La straordinaria storia dell'isola di "Tristan da Cunha", l'arcipelago abitato più isolato e irraggiungibile della Terra: 240 persone di soli nove cognomi (tra cui due di antichi marinai liguri di Camogli naufragati nell'Ottocento!) che vivono su un vulcano nel mezzo dell'Oceano Atlantico senza aeroporto e a sei giorni di nave dalla costa più vicina.
Approfondimento
Nel cuore dell'Oceano Atlantico meridionale, a 2.816 chilometri dal Sudafrica, a 3.360 chilometri dal Brasile e a 2.400 chilometri dalla terra abitata più vicina (Sant'Elena), spunta dalle onde in tempesta un imponente cono vulcanico alto duemila metri avvolto dalle nuvole: l'isola di Tristan da Cunha. È ufficialmente certificata dal Guinness dei Primati come l'insediamento umano permanente più remoto e isolato dell'intero pianeta Terra.
Sull'isola non esiste alcun aeroporto né alcuna pista d'atterraggio perché le pareti del vulcano scendono quasi verticali in mare lasciando una sola piccola striscia pianeggiante sul lato nord-occidentale, chiamata pomposamente dai residenti *"Edinburgh of the Seven Seas"* (Edimburgo dei Sette Mari). L'unico modo per arrivare o partire da Tristan da Cunha è affrontare sei o sette giorni di navigazione nell'oceano aperto dal porto di Città del Capo a bordo dei pochissimi pescherecci sudafricani per la pesca delle aragoste o della nave postale che fa scalo lì soltanto otto o nove volte in tutto l'anno (e se il mare è troppo grosso, la nave non può nemmeno attraccare nel minuscolo porticciolo di Calshot Harbour).
In questo minuscolo villaggio fuori dal mondo (territorio britannico d'oltremare scoperto dai portoghesi nel 1506 ma colonizzato stabilmente dal 1816 dal caporale scozzese William Glass) vivono oggi circa 240 persone in una società comunitaria unica: tutta la terra appartiene collettivamente alla comunità, ogni famiglia ha lo stesso numero di capi di bestiame e il proprio appezzamento per coltivare le patate, non esiste disoccupazione e le porte delle case non vengono mai chiuse a chiave.
Ma il dettaglio più sorprendente per un italiano è che tutta la popolazione dell'isola discende da soli quindici antenati originari e porta in tutto **soltanto nove cognomi**: Glass, Green, Hagan, Rogers, Swain, Patterson, Squibb e due cognomi inequivocabilmente italiani: **Lavarello** e **Repetto**! Da dove arrivano due cognomi liguri sull'isola più lontana del mondo? Il 3 ottobre 1892 il brigantino a vela italiano *"Italia"*, salpato dalla Scozia con un carico di carbone che aveva preso fuoco spontaneamente nella stiva, fece naufragio schiantandosi sugli scogli di Tristan da Cunha. Tutti i sedici marinai italiani furono salvati dagli isolani: mentre quattordici di loro mesi dopo salirono su una nave di passaggio per tornare a casa, due giovani marinai originari di **Camogli** (in provincia di Genova), **Gaetano Lavarello** e **Andrea Repetto**, si innamorarono di due ragazze dell'isola e decisero di non ripartire mai più. Ancora oggi l'ospedale locale dell'isola si chiama *Camogli Healthcare Centre*, e quando nel 1961 il vulcano dell'isola eruttò costringendo il governo britannico a evacuare tutti gli abitanti in Inghilterra per due anni, il 98 per cento dei tristaniani rifiutò le comodità della vita moderna londinese e votò per tornare subito a casa sul proprio scoglio in mezzo all'oceano.
Sull'isola non esiste alcun aeroporto né alcuna pista d'atterraggio perché le pareti del vulcano scendono quasi verticali in mare lasciando una sola piccola striscia pianeggiante sul lato nord-occidentale, chiamata pomposamente dai residenti *"Edinburgh of the Seven Seas"* (Edimburgo dei Sette Mari). L'unico modo per arrivare o partire da Tristan da Cunha è affrontare sei o sette giorni di navigazione nell'oceano aperto dal porto di Città del Capo a bordo dei pochissimi pescherecci sudafricani per la pesca delle aragoste o della nave postale che fa scalo lì soltanto otto o nove volte in tutto l'anno (e se il mare è troppo grosso, la nave non può nemmeno attraccare nel minuscolo porticciolo di Calshot Harbour).
In questo minuscolo villaggio fuori dal mondo (territorio britannico d'oltremare scoperto dai portoghesi nel 1506 ma colonizzato stabilmente dal 1816 dal caporale scozzese William Glass) vivono oggi circa 240 persone in una società comunitaria unica: tutta la terra appartiene collettivamente alla comunità, ogni famiglia ha lo stesso numero di capi di bestiame e il proprio appezzamento per coltivare le patate, non esiste disoccupazione e le porte delle case non vengono mai chiuse a chiave.
Ma il dettaglio più sorprendente per un italiano è che tutta la popolazione dell'isola discende da soli quindici antenati originari e porta in tutto **soltanto nove cognomi**: Glass, Green, Hagan, Rogers, Swain, Patterson, Squibb e due cognomi inequivocabilmente italiani: **Lavarello** e **Repetto**! Da dove arrivano due cognomi liguri sull'isola più lontana del mondo? Il 3 ottobre 1892 il brigantino a vela italiano *"Italia"*, salpato dalla Scozia con un carico di carbone che aveva preso fuoco spontaneamente nella stiva, fece naufragio schiantandosi sugli scogli di Tristan da Cunha. Tutti i sedici marinai italiani furono salvati dagli isolani: mentre quattordici di loro mesi dopo salirono su una nave di passaggio per tornare a casa, due giovani marinai originari di **Camogli** (in provincia di Genova), **Gaetano Lavarello** e **Andrea Repetto**, si innamorarono di due ragazze dell'isola e decisero di non ripartire mai più. Ancora oggi l'ospedale locale dell'isola si chiama *Camogli Healthcare Centre*, e quando nel 1961 il vulcano dell'isola eruttò costringendo il governo britannico a evacuare tutti gli abitanti in Inghilterra per due anni, il 98 per cento dei tristaniani rifiutò le comodità della vita moderna londinese e votò per tornare subito a casa sul proprio scoglio in mezzo all'oceano.


