Lavoro, Diritti e Carriera

Licenziare una badante o una colf: preavviso, TFR, ferie e ultima paga

21 giugno 2026 18 min di lettura 1 visualizzazioni
Guida chiara su come chiudere un rapporto con colf o badante: preavviso, TFR, ferie residue, tredicesima, ultima paga, contributi finali e cessazione INPS.
La fine di un rapporto domestico è spesso più delicata dell’inizio. Una colf non viene più perché la famiglia cambia organizzazione. Una badante viene sostituita perché la persona assistita entra in struttura, peggiora, migliora, si trasferisce o viene a mancare. Una collaboratrice decide di dimettersi. Una famiglia deve chiudere un rapporto convivente senza trasformare la casa in un campo di tensione. In tutti questi casi non basta dire “da domani non venire più” o “non lavoro più”. Il lavoro domestico ha regole precise: preavviso, eventuale indennità sostitutiva, ferie residue, tredicesima maturata, TFR, ultima paga, contributi finali, comunicazione di cessazione all’INPS e prospetto paga finale. Chiudere bene non significa rendere freddo un rapporto umano. Significa non lasciare debiti, errori o documenti incompleti proprio nel momento in cui il rapporto finisce.

Licenziamento e dimissioni non sono la stessa cosa

Nel lavoro domestico il rapporto può finire per volontà del datore di lavoro o per volontà del lavoratore. Se è la famiglia a interrompere il rapporto, si parla di licenziamento. Se è la colf, la badante o il collaboratore domestico a lasciare il lavoro, si parla di dimissioni.

L’INPS spiega che il rapporto di lavoro domestico può cessare per libera volontà del lavoratore o del datore di lavoro; nel primo caso si parla di dimissioni, nel secondo di licenziamento, e per entrambi è necessario fornire regolare preavviso alla controparte. Fonte: INPS, Dimissioni, licenziamento e TFR dei lavoratori domestici.

Questa distinzione conta perché cambia chi deve dare il preavviso e chi può dover pagare l’indennità sostitutiva se il preavviso non viene rispettato.

La cessazione va comunicata all’INPS

Quando il rapporto domestico finisce, non basta consegnare una lettera o pagare l’ultima somma. La cessazione deve essere comunicata all’INPS.

L’INPS indica che la comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro domestico deve essere presentata entro 5 giorni dall’evento. La comunicazione ha efficacia anche verso servizi competenti, Ministero del Lavoro, INAIL e prefettura/ufficio territoriale del Governo. Fonte: INPS, Cessazione lavoratore domestico.

Il servizio può essere usato online tramite il portale INPS, tramite app INPS Mobile, Contact Center o intermediari abilitati. Fonte: INPS, procedura cessazione lavoro domestico.

Questo passaggio è essenziale anche quando il rapporto è di poche ore a settimana. La cessazione deve chiudere il rapporto sul piano reale e su quello amministrativo.

Il preavviso: la prima cosa da calcolare

Il preavviso è il periodo che deve intercorrere tra la comunicazione della cessazione e l’ultimo giorno di lavoro. Serve a evitare che una delle parti subisca una chiusura improvvisa senza tempo per organizzarsi.

Il CCNL Lavoro Domestico disciplina i termini di preavviso all’articolo 40. Per i rapporti non inferiori a 25 ore settimanali, il preavviso è di 15 giorni di calendario fino a 5 anni di anzianità presso lo stesso datore e di 30 giorni di calendario oltre i 5 anni. Fonte: Assindatcolf, CCNL Lavoro Domestico, art. 40.


PREAVVISO LICENZIAMENTO
Rapporti non inferiori a 25 ore settimanali

Fino a 5 anni di anzianità:
15 giorni di calendario

Oltre 5 anni di anzianità:
30 giorni di calendario


Per i rapporti inferiori a 25 ore settimanali, il preavviso è di 8 giorni di calendario fino a 2 anni di anzianità e di 15 giorni di calendario oltre i 2 anni. Fonte: Assindatcolf, CCNL Lavoro Domestico, art. 40.


PREAVVISO LICENZIAMENTO
Rapporti inferiori a 25 ore settimanali

Fino a 2 anni di anzianità:
8 giorni di calendario

Oltre 2 anni di anzianità:
15 giorni di calendario


Dimissioni della badante o della colf: preavviso dimezzato

Se è il lavoratore a dimettersi, il CCNL prevede che i termini di preavviso siano ridotti del 50%. Fonte: Assindatcolf, CCNL Lavoro Domestico, art. 40.


DIMISSIONI DEL LAVORATORE
Termini ridotti del 50%

Esempio:
preavviso licenziamento 15 giorni
preavviso dimissioni 7,5 giorni

Esempio:
preavviso licenziamento 30 giorni
preavviso dimissioni 15 giorni


Nel lavoro domestico è importante conservare una comunicazione scritta anche quando il rapporto è basato su fiducia. Se una badante o una colf si dimette, una comunicazione scritta evita discussioni sulla data e sul rispetto del preavviso.

Rapporti con alloggio: attenzione alla regola speciale

Il CCNL contiene una regola particolare per portieri privati, custodi di villa e altri dipendenti che usufruiscono con la famiglia di alloggio indipendente messo a disposizione dal datore. In questi casi il preavviso è di 30 giorni di calendario fino a un anno di anzianità e di 60 giorni di calendario per anzianità superiore. Alla scadenza del preavviso, l’alloggio deve essere rilasciato libero da persone e cose non appartenenti al datore. Fonte: Assindatcolf, CCNL Lavoro Domestico, art. 40.


ALLOGGIO INDIPENDENTE MESSO A DISPOSIZIONE
Regola speciale CCNL

Fino a 1 anno di anzianità:
30 giorni di calendario

Oltre 1 anno di anzianità:
60 giorni di calendario


Qui serve prudenza. Non ogni badante convivente rientra automaticamente in questa regola speciale. Bisogna verificare il tipo di convivenza, l’eventuale alloggio indipendente, la mansione e il caso concreto. Se ci sono dubbi, è meglio farsi assistere da un CAF, patronato, consulente del lavoro o associazione specializzata nel lavoro domestico.

Mancato preavviso: quando si paga l’indennità

Se il preavviso non viene rispettato, il CCNL prevede un’indennità pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso non concesso. Fonte: Assindatcolf, CCNL Lavoro Domestico, art. 40.

In pratica:


  • se la famiglia licenzia senza far lavorare il preavviso, deve pagare l’indennità sostitutiva;
  • se la lavoratrice si dimette senza lavorare il preavviso dovuto, la somma corrispondente può essere trattenuta dalle competenze finali;
  • se il preavviso viene lavorato regolarmente, non serve indennità sostitutiva;
  • se il preavviso viene lavorato solo in parte, si calcola la parte mancante.


L’INPS conferma che, in caso di mancato preavviso da parte del datore, è dovuta al lavoratore un’indennità pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso; in caso di dimissioni senza preavviso, al lavoratore viene trattenuto dalla liquidazione l’importo che gli sarebbe spettato in quel periodo. Fonte: INPS, preavviso e indennità nel lavoro domestico.

Il preavviso va lavorato, non coperto con ferie

Nel lavoro domestico le ferie non possono essere usate per coprire il preavviso come se fossero la stessa cosa. Il CCNL stabilisce che le ferie non possono essere godute durante il periodo di preavviso e di licenziamento, né durante malattia o infortunio. Fonte: Assindatcolf, CCNL Lavoro Domestico, art. 17.

Questo punto è importante. Se la famiglia dice “ti metto in ferie durante il preavviso”, o se la lavoratrice pensa di usare le ferie residue per non lavorare il preavviso, bisogna fermarsi e verificare. Le ferie residue vanno liquidate o gestite secondo le regole, ma non dovrebbero sostituire automaticamente il preavviso.

Licenziamento senza preavviso: solo nei casi gravi

Il CCNL prevede che possano dare luogo a licenziamento senza preavviso mancanze così gravi da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto. Fonte: Assindatcolf, CCNL Lavoro Domestico, art. 40.

Questa è una materia delicata. Non basta essere insoddisfatti, discutere, perdere fiducia in modo generico o avere un rapporto diventato difficile. Per parlare di licenziamento senza preavviso serve una situazione grave, documentabile e valutabile.

In caso di dubbio, è prudente non improvvisare accuse. La famiglia dovrebbe limitarsi ai fatti verificabili, conservare documenti e chiedere assistenza qualificata. Formulare contestazioni pesanti senza prove può creare problemi seri.

TFR: spetta anche nel lavoro domestico

Quando il rapporto finisce, il lavoratore domestico ha diritto al TFR. L’INPS precisa che, quando cessa il rapporto di lavoro, per licenziamento o dimissioni, il lavoratore domestico ha sempre diritto alla liquidazione, anche se il lavoro è precario, saltuario e di poche ore a settimana; ciò vale anche in caso di risoluzione durante il periodo di prova, se superiore ai 15 giorni. Fonte: INPS, TFR lavoratori domestici.

Il CCNL Lavoro Domestico disciplina il trattamento di fine rapporto all’articolo 41. Il TFR si calcola sulle retribuzioni percepite nell’anno, comprese le mensilità aggiuntive e, per chi ne usufruisce, il valore convenzionale di vitto e alloggio. Fonte: DOMINA, CCNL Lavoro Domestico.

Il TFR non è un favore finale. È una quota maturata nel tempo. Anche se il rapporto era a ore, anche se durava da poco, anche se era domestico, va conteggiato.

Ferie residue: cosa succede alla fine

Il CCNL prevede 26 giorni lavorativi di ferie per ogni anno di servizio presso lo stesso datore, indipendentemente dalla durata e dalla distribuzione dell’orario. Ai fini del computo, la settimana lavorativa è considerata di sei giorni, dal lunedì al sabato. Fonte: Assindatcolf, CCNL Lavoro Domestico, art. 17.

In caso di licenziamento o dimissioni, se il lavoratore non ha maturato un anno intero o se ci sono ferie residue, spettano tanti dodicesimi del periodo di ferie quanti sono i mesi di effettivo servizio prestato. Fonte: Assindatcolf, CCNL Lavoro Domestico, art. 17.

Per i lavoratori pagati a ore, il CCNL specifica che la retribuzione delle ferie è ragguagliata a 1/6 dell’orario settimanale per ogni giorno di ferie goduto. Fonte: Assindatcolf, ferie lavoratori a ore.

La chiusura del rapporto deve quindi controllare:


  • ferie maturate;
  • ferie già godute;
  • ferie residue;
  • valore economico delle ferie da liquidare;
  • eventuale compenso sostitutivo di vitto e alloggio se dovuto.


Tredicesima maturata

La tredicesima spetta anche nel lavoro domestico. Se il rapporto dura tutto l’anno, viene normalmente corrisposta in occasione del Natale e comunque entro dicembre. Se il rapporto finisce prima, va conteggiata la quota maturata fino alla cessazione.

Nel lavoro domestico la tredicesima è pari alla retribuzione globale di fatto. Se il rapporto dura meno di un anno, spettano tanti dodicesimi quanti sono i mesi del rapporto. Fonte: DOMINA, CCNL Lavoro Domestico, art. 39.

Per questo l’ultima paga deve contenere anche la quota di tredicesima maturata e non ancora pagata. Non importa se la persona lavorava poche ore a settimana. La tredicesima matura in proporzione.

Ultima paga: cosa deve contenere

Quando si chiude un rapporto con colf o badante, l’ultima paga può contenere molte voci.


  • retribuzione dell’ultimo periodo lavorato;
  • eventuale indennità sostitutiva del preavviso;
  • eventuale trattenuta per mancato preavviso in caso di dimissioni;
  • ferie maturate e non godute;
  • tredicesima maturata;
  • TFR;
  • eventuali ore aggiuntive o straordinarie;
  • eventuali festività;
  • eventuale vitto e alloggio da valorizzare se previsto;
  • trattenute contributive a carico del lavoratore;
  • eventuali rimborsi o somme da regolare.


Il CCNL prevede che, insieme al pagamento della retribuzione, il datore di lavoro predisponga un prospetto paga in duplice copia: una per il lavoratore, firmata dal datore, e una per il datore, firmata dal lavoratore. Fonte: DOMINA, CCNL Lavoro Domestico, art. 34.

Alla fine del rapporto questo documento diventa ancora più importante. Serve a separare le voci e a evitare che tutto venga ridotto a una cifra unica.

Contributi finali

I contributi INPS del lavoro domestico vengono normalmente versati ogni trimestre. L’INPS indica le scadenze ordinarie: dal 1° al 10 aprile per il primo trimestre, dal 1° al 10 luglio per il secondo, dal 1° al 10 ottobre per il terzo, dal 1° al 10 gennaio per il quarto. Fonte: INPS, pagamento dei contributi al lavoratore domestico.

L’INPS invia avvisi di pagamento pagoPA con importo, codice avviso, scadenza e istruzioni. Il datore può generare, modificare e pagare gli avvisi attraverso il Portale dei Pagamenti; in caso di variazioni, ad esempio dell’orario, è possibile rideterminare l’importo. Fonte: INPS, avvisi pagoPA lavoro domestico.

Quando il rapporto finisce, bisogna verificare anche le ore dell’ultimo periodo e i contributi dovuti fino alla data di cessazione. Non basta pagare l’ultimo stipendio.

Badante convivente: la chiusura è più delicata

Quando il rapporto riguarda una badante convivente, la cessazione non è solo economica. C’è anche un tema pratico di abitazione, effetti personali, passaggio di consegne e assistenza della persona fragile.

La famiglia deve organizzare:


  • data di fine rapporto;
  • preavviso;
  • eventuale sostituzione;
  • consegna delle chiavi;
  • restituzione di eventuali documenti o strumenti;
  • ritiro degli effetti personali;
  • saldo di ultima paga, TFR, ferie e tredicesima;
  • comunicazione INPS;
  • contributi finali;
  • eventuale dichiarazione scritta di licenziamento se richiesta.


Il CCNL prevede che, nel caso in cui il rapporto sia cessato mediante licenziamento, il datore di lavoro, su richiesta scritta del lavoratore, debba fornire una dichiarazione scritta che attesti l’avvenuto licenziamento. Fonte: Assindatcolf, CCNL Lavoro Domestico, art. 40.

Questo documento può essere importante per il lavoratore. Meglio predisporlo in modo sobrio, senza giudizi inutili.

Se muore la persona assistita

Nel lavoro domestico può accadere che il rapporto finisca perché viene meno la persona assistita o perché cambia radicalmente il bisogno familiare. Il caso va gestito con particolare attenzione umana, ma anche con chiarezza documentale.

Il CCNL prevede che, in caso di morte del datore di lavoro, il rapporto possa essere risolto con il rispetto dei termini di preavviso indicati nell’articolo 40. Fonte: Assindatcolf, CCNL Lavoro Domestico, art. 40.

In situazioni familiari complesse, specialmente se datore di lavoro e persona assistita non coincidono o se ci sono eredi e familiari coabitanti, conviene farsi assistere per chiudere correttamente rapporto, preavviso, TFR, contributi e comunicazione INPS.

Esempio: colf a ore sotto 25 ore settimanali

Una colf lavora 10 ore a settimana da meno di due anni. La famiglia decide di interrompere il rapporto.


Rapporto:
inferiore a 25 ore settimanali

Anzianità:
meno di 2 anni

Preavviso licenziamento:
8 giorni di calendario

Da liquidare:
ultima paga
ferie residue
tredicesima maturata
TFR
eventuali ore aggiuntive
contributi finali


Se la famiglia non vuole far lavorare il preavviso, dovrà riconoscere l’indennità sostitutiva corrispondente.

Esempio: badante convivente full-time

Una badante convivente lavora 54 ore settimanali da tre anni. La famiglia decide di chiudere il rapporto perché la persona assistita entra stabilmente in struttura.


Rapporto:
non inferiore a 25 ore settimanali

Anzianità:
meno di 5 anni

Preavviso licenziamento:
15 giorni di calendario

Da organizzare:
comunicazione scritta
preavviso
passaggio di consegne
restituzione chiavi
effetti personali
ultima paga
ferie residue
tredicesima maturata
TFR
comunicazione INPS entro 5 giorni
contributi finali


Questo esempio non sostituisce un calcolo reale. Serve a mostrare il metodo.

Esempio: dimissioni senza preavviso

Una collaboratrice domestica si dimette e smette subito di lavorare, senza rispettare il preavviso dovuto. In questo caso il datore può trattenere dalle competenze finali l’importo corrispondente al preavviso non lavorato, secondo quanto previsto da INPS e CCNL. Fonti: INPS, dimissioni e preavviso; Assindatcolf, CCNL art. 40.

Anche in questo caso bisogna fare attenzione: la trattenuta deve essere calcolata e documentata, non decisa a caso.

Cosa non scrivere nella lettera di licenziamento

La lettera di licenziamento dovrebbe essere chiara, sobria e documentabile. Non serve trasformarla in uno sfogo.

Meglio evitare:


  • accuse non dimostrate;
  • giudizi personali;
  • frasi offensive;
  • allusioni;
  • contestazioni generiche;
  • dettagli familiari non necessari;
  • motivazioni troppo emotive;
  • riferimenti a dati sanitari non indispensabili.


Nel lavoro domestico le relazioni sono spesso personali. Proprio per questo, quando si scrive, bisogna essere più prudenti. La lettera deve comunicare la cessazione, la data, il preavviso e la gestione delle competenze finali. Non deve diventare un documento rischioso.

Esempio di comunicazione sobria


Con la presente comunico la cessazione del rapporto di lavoro domestico in essere, nel rispetto dei termini di preavviso previsti dal CCNL lavoro domestico applicato. L’ultimo giorno di lavoro sarà il [data]. Saranno predisposte le competenze finali maturate, comprensive di retribuzione, ferie residue, tredicesima maturata, TFR ed eventuali ulteriori somme dovute, con relativo prospetto paga finale.


Questa formula è volutamente neutra. Non entra in accuse. Non forza motivazioni. Lascia spazio alla gestione corretta del rapporto.

Documenti da conservare

Alla fine del rapporto, la famiglia dovrebbe conservare:


  • lettera di assunzione;
  • eventuali variazioni del rapporto;
  • lettera di licenziamento o dimissioni;
  • ricevuta della comunicazione di cessazione INPS;
  • prospetto paga finale;
  • ricevute dei pagamenti;
  • ricevute dei contributi INPS;
  • conteggio TFR;
  • conteggio ferie residue;
  • conteggio tredicesima;
  • eventuale dichiarazione di licenziamento richiesta dal lavoratore;
  • eventuali accordi scritti su preavviso o uscita.


Anche la lavoratrice o il lavoratore dovrebbe conservare copia degli stessi documenti. La chiusura ordinata protegge entrambe le parti.

Errori frequenti delle famiglie


  • Dire verbalmente “non venire più” senza lettera.
  • Non rispettare il preavviso.
  • Dimenticare la comunicazione di cessazione all’INPS.
  • Non pagare TFR, ferie residue o tredicesima maturata.
  • Confondere ultima paga e liquidazione.
  • Non consegnare il prospetto finale.
  • Usare ferie residue al posto del preavviso.
  • Non versare i contributi dell’ultimo periodo.
  • Non considerare la situazione abitativa della badante convivente.
  • Scrivere accuse non necessarie nella lettera.


Errori frequenti di colf e badanti


  • Dimettersi solo a voce.
  • Andarsene senza rispettare il preavviso.
  • Non chiedere il prospetto finale.
  • Non controllare ferie, tredicesima e TFR.
  • Non conservare le comunicazioni.
  • Non verificare la cessazione INPS.
  • Confondere netto ricevuto e competenze maturate.
  • Non chiedere ricevuta dei pagamenti.
  • Non chiedere una dichiarazione scritta di licenziamento quando serve.


Formula utile per chiedere il conteggio finale


Chiedo cortesemente il prospetto finale del rapporto di lavoro domestico, con indicazione separata di ultima retribuzione, eventuale preavviso o indennità sostitutiva, ferie residue, tredicesima maturata, TFR, eventuali ore aggiuntive, trattenute contributive e contributi dovuti fino alla data di cessazione.


Questa formula aiuta a riportare la chiusura sui numeri. Non accusa. Chiede trasparenza.

Il collegamento con gli altri articoli della serie

Per leggere la guida generale su colf, badanti, livelli e paghe 2026:

Badanti e collaboratrici domestiche: livelli, paghe 2026 e contratto spiegati senza confusione

Per capire la badante convivente:

Badante convivente: orari, riposi, paga, vitto e alloggio spiegati senza equivoci

Per capire assistenza notturna e presenza notturna:

Assistenza notturna o presenza notturna: la differenza che cambia la paga della badante

Per capire la colf e collaboratrice domestica a ore:

Colf e collaboratrice domestica a ore: paga, contributi e contratto senza errori

Per capire i contributi:

Contributi INPS colf e badanti: quanto si paga davvero nel lavoro domestico

Approfondimento critico

Chiudere un rapporto domestico non è mai solo una formalità. A differenza di molti lavori, qui il luogo del rapporto è una casa. Ci sono chiavi, stanze, abitudini, fragilità, persone anziane, bambini, oggetti personali, fiducia. Proprio per questo la fine può essere scomoda. Si tende a rimandare, a parlare a voce, a non scrivere, a sistemare tutto “tra noi”.

Ma il lavoro domestico resta lavoro anche quando è entrato nella vita privata. Una badante può essere diventata una presenza importante, ma non smette di essere una lavoratrice. Una colf può essere conosciuta da anni, ma non smette di maturare ferie, TFR e tredicesima. Una famiglia può essere in difficoltà, ma non per questo può chiudere senza documenti.

Il rispetto, in questo campo, non è solo nei toni. È nei conteggi corretti. È nel preavviso. È nella comunicazione INPS. È nel prospetto finale. È nel non lasciare la persona nel dubbio su ciò che le spetta. È anche nel non scrivere accuse inutili quando basta chiudere il rapporto con sobrietà.


La fine di un rapporto domestico misura la serietà con cui quel rapporto è stato considerato. Se era lavoro, va chiuso come lavoro.


Nota trasparente sui link affiliati

Alcuni collegamenti seguenti sono link affiliati Amazon. Questo significa che Scopri24.it potrebbe ricevere una piccola commissione sugli acquisti idonei, senza costi aggiuntivi per chi acquista. Non sono raccomandazioni professionali, legali, fiscali, sanitarie o sindacali. Sono riferimenti collegati all’organizzazione dei documenti e della gestione domestica.



Fonti principali consultate



La sostanza

Licenziare una badante o una colf non significa semplicemente interrompere una presenza in casa. Significa chiudere un rapporto di lavoro. Servono preavviso, conteggi, comunicazione INPS, contributi finali, TFR, ferie, tredicesima e prospetto paga.

La famiglia deve sapere cosa deve pagare. La lavoratrice o il lavoratore deve sapere cosa gli spetta. Entrambi devono poter ricostruire la chiusura senza affidarsi alla memoria o alla tensione del momento.

Il lavoro domestico entra nella parte più privata della vita. Ma quando finisce, deve lasciare documenti chiari. Perché la fiducia può accompagnare un rapporto, ma non può sostituire ciò che quel rapporto ha maturato.
Commenti

Accedi per commentare

Leggi anche