L'incredibile caso delle "Due Medaglie divise a metà col seghetto" alle Olimpiadi di Berlino del 1936: i due astisti giapponesi Shuhei Nishida e Sueo Oe finirono a pari merito al secondo posto ma si rifiutarono di gareggiare l'uno contro l'altro nello spareggio per amicizia, e tornati a Tokyo andarono da un gioielliere a far tagliare a metà la medaglia d'argento e quella di bronzo saldandole insieme!
Approfondimento
Alle Olimpiadi di Tokyo 2020 il mondo intero si è commosso vedendo l'italiano Gianmarco Tamberi e il qatariota Mutaz Essa Barshim abbracciarsi sulla pedana del salto in alto e chiedere al giudice di condividere entrambi la medaglia d'oro a pari merito senza fare lo spareggio. Ma ottantacinque anni prima, il **5 agosto 1936** ai Giochi Olimpici di Berlino, nella vicina pedana del **salto con l'asta** (all'epoca effettuato ancora con pesanti aste rigide di bambù e atterrando in una semplice buca di sabbia senza materassi di gommapiuma!), due grandi amici giapponesi compirono un gesto di fratellanza sportiva ancora più estremo che diede vita alle due medaglie olimpiche più uniche della storia.

La gara olimpica di salto con l'asta del 1936 era iniziata la mattina ed era andata avanti per **oltre cinque ore consecutive** fino alle nove di sera, nel gelo e sotto i riflettori accesi dello Stadio Olimpico di Berlino. L'americano Earle Meadows riuscì a superare l'asticella posta a 4,35 metri aggiudicandosi la medaglia d'oro. A quel punto, per stabilire chi avrebbe preso l'argento e chi il bronzo, rimasero in gara a **4,25 metri** a pari merito i due compagni di stanza, amici fraterni e studenti universitari giapponesi: il ventiseienne **Shuhei Nishida** e il ventiduenne **Sueo Oe**.

All'epoca il regolamento olimpico non prevedeva il conteggio degli errori precedenti né l'assegnazione di due medaglie uguali, ma obbligava gli atleti a continuare a saltare a oltranza in uno spareggio (*jump-off*) finché uno dei due non avesse battuto l'altro. Erano ormai le 21:15 di notte, faceva freddo e i due ragazzi erano sfiniti: Nishida e Oe andarono dai giudici tedeschi e dichiararono che, essendo compagni di squadra e fratelli d'armi, **si rifiutavano di saltare l'uno contro l'altro**. I giudici chiesero allora alla delegazione giapponese di decidere a tavolino a chi dare il secondo e a chi il terzo posto: i dirigenti nipponici decisero che l'argento andasse a Nishida (che aveva superato i 4,25 m al primo tentativo ed era il veterano più anziano) e il bronzo al più giovane Oe.

Ma per i due atleti quel verdetto non era giusto perché sulla pedana avevano saltato esattamente la stessa altezza! Appena sbarcati in Giappone, senza dire nulla alla federazione, Shuhei Nishida e Sueo Oe andarono insieme in una gioielleria nel quartiere di Ginza a Tokyo, posarono sul bancone la medaglia d'argento e la medaglia di bronzo di Berlino e chiesero all'orafo di **tagliare entrambe le medaglie esattamente a metà in verticale con il seghetto e di saldare la metà d'argento di Nishida con la metà di bronzo di Oe**, creando così due medaglie bicolori metà argento e metà bronzo che passarono alla storia con il nome di **"Le Medaglie dell'eterna Amicizia"**!

Purtroppo il destino fu tragico: cinque anni dopo, il 24 dicembre 1941, il giovane Sueo Oe cadde in battaglia sull'isola di Luzon nelle Filippine durante la Seconda Guerra Mondiale, e nella tasca della sua uniforme i compagni trovarono la sua inseparabile medaglia divisa a metà (oggi una delle due medaglie bicolori è esposta al Museo Nazionale dello Sport del Giappone a Tokyo e l'altra nella biblioteca dell'Università di Waseda).
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