Perché si dice "Essere al verde" quando finiscono i soldi e cosa c'entrano le candele delle aste pubbliche del Rinascimento a Firenze e a Venezia? Quando la candela bruciava fino al fondo colorato di verde con il verderame, il tempo per fare offerte era scaduto e non restava più nulla!
Approfondimento
Nella lingua italiana usiamo ogni giorno espressioni colorite come *"Sono rimasto al verde"* o *"Mi hanno lasciato al verde"* per dire che abbiamo il portafoglio completamente vuoto e non ci è rimasto più nemmeno un euro in tasca. Ma vi siete mai chiesti cosa c'entri il colore verde (che di solito è il colore della speranza, dei prati primaverili e persino dei dollari americani!) con la povertà e l'esaurimento del denaro?

Gli storici della lingua e dell'economia hanno rintracciato due origini storiche affascinanti, entrambe nate nelle città mercantili dell'Italia tra il tardo Medioevo, il Rinascimento e il Settecento.

La prima e più celebre spiegazione ci porta nelle sale delle **aste pubbliche** (gli incanti per gli appalti comunali, le gabelle o la vendita dei beni dei debitori falliti) della **Firenze e della Venezia rinascimentali**. All'epoca non esistevano i cronometri digitali e per garantire che un'asta pubblica avesse una durata trasparente, uguale per tutti e impossibile da truccare dal banditore, si usava il metodo dell'**"asta a lume di candela"** (citato già negli statuti fiorentini e veneziani): il notaio accendeva sul banco una candela di cera o di sego la cui base inferiore, per gli ultimi due centimetri in fondo vicino al candeliere, era stata **tinta di colore verde** (usando il *verderame* o terre verdi).

Finché la parte bianca della candela bruciava, i mercanti potevano rilanciare le proprie offerte; ma quando la cera si scioglieva e la fiammella **"arrivava al verde"** spegnendosi sul fondo colorato, il tempo era irrevocabilmente finito, le contrattazioni cessavano all'istante e chi aveva perso l'asta o subiva il pignoramento dei beni era letteralmente *"ridotto al verde"*!

A questa usanza si affiancò tra il Seicento e il Settecento una seconda abitudine legata al mondo delle **sale da gioco e dei banchi dei pegni**: da un lato la fodera interna di stoffa delle borse di cuoio e dei portamonete dell'epoca era tradizionalmente tinta di verde (un colore economico e resistente ottenuto con tinture vegetali e minerali di rame), per cui quando un giocatore sfortunato spendeva fino all'ultima moneta d'oro o d'argento e apriva il borsellino vuoto, **sul fondo non vedeva più il luccichio del metallo ma soltanto la stoffa verde della fodera**; dall'altro lato sui tavoli da gioco rivestiti di panno verde dei ridotti veneziani, chi aveva perso tutte le proprie fiches e monete restava con le mani appoggiate direttamente sul solo panno verde vuoto.
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