La vera storia dietro il mito di "Moby Dick": prima che Herman Melville scrivesse il suo capolavoro nel 1851, il 20 novembre 1820 nel Pacifico la baleniera "Essex" fu davvero speronata e affondata di proposito da un capodoglio furioso lungo 26 metri, e nei mari del Cile viveva un vero capodoglio bianco albino lungo 21 metri chiamato dai marinai "Mocha Dick" che portava nella schiena 20 arpioni spezzati!
Approfondimento
Quando nell'ottobre del **1851** lo scrittore americano **Herman Melville** (che a ventun anni si era imbarcato davvero come marinaio semplice sulla baleniera *Acushnet* per diciotto mesi nel Pacifico) pubblicò il romanzo **"Moby Dick, o la Balena"**, molti lettori di terraferma pensarono che l'idea di un gigantesco capodoglio bianco vendicativo capace di ragionare e di attaccare volontariamente una nave a vela per colarla a picco fosse una grandiosa invenzione letteraria. In realtà Melville aveva fuso insieme due straordinari fatti di cronaca marinara realmente accaduti nell'Oceano Pacifico nei decenni precedenti.
Il primo evento reale fu il naufragio della baleniera **"Essex"** di Nantucket, comandata dal ventinovenne capitano George Pollard Jr. La mattina del **20 novembre 1820**, mentre si trovava nel Pacifico meridionale a duemila miglia da qualsiasi terra emersa (proprio vicino al Punto Nemo!), l'equipaggio stava dando la caccia a un branco di capodogli sulle lance quando un gigantesco maschio solitario lungo circa **26 metri** e pesante 80 tonnellate emerse a prua della nave madre. Invece di fuggire, il capodoglio puntò dritto contro lo scafo di quercia di 238 tonnellate dell'Essex nuotando al doppio della velocità normale e **la speronò con la sua enorme testa piena di spermaceti** (che nei capodogli funziona proprio come un ariete idraulico naturale per combattere contro i maschi rivali!). Dopo il primo urto che fece cadere tutti i marinai sul ponte, il capodoglio passò sotto la chiglia, riemerse a centinaia di metri, prese la rincorsa sbattendo la coda sull'acqua e **caricò la nave una seconda volta**, sfondando completamente la prua e facendo affondare l'Essex in pochi minuti! I venti marinai rimasti su tre piccole scialuppe affrontarono una deriva di 90 giorni per oltre 4.500 chilometri che costò la vita a dodici di loro (e fu raccontata nel diario del primo ufficiale Owen Chase, che Melville lesse in mezzo all'oceano).
Il secondo protagonista reale viveva invece nelle acque del Cile meridionale, attorno all'isola di **Mocha**, ed era un autentico, colossale **capodoglio maschio completamente bianco (albino)** lungo oltre 21 metri che tutti i balenieri del mondo conoscevano e temevano con il nome di **"Mocha Dick"**! Documentato nel maggio del 1839 sulla rivista *The Knickerbocker* dall'esploratore Jeremiah N. Reynolds, Mocha Dick era diventato una leggenda vivente perché dal 1810 aveva affrontato e vinto **oltre cento battaglie** contro le baleniere americane, inglesi e francesi: invece di scappare quando veniva attaccato, si fingeva docile finché le scialuppe non gli arrivavano a tiro e poi con un solo colpo della sua immensa coda bianca spazzava via tre barche alla volta, portando conficcati nel grasso della schiena come trofei **oltre venti arpioni di ferro contorti** dei suoi inseguitori sconfiti.
Il primo evento reale fu il naufragio della baleniera **"Essex"** di Nantucket, comandata dal ventinovenne capitano George Pollard Jr. La mattina del **20 novembre 1820**, mentre si trovava nel Pacifico meridionale a duemila miglia da qualsiasi terra emersa (proprio vicino al Punto Nemo!), l'equipaggio stava dando la caccia a un branco di capodogli sulle lance quando un gigantesco maschio solitario lungo circa **26 metri** e pesante 80 tonnellate emerse a prua della nave madre. Invece di fuggire, il capodoglio puntò dritto contro lo scafo di quercia di 238 tonnellate dell'Essex nuotando al doppio della velocità normale e **la speronò con la sua enorme testa piena di spermaceti** (che nei capodogli funziona proprio come un ariete idraulico naturale per combattere contro i maschi rivali!). Dopo il primo urto che fece cadere tutti i marinai sul ponte, il capodoglio passò sotto la chiglia, riemerse a centinaia di metri, prese la rincorsa sbattendo la coda sull'acqua e **caricò la nave una seconda volta**, sfondando completamente la prua e facendo affondare l'Essex in pochi minuti! I venti marinai rimasti su tre piccole scialuppe affrontarono una deriva di 90 giorni per oltre 4.500 chilometri che costò la vita a dodici di loro (e fu raccontata nel diario del primo ufficiale Owen Chase, che Melville lesse in mezzo all'oceano).
Il secondo protagonista reale viveva invece nelle acque del Cile meridionale, attorno all'isola di **Mocha**, ed era un autentico, colossale **capodoglio maschio completamente bianco (albino)** lungo oltre 21 metri che tutti i balenieri del mondo conoscevano e temevano con il nome di **"Mocha Dick"**! Documentato nel maggio del 1839 sulla rivista *The Knickerbocker* dall'esploratore Jeremiah N. Reynolds, Mocha Dick era diventato una leggenda vivente perché dal 1810 aveva affrontato e vinto **oltre cento battaglie** contro le baleniere americane, inglesi e francesi: invece di scappare quando veniva attaccato, si fingeva docile finché le scialuppe non gli arrivavano a tiro e poi con un solo colpo della sua immensa coda bianca spazzava via tre barche alla volta, portando conficcati nel grasso della schiena come trofei **oltre venti arpioni di ferro contorti** dei suoi inseguitori sconfiti.


