La storia dimenticata di "Vasilij Archipov", l'uomo che il 27 ottobre 1962 salvò da solo l'intera umanità dall'olocausto nucleare: chiuso a 50 metri sott'acqua in un sottomarino sovietico a Cuba senza aria condizionata a 50 gradi mentre gli americani sganciavano bombe di profondità, gli altri due ufficiali ordinarono di lanciare il siluro nucleare... ma serviva il sì di tutti e tre, e Archipov disse "NO"!
Approfondimento
Lo storico americano Arthur Schlesinger Jr., consigliere personale del Presidente John Fitzgerald Kennedy, definì il **sabato 27 ottobre 1962** (il "Sabato Nero" della Crisi dei Missili di Cuba) «non solo il momento più pericoloso della Guerra Fredda, ma il momento più pericoloso di tutta la storia dell'umanità». Quella mattina un missile sovietico aveva appena abbattuto un aereo spia americano U-2 sopra Cuba uccidendo il pilota, e a Washington i generali chiedevano a Kennedy di invadere l'isola. Ma nessuno alla Casa Bianca né al Cremlino sapeva cosa stava accadendo in quel preciso istante sott'acqua nel Mar dei Sargassi, a bordo del sottomarino sovietico a propulsione diesel-elettrica **B-59**.
Partito un mese prima dal circolo polare artico per una missione segreta a Cuba, il sottomarino B-59 (progettato per i mari gelidi del Nord e privo di un impianto di climatizzazione per i tropici!) era stato individuato in superficie dalla portaerei statunitense *USS Randolph* e da undici cacciatorpediniere americani. Per sfuggire, il sottomarino si era immerso in profondità: da diversi giorni non poteva più emergere per ricaricare le batterie né per usare lo snorkel d'aria, e aveva perso ogni contatto radio con Mosca.
Le condizioni per i 78 marinai chiusi nello scafo d'acciaio erano diventate un inferno dantesco: le batterie erano quasi a zero con le luci d'emergenza fioche, l'anidride carbonica faceva svenire gli uomini ai posti di manovra, l'acqua potabile era razionata a mezzo bicchiere al giorno e la temperatura nei locali motore toccava i **50-60 gradi Celsius** con il 90 per cento di umidità. Per costringere il sottomarino a venire a galla e identificarsi, le navi americane iniziarono a sganciare in acqua delle piccole bombe di profondità da segnalazione: ma dentro lo scafo metallico del B-59 quelle esplosioni rimbombarono come vere cariche di profondità da guerra, scuotendo violentemente il sottomarino!
Gli americani ignoravano un dettaglio terrificante: nella camera di lancio di prua il sottomarino B-59 armava un **siluro speciale T-5 dotato di una vera testata nucleare tattica da 10 kilotoni** (quasi la stessa potenza della bomba atomica che aveva raso al suolo Hiroshima!). Sconvolto dal calore, dalla mancanza di ossigeno e dalle esplosioni intorno allo scafo, il comandante del sottomarino **Valerij Savickij** si convinse che in superficie fosse già scoppiata la Terza Guerra Mondiale tra Stati Uniti e Unione Sovietica e urlò disperato: «Ora li facciamo saltare in aria! Moriremo anche noi, ma non disonoreremo la nostra flotta e li affonderemo tutti: armate il siluro nucleare!».
Sui normali sottomarini sovietici per lanciare il siluro atomico bastava il consenso di due soli uomini: il Comandante e l'Ufficiale Politico di bordo. E quella mattina l'ufficiale politico del B-59, Ivan Maslennikov, **diede il suo consenso dicendo di sì al lancio nucleare**! Se quel siluro fosse partito polverizzando la portaerei americana e migliaia di marinai USA, la rappresaglia nucleare immediata su Mosca e sull'Europa avrebbe ucciso centinaia di milioni di persone. Ma per un puro caso del destino, proprio a bordo del B-59 viaggiava anche il trentaseienne capo di stato maggiore dell'intera flottiglia di quattro sottomarini, il capitano in seconda **Vasilij Aleksandrovič Archipov** (che un anno prima aveva già visto negli occhi gli effetti terribili delle radiazioni salvando il sottomarino nucleare K-19). Poiché era pari in grado al comandante, il regolamento imponeva che servisse anche il **suo terzo voto unanime**. Nel caos della sala comando, con un sangue freddo sovrumano, Vasilij Archipov si oppose da solo ai due colleghi, rifiutò di dare l'autorizzazione, calmò il comandante Savickij facendogli capire che gli americani stavano solo lanciando segnali di avvertimento e lo convinse a far emergere il sottomarino in superficie per ricaricare le batterie e tornare pacificamente in patria. La sua impresa è rimasta segreta negli archivi militari russi fino al 2002.
Partito un mese prima dal circolo polare artico per una missione segreta a Cuba, il sottomarino B-59 (progettato per i mari gelidi del Nord e privo di un impianto di climatizzazione per i tropici!) era stato individuato in superficie dalla portaerei statunitense *USS Randolph* e da undici cacciatorpediniere americani. Per sfuggire, il sottomarino si era immerso in profondità: da diversi giorni non poteva più emergere per ricaricare le batterie né per usare lo snorkel d'aria, e aveva perso ogni contatto radio con Mosca.
Le condizioni per i 78 marinai chiusi nello scafo d'acciaio erano diventate un inferno dantesco: le batterie erano quasi a zero con le luci d'emergenza fioche, l'anidride carbonica faceva svenire gli uomini ai posti di manovra, l'acqua potabile era razionata a mezzo bicchiere al giorno e la temperatura nei locali motore toccava i **50-60 gradi Celsius** con il 90 per cento di umidità. Per costringere il sottomarino a venire a galla e identificarsi, le navi americane iniziarono a sganciare in acqua delle piccole bombe di profondità da segnalazione: ma dentro lo scafo metallico del B-59 quelle esplosioni rimbombarono come vere cariche di profondità da guerra, scuotendo violentemente il sottomarino!
Gli americani ignoravano un dettaglio terrificante: nella camera di lancio di prua il sottomarino B-59 armava un **siluro speciale T-5 dotato di una vera testata nucleare tattica da 10 kilotoni** (quasi la stessa potenza della bomba atomica che aveva raso al suolo Hiroshima!). Sconvolto dal calore, dalla mancanza di ossigeno e dalle esplosioni intorno allo scafo, il comandante del sottomarino **Valerij Savickij** si convinse che in superficie fosse già scoppiata la Terza Guerra Mondiale tra Stati Uniti e Unione Sovietica e urlò disperato: «Ora li facciamo saltare in aria! Moriremo anche noi, ma non disonoreremo la nostra flotta e li affonderemo tutti: armate il siluro nucleare!».
Sui normali sottomarini sovietici per lanciare il siluro atomico bastava il consenso di due soli uomini: il Comandante e l'Ufficiale Politico di bordo. E quella mattina l'ufficiale politico del B-59, Ivan Maslennikov, **diede il suo consenso dicendo di sì al lancio nucleare**! Se quel siluro fosse partito polverizzando la portaerei americana e migliaia di marinai USA, la rappresaglia nucleare immediata su Mosca e sull'Europa avrebbe ucciso centinaia di milioni di persone. Ma per un puro caso del destino, proprio a bordo del B-59 viaggiava anche il trentaseienne capo di stato maggiore dell'intera flottiglia di quattro sottomarini, il capitano in seconda **Vasilij Aleksandrovič Archipov** (che un anno prima aveva già visto negli occhi gli effetti terribili delle radiazioni salvando il sottomarino nucleare K-19). Poiché era pari in grado al comandante, il regolamento imponeva che servisse anche il **suo terzo voto unanime**. Nel caos della sala comando, con un sangue freddo sovrumano, Vasilij Archipov si oppose da solo ai due colleghi, rifiutò di dare l'autorizzazione, calmò il comandante Savickij facendogli capire che gli americani stavano solo lanciando segnali di avvertimento e lo convinse a far emergere il sottomarino in superficie per ricaricare le batterie e tornare pacificamente in patria. La sua impresa è rimasta segreta negli archivi militari russi fino al 2002.


