La vera storia dell'applauso a teatro e della "Claque" professionale a Parigi e a Milano nell'Ottocento: i cantanti lirici e gli autori pagavano in anticipo un'agenzia di spettatori di mestiere con un tariffario segreto preciso per ogni battito di mani, risata, svenimento finto o grido di "Bis!"
Approfondimento
Oggi quando andiamo a teatro o a un concerto applaudiamo spontaneamente alla fine del brano se l'esecuzione ci è piaciuta. Nell'Ottocento e fino alla prima metà del Novecento, invece, nei più grandi teatri d'opera del mondo, dall'Opéra di Parigi al Teatro alla Scala di Milano fino al San Carlo di Napoli e alla Staatsoper di Vienna, il successo o il fiasco di uno spettacolo era governato da una potentissima e temuta corporazione professionale: la **"Claque"** (dal verbo francese *claquer*, "battere le mani").
Tutto nacque ufficialmente a Parigi nel **1820**, quando due imprenditori teatrali di nome Sauton e Porcher ebbero l'idea di aprire un vero e proprio ufficio commerciale chiamato *"Assurance des Succès Dramatiques"* ("Assicurazione per i Successi Drammatici"). I direttori dei teatri, i compositori e soprattutto i tenori e i soprani pagavano regolarmente una quota a quest'agenzia (o le consegnavano decine di biglietti gratuiti per ogni recita) affinché il capo della claque (chiamato *chef de claque*, un vero direttore d'orchestra del pubblico che assisteva persino alle prove generali con lo spartito in mano per segnare con la matita rossa i punti esatti in cui far scattare il boato!) distribuisse in platea e nel loggione da venti a cento "applauditori di professione".
All'interno della Claque ognuno aveva un ruolo teatrale altamente specializzato e un tariffario fisso che i cantanti pagavano in contanti prima di entrare in scena: c'erano i *commissaires*, che durante l'intervallo giravano nel foyer spiegando ad alta voce ai vicini quanto fosse sublime il protagonista; i *rieurs*, pagati per ridere a crepapelle alle battute delle commedie trascinando il resto della sala; i *pleureurs* (quasi sempre donne), che tiravano fuori il fazzoletto fingendo di scoppiare in singhiozzi commossi o di svenire durante le arie tragiche; i *chatouilleurs* ("solleticatori"), che tenevano alto l'umore tra un atto e l'altro, e infine i *bisseurs*, dotati di voci stentoree e mani callose, incaricati di urlare «Bravo! Bis!» saltando in piedi al termine della romanza.
Con il passare dei decenni la Claque si trasformò in un vero racket di estorsione: se un celebre tenore si rifiutava di pagare la "tassa" al capo della claque prima dello spettacolo, durante la sua nota più acuta in mezzo al silenzio del teatro partiva dal loggione un fischio, uno starnuto rumoroso o una risatina beffarda che gli rovinava la serata. Fu solo tra la fine dell'Ottocento e il Novecento che giganti della direzione d'orchestra come Gustav Mahler a Vienna e Arturo Toscanini alla Scala di Milano dichiararono guerra aperta ai *claqueurs* facendoli espellere dalle sale.
Tutto nacque ufficialmente a Parigi nel **1820**, quando due imprenditori teatrali di nome Sauton e Porcher ebbero l'idea di aprire un vero e proprio ufficio commerciale chiamato *"Assurance des Succès Dramatiques"* ("Assicurazione per i Successi Drammatici"). I direttori dei teatri, i compositori e soprattutto i tenori e i soprani pagavano regolarmente una quota a quest'agenzia (o le consegnavano decine di biglietti gratuiti per ogni recita) affinché il capo della claque (chiamato *chef de claque*, un vero direttore d'orchestra del pubblico che assisteva persino alle prove generali con lo spartito in mano per segnare con la matita rossa i punti esatti in cui far scattare il boato!) distribuisse in platea e nel loggione da venti a cento "applauditori di professione".
All'interno della Claque ognuno aveva un ruolo teatrale altamente specializzato e un tariffario fisso che i cantanti pagavano in contanti prima di entrare in scena: c'erano i *commissaires*, che durante l'intervallo giravano nel foyer spiegando ad alta voce ai vicini quanto fosse sublime il protagonista; i *rieurs*, pagati per ridere a crepapelle alle battute delle commedie trascinando il resto della sala; i *pleureurs* (quasi sempre donne), che tiravano fuori il fazzoletto fingendo di scoppiare in singhiozzi commossi o di svenire durante le arie tragiche; i *chatouilleurs* ("solleticatori"), che tenevano alto l'umore tra un atto e l'altro, e infine i *bisseurs*, dotati di voci stentoree e mani callose, incaricati di urlare «Bravo! Bis!» saltando in piedi al termine della romanza.
Con il passare dei decenni la Claque si trasformò in un vero racket di estorsione: se un celebre tenore si rifiutava di pagare la "tassa" al capo della claque prima dello spettacolo, durante la sua nota più acuta in mezzo al silenzio del teatro partiva dal loggione un fischio, uno starnuto rumoroso o una risatina beffarda che gli rovinava la serata. Fu solo tra la fine dell'Ottocento e il Novecento che giganti della direzione d'orchestra come Gustav Mahler a Vienna e Arturo Toscanini alla Scala di Milano dichiararono guerra aperta ai *claqueurs* facendoli espellere dalle sale.


