La leggendaria impresa di "Alfonsina Strada" al Giro d'Italia del 1924: in un'epoca in cui alle donne non era quasi permesso fare sport, la ciclista emiliana si iscrisse tra gli uomini al Giro più duro della storia (con tappe di 400 chilometri sul fango!) e quando le si spezzò il manubrio in discesa lo riparò legandovi dentro il manico di legno di una scopa per arrivare al traguardo!
Approfondimento
Nel maggio del **1924** il dodicesimo **Giro d'Italia** rischiava di non partire nemmeno: le grandi case ciclistiche e i campioni più famosi dell'epoca (come Costante Girardengo, Giovanni Brunero e Ottavio Bottecchia) avevano proclamato uno sciopero rifiutandosi di partecipare per una disputa economica sugli ingaggi. Il direttore della *Gazzetta dello Sport*, Emilio Colombo, prese allora una decisione rivoluzionaria: aprì le iscrizioni del Giro d'Italia agli "isolati", ovvero ai corridori individuali senza squadra e senza meccanici al seguito, promettendo a tutti vitto, alloggio e rimborsi.

Scorrendo l'elenco dei novanta iscritti al via da Milano il 10 maggio 1924, i giudici lessero al numero 72 il nome di *"Strada Alfonsin"*. Pensarono a un refuso tipografico per "Alfonsino", ma quando i corridori si schierarono sulla linea di partenza con le maglie di lana e i tubolari incrociati sulle spalle, il pubblico si accorse con stupore che il numero 72 era una donna di trentatré anni con i capelli tagliati a caschetto: si chiamava **Alfonsina Morini** (coniugata **Strada**, 1891-1959), nata in una poverissima famiglia di braccianti di Castelfranco Emilia che viveva in dieci persone in due stanze.

Fin da bambina Alfonsina aveva sfidato i pregiudizi del paese scappando in sella alla vecchia bicicletta scassata del padre (che per farla smettere le aveva promesso in regalo una bicicletta solo se avesse imparato a badare alle galline, promessa che dovette mantenere!), e quando nel 1915 sposò il cesellatore milanese Luigi Strada, suo marito come regalo di nozze non le comprò un anello ma una fiammante bicicletta da corsa nuova di zecca diventando il suo primo tifoso e allenatore.

Il Giro d'Italia del 1924 era una corsa disumana di **3.613 chilometri** divisi in sole 12 tappe su strade interamente sterrate, piene di pietre e fango, in sella a biciclette d'acciaio pesantissime da 15-20 chili con un solo rapporto fisso (per cambiare marcia in salita bisognava scendere, smontare la ruota posteriore e girarla dall'altro lato!). Alfonsina tenne il passo dei colleghi maschi in tappe mostruose come la Genova-Firenze di 307 km, la Firenze-Roma e la Roma-Napoli. Nell'ottava tappa da L'Aquila a Perugia, sotto un diluvio apocalittico nel fango abruzzese che costrinse decine di uomini a ritirarsi salendo sui camion, in una caduta in discesa ad Alfonsina **si spezzò a metà il manubrio d'acciaio della bicicletta**. Sola sotto la pioggia in mezzo alla campagna, Alfonsina bussò a un casolare contadino, si fece dare una vecchia **scopa di saggina**, ne segò il manico di legno e lo infilò a forza dentro i due monconi del tubo del manubrio rotto legandolo col filo di ferro, pedalando così fino a tarda notte a Perugia!

Poiché era arrivata qualche minuto fuori dal tempo massimo (su una giuria incerta), la direzione del Giro la escluse dalla classifica ufficiale ma Colombo, vedendo che in tutte le piazze d'Italia decine di migliaia di persone e di donne aspettavano al traguardo solo lei gridando «Viva Alfonsina!», le pagò di tasca propria tutte le spese affinché portasse a termine tutte le tappe: quando il 1° giugno 1924 entrò nell'Arena Civica di Milano, su 90 uomini partiti ne arrivarono al traguardo soltanto **30, e insieme a loro c'era Alfonsina Strada**, l'unica donna nella storia ad aver corso e completato il Giro d'Italia maschile.
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