetri per volta nel corso di decenni. Dal 1935 (quando il leggendario Jesse Owens era stato il primo uomo a superare gli otto metri atterrando a 8,13 m) fino all'ottobre del **1968**, in trentatré anni e tredici record del mondo successivi il limite umano era avanzato complessivamente di soli 22 centimetri, arrivando a **8,35 metri** (detenuto a pari merito dall'americano Ralph Boston e dal sovietico Igor Ter-Ovanesjan).

Il pomeriggio del **18 ottobre 1968** allo Stadio Olimpico Universitario di **Città del Messico** (situato a **2.240 metri di altitudine**, dove l'aria più sottile oppone meno resistenza aerodinamica alla corsa), si disputava la finale olimpica del salto in lungo. Il favorito statunitense, il ventiduenne newyorkese **Bob Beamon**, il giorno prima nelle qualificazioni aveva rischiato clamorosamente di essere eliminato: aveva fatto due salti nulli nei primi due tentativi su tre, ed era entrato in finale all'ultimo salto solo perché il collega e amico Ralph Boston gli aveva messo un fazzoletto bianco qualche centimetro prima dell'asse di battuta consigliandogli di staccare largo per sicurezza.

Alle ore 15:46, proprio mentre all'orizzonte si preparava un temporale e il vento soffiava alle spalle esattamente al limite massimo consentito dal regolamento (**2,0 metri al secondo**), Bob Beamon partì per il suo primo salto di finale. Percorse i 42 metri della pedana in 19 falcate velocissime, centrò con la punta della scarpa l'asse di battuta al millimetro senza lasciare nemmeno mezzo centimetro e decollò in aria così in alto (raggiungendo con il bacino l'altezza record di oltre 1,80 metri sopra la sabbia!) che i fotografi a bordo pedana dissero di aver avuto l'impressione che stesse correndo sui gradini invisibili del cielo.

Quando Beamon toccò la sabbia in fondo alla buca, rimbalzò addirittura fuori nel prato. I giudici azionarono il modernissimo **visore ottico elettronico su rotaia** installato per misurare i salti, fecero scorrere il carrello col mirino fino alla fine del binario... e si accorsero sbigottiti che **il binario dello strumento finiva a 8,70 metri e il segno nella sabbia di Beamon era ancora più avanti**! L'atleta aveva letteralmente "rotto" il misuratore olimpico perché nessuno al mondo aveva mai pensato che un essere umano potesse saltare oltre la lunghezza della rotaia!

Per venti interminabili minuti i giudici dovettero correre nei magazzini a cercare una vecchia **rotella metrica a nastro d'acciaio** per misurare il salto a mano. Quando sul tabellone luminoso comparve la cifra **8,90 metri** — un miglioramento mostruoso di **55 centimetri in un solo salto**, saltando direttamente sopra la barriera non solo degli 8,50 ma anche degli 8,60, 8,70 e 8,80 metri! — Beamon, che era abituato alle misure americane in piedi e pollici, non capì subito quanto fosse finché Ralph Boston non gli tradusse «Bob, hai saltato **29 piedi e 2 pollici e mezzo**, due piedi in più del record del mondo!». A quelle parole Beamon fu colto da una crisi emotiva di *cataplessia*, gli cedettero le ginocchia e crollò a terra in lacrime sulla pista, mentre il campione olimpico in carica, il britannico Lynn Davies, gli disse: «Tu hai distrutto questa gara». Quel record soprannominato *"il salto nel ventunesimo secolo"* resistette imbattuto per ben **23 anni** (fino all'8,95 m di Mike Powell a Tokyo nel 1991) e ancora oggi, a distanza di quasi sessant'anni, l'8,90 di Beamon resta il **record olimpico imbattuto** e il secondo salto più lungo nella storia dell'umanità.
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