L'incredibile storia della "Stele di Rosetta": scolpita in Egitto nel 196 a.C. in tre scritture diverse, fu ritrovata nel 1799 dai soldati di Napoleone e permise a Champollion di svelare il mistero dei geroglifici dopo 1.400 anni!
Approfondimento
Introduzione:
Per oltre 1.400 anni — da quando alla fine del IV secolo d.C. fu incisa l'ultima iscrizione nel tempio di File e i templi pagani d'Egitto vennero chiusi — nessuno al mondo fu più in grado di leggere un solo geroglifico egizio. I monumenti dei Faraoni erano ricoperti di milioni di simboli di uccelli, occhi, serpenti e scarabei, ma il loro significato era andato completamente perduto, finché una lastra di pietra nera non restituì la voce a una civiltà millenaria: la Stele di Rosetta.

Il ritrovamento durante la spedizione di Napoleone (1799):
Il 15 luglio 1799, durante la Campagna d'Egitto di Napoleone Bonaparte, i soldati francesi guidati dal giovane ufficiale del genio Pierre-François Bouchard stavano scavando le trincee per rinforzare il Forte Julien vicino alla cittadina portuale di Rashid (chiamata dagli europei "Rosetta"), nel delta del Nilo. Murata dentro una vecchia parete emerse una pesante lastra di granodiorite grigio-nera (alta 112 cm, larga 75 cm e pesante 760 chili). Bouchard e gli scienziati al seguito di Napoleone capirono subito di trovarsi davanti a un tesoro inestimabile: la pietra riportava lo stesso identico testo (un decreto emesso a Menfi nel 196 a.C. dai sacerdoti egizi in onore del giovane faraone Tolomeo V Epifane) inciso in tre diverse scritture!

Le tre scritture e il colpo di genio di Champollion:
1. Il codice trilingue: La parte superiore della stele era scritta in Geroglifico (la scrittura sacra monumentale dei sacerdoti), la parte centrale in Demotico (la scrittura corsiva usata quotidianamente dal popolo egiziano) e la parte inferiore in Greco antico (la lingua amministrativa della dinastia tolemaica, che gli studiosi europei conoscevano benissimo!).
2. La sfida tra Thomas Young e Champollion: Dopo la sconfitta francese del 1801 la pietra passò agli inglesi (ed è esposta al British Museum di Londra dal 1802), ma i francesi ne avevano tratto calchi e copie litografiche. Mentre il fisico inglese Thomas Young intuì che gli anelli ovali ("cartigli") contenevano i nomi propri reali in forma fonetica (come "Ptolemaios"), la svolta decisiva arrivò il 14 settembre 1822 grazie al giovane genio linguistico francese Jean-François Champollion.
3. "Je tiens mon affaire!": Confrontando i cartigli di Tolomeo e Cleopatra con quelli del faraone egizio "Ramses" e "Thutmose" e aiutandosi con la lingua copta (l'ultima erede dell'antico egiziano), Champollion scoprì che i geroglifici non erano solo simboli ideografici, ma un sistema misto insieme fonetico (alfabetico/sillabico) e figurativo! Si narra che corse nell'ufficio di suo fratello gridando "Je tiens mon affaire!" ("Ho trovato la soluzione!") prima di svenire per l'emozione.
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