La curiosa storia del "Brindisi" ("Cin cin" e "Fare un brindisi"): perché prima di bere tocchiamo i bicchieri guardandoci negli occhi? Nel Medioevo e nel Rinascimento si sbattevano con forza i boccali affinché il vino schizzasse da un bicchiere all'altro per dimostrare all'ospite che la sua coppa non era stata avvelenata, mentre "Cin cin" deriva dal mandarino cinese ma in Giappone significa tutt'altro!
Approfondimento
Ogni volta che ci sediamo a tavola per una festa e alziamo i calici per fare un brindisi dicendo «Cin cin!» o «Alla salute!», compiamo una serie di gesti antichi la cui origine storica e linguistica riserva sorprese inaspettate.
Partiamo dal gesto fisico di **far toccare i bicchieri** tra i commensali guardandosi negli occhi prima di bere. Oltre all'idea poetica antica di coinvolgere nella degustazione del vino anche il quinto senso mancante — la vista guarda il colore, l'olfatto sente il bouquet, il gusto assapora, la mano tocca il calice e il "tintinnio" del cristallo aggiunge l'udito — nella tradizione delle corti medievali e rinascimentali (dove l'uso dell'arsenico e della cicuta per eliminare i rivali a tavola era all'ordine del giorno) il gesto aveva una funzione pratica di pura sopravvivenza: gli ospiti riempivano fino all'orlo i pesanti boccali di peltro o di legno e li sbattevano con forza l'uno contro l'altro in modo che **una parte del vino del proprio boccale schizzasse dentro quello del vicino e viceversa**! Se chi ti aveva versato da bere guardava poi dritto nei tuoi occhi e beveva per primo senza esitare il vino mescolato, avevi la certezza che nel tuo calice non c'era il veleno.
E da dove viene la parola italiana **"Brindisi"**? Non ha nulla a che vedere con la splendida città portuale pugliese di Brindisi! Deriva invece dall'espressione dei soldati mercenari tedeschi (i *Lanzichenecchi*) che nel Cinquecento in Italia e in Spagna alzavano il boccale dicendo al compagno: ***«Ich bring dir's!»*** (*"Io lo porto a te, brindo a te"*), che gli spagnoli e gli italiani storpiarono a orecchio in *"brindis"* e *"brindisi"*!
Ancora più curioso è il destino dell'esclamazione **"Cin cin"** (usata in Italia e in Francia come *Tchin-tchin*): non è una semplice onomatopea del tintinnio dei bicchieri di vetro, ma fu portata in Europa nell'Ottocento dai marinai e dai mercanti che commerciavano nel porto cinese di Canton, dove i cinesi si salutavano cordialmente a tavola inchinandosi e dicendo ***«qǐng, qǐng»*** (*"prego, prego"*). Ma attenzione se andate in vacanza in **Giappone**: quando brindate a Tokyo con i vostri amici giapponesi dite sempre ***«Kanpai!»*** (che significa "bicchiere asciutto") e **non pronunciate mai ad alta voce «Cin cin!»** al ristorante, perché nella lingua giapponese colloquiale la parola identica *"chinchin"* è il termine infantile e gergale con cui si indica l'organo genitale maschile, provocando l'imbarazzo o le risate irrefrenabili di tutta la sala!
Partiamo dal gesto fisico di **far toccare i bicchieri** tra i commensali guardandosi negli occhi prima di bere. Oltre all'idea poetica antica di coinvolgere nella degustazione del vino anche il quinto senso mancante — la vista guarda il colore, l'olfatto sente il bouquet, il gusto assapora, la mano tocca il calice e il "tintinnio" del cristallo aggiunge l'udito — nella tradizione delle corti medievali e rinascimentali (dove l'uso dell'arsenico e della cicuta per eliminare i rivali a tavola era all'ordine del giorno) il gesto aveva una funzione pratica di pura sopravvivenza: gli ospiti riempivano fino all'orlo i pesanti boccali di peltro o di legno e li sbattevano con forza l'uno contro l'altro in modo che **una parte del vino del proprio boccale schizzasse dentro quello del vicino e viceversa**! Se chi ti aveva versato da bere guardava poi dritto nei tuoi occhi e beveva per primo senza esitare il vino mescolato, avevi la certezza che nel tuo calice non c'era il veleno.
E da dove viene la parola italiana **"Brindisi"**? Non ha nulla a che vedere con la splendida città portuale pugliese di Brindisi! Deriva invece dall'espressione dei soldati mercenari tedeschi (i *Lanzichenecchi*) che nel Cinquecento in Italia e in Spagna alzavano il boccale dicendo al compagno: ***«Ich bring dir's!»*** (*"Io lo porto a te, brindo a te"*), che gli spagnoli e gli italiani storpiarono a orecchio in *"brindis"* e *"brindisi"*!
Ancora più curioso è il destino dell'esclamazione **"Cin cin"** (usata in Italia e in Francia come *Tchin-tchin*): non è una semplice onomatopea del tintinnio dei bicchieri di vetro, ma fu portata in Europa nell'Ottocento dai marinai e dai mercanti che commerciavano nel porto cinese di Canton, dove i cinesi si salutavano cordialmente a tavola inchinandosi e dicendo ***«qǐng, qǐng»*** (*"prego, prego"*). Ma attenzione se andate in vacanza in **Giappone**: quando brindate a Tokyo con i vostri amici giapponesi dite sempre ***«Kanpai!»*** (che significa "bicchiere asciutto") e **non pronunciate mai ad alta voce «Cin cin!»** al ristorante, perché nella lingua giapponese colloquiale la parola identica *"chinchin"* è il termine infantile e gergale con cui si indica l'organo genitale maschile, provocando l'imbarazzo o le risate irrefrenabili di tutta la sala!


