La storia incredibile di "Kevlar" (1965): la fibra sintetica cinque volte più resistente dell'acciaio che ha salvato la vita a migliaia di poliziotti nei giubbotti antiproiettile fu scoperta dalla chimica americana di origini polacche Stephanie Kwolek, che convinse il tecnico a filare un liquido torbido e lattiginoso che tutti volevano buttare nel lavandino!
Approfondimento
Ogni volta che un giubbotto antiproiettile salva la vita a un agente di polizia, che un pompiere indossa i guanti ignifughi, che uno smartphone cade senza spaccarsi o che un rover della NASA atterra su Marte appeso ai cavi del paracadute supersonico, il merito è di una singola molecola scoperta nel **1965** da una piccola chimica americana di origini polacche alta meno di un metro e sessanta che da ragazza sognava di fare il medico: **Stephanie Louise Kwolek** (1923-2014).

Nel 1946, appena laureata in chimica, Stephanie aveva bisogno di mettere da parte i soldi per pagarsi la facoltà di medicina e fece un colloquio temporaneo presso i laboratori del colosso chimico **DuPont** a Buffalo (e poi a Wilmington, nel Delaware): il lavoro di ricerca sui polimeri la appassionò a tal punto che non andò mai più a medicina e rimase in quel laboratorio per quarant'anni.

Nel **1964**, prevedendo una futura crisi petrolifera e della benzina, la DuPont chiese al gruppo di ricerca della Kwolek di trovare una nuova fibra sintetica leggerissima ma rigida come l'acciaio per sostituire i pesanti fili metallici all'interno dei **pneumatici delle automobili**, in modo da rendere le gomme più leggere e far consumare meno carburante alle auto. Normalmente, quando i chimici scioglievano i polimeri per trasformarli in fili (come il nylon), ottenevano un liquido denso, viscoso e completamente **trasparente** simile allo sciroppo d'acero o al miele.

Un giorno del **1965**, lavorando con catene molecolari aromatiche (le *poliammidi*), Stephanie Kwolek ottenne nella provetta un risultato stranissimo che non si era mai visto prima: invece di uno sciroppo denso e trasparente, nella beuta c'era un **liquido lattiginoso, opaco, opalescente e fluido e sottile proprio come il latte scremato**! Secondo tutte le regole della chimica dell'epoca, un liquido torbido e acquoso del genere era un esperimento andato a male da **buttare via immediatamente nel lavandino**.

Ma Stephanie Kwolek non lo buttò: intuì che quell'aspetto lattiginoso significava che le lunghe molecole a bastoncino rigido si erano allineate spontaneamente tutte parallele tra loro nel liquido formando dei **"cristalli liquidi"**! Portò la provetta dall'addetto alla macchina filatrice (*spinneret*), Charles Smullen, chiedendogli di provare a filarla. Il tecnico all'inizio si rifiutò categoricamente dicendo che quel liquido sporco avrebbe intasato i minuscoli forellini di platino della macchina! Dopo giorni di insistenze di Stephanie, il tecnico cedette e fece passare il liquido nella filatrice: con stupore di entrambi, uscì un filo continuo giallo oro che non si spezzava mai!

Quando Stephanie Kwolek mandò quel filo al laboratorio prove meccaniche per misurarne la tenuta, pensò che lo strumento si fosse rotto e fece ripetere il test cinque volte prima di correre dal direttore: a parità di peso, quella nuova fibra — battezzata nel 1971 **"KEVLAR"** — era **cinque volte più resistente dell'acciaio**, non bruciava, non arrugginiva e assorbiva l'energia cinetica di una pallottola di pistola deformandola in una frazione di secondo senza farla passare! Prima che Stephanie Kwolek morisse nel 2014 a novant'anni, il *DuPont Kevlar Survivors' Club* aveva già registrato per nome e cognome oltre **3.200 poliziotti e soldati** che erano tornati vivi a casa dai propri figli grazie alla stoffa gialla uscita da quel liquido che lei si era rifiutata di versare nello scarico.
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