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Gli autovelox sono davvero tutti illegali? La battaglia tra Cassazione e Ministero lascia i cittadini nel caos

02 febbraio 2025 9 min di lettura 220 visualizzazioni
autovelox installato a bordo strada
Gli autovelox e i vari dispositivi di rilevamento della velocità sono da anni al centro di discussioni e polemiche. Da una parte si sostiene la necessità di strumenti efficaci per garantire la sicurezza stradale; dall’altra si solleva il rischio che diventino “bancomat” a disposizione di Comuni e Province, pronti a rimpinguare le casse pubbliche a spese degli automobilisti.

Il dibattito in corso ha subito un’ulteriore impennata dopo che la Corte di Cassazione, con tre sentenze del 2024, ha stabilito che i dispositivi di rilevamento della velocità devono essere obbligatoriamente omologati, non essendo sufficiente la sola “approvazione ministeriale”. Il Ministero dell’Interno, in risposta, ha emesso una nota (la n. 995 del 2024) con la quale ordina ai Prefetti di rigettare i ricorsi basati sulla mancanza di omologazione, scatenando di fatto una guerra istituzionale tra la massima autorità giudiziaria del nostro Paese e l’esecutivo.

In questo articolo, cercheremo di fare chiarezza su questa diatriba: cosa dice la legge, perché la Cassazione insiste sul requisito dell’omologazione, quali sono i rischi per i cittadini e in che modo si possono tutelare dalle multe ritenute illegittime. Cercheremo anche di spiegare i possibili sviluppi di una situazione che, a detta di molti esperti, svuota la credibilità delle istituzioni e lascia i contribuenti in balia di procedure poco chiare.




1. Cosa dice il Codice della Strada su autovelox e omologazioni

Il Codice della Strada, all’articolo 142 comma 6, prevede testualmente che “per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate…”. La norma è chiara: senza omologazione, non si può considerare legittimo l’accertamento della velocità rilevata da tali strumenti.

Ma che differenza c’è tra omologazione e approvazione ministeriale?

  • Omologazione: è un procedimento tecnico-amministrativo rigoroso, che comporta una serie di test e verifiche sui dispositivi, in modo da accertarne l’affidabilità, la precisione e la rispondenza a requisiti tecnici di sicurezza.
  • Approvazione ministeriale: è una procedura meno approfondita, che si basa su pareri e verifiche formali, ma non garantisce quella certezza tecnica tipica dell’omologazione.


Secondo la Corte di Cassazione, le due procedure sono distinte e non sovrapponibili, come ribadito nelle famose tre sentenze del 2024. Eppure, nella prassi, molte Pubbliche Amministrazioni si sono accontentate di un “nulla osta” ministeriale, confondendolo o sostituendolo con l’effettiva omologazione.




2. Le sentenze della Cassazione del 2024: il punto di svolta

Le tre pronunce della Cassazione, arrivate nel corso del 2024, hanno creato un vero e proprio terremoto nel mondo dei rilevamenti elettronici. I giudici hanno infatti statuito che:

  • Non basta l’approvazione ministeriale “generica” per considerare valido un dispositivo di misurazione della velocità.
  • È necessaria una omologazione vera e propria, in linea con quanto previsto dal Codice della Strada.
  • Un verbale di accertamento della velocità basato su apparecchiature non omologate può essere annullato in sede di ricorso.


Questa interpretazione, chiaramente, rischia di inficiare un grandissimo numero di multe già emesse o future, considerando che, in Italia, la maggior parte degli autovelox in circolazione risulta soltanto “approvata” e non “omologata”. In altre parole, i dispositivi potrebbero essere ritenuti illegittimi, esponendo gli enti accertatori (Comuni, Polizie locali, ecc.) a un’ondata di ricorsi.




3. La risposta del Ministero dell’Interno: la nota n. 995 del 2024

Di fronte al caos che si profilava, il Ministero dell’Interno ha emesso la nota n. 995, impartendo direttive ai Prefetti. Il contenuto chiave è il seguente:

  • I Prefetti sono invitati a rigettare i ricorsi degli automobilisti che sollevano la questione della mancata omologazione.
  • I Prefetti devono impugnare le sentenze dei Giudici di Pace che annullano le multe basate su apparecchiature non omologate.
  • Secondo il Ministero, la procedura di approvazione ministeriale sarebbe “sostanzialmente equipollente” all’omologazione, o comunque foriera di pari garanzie.


L’obiettivo, evidente, è quello di arginare un potenziale crollo del sistema sanzionatorio e di creare una prassi giurisprudenziale opposta a quella delineata dalla Cassazione. Tuttavia, la Cassazione rappresenta la massima autorità giudiziaria italiana: le sue pronunce fissano il principio di diritto, e in teoria tutte le autorità dovrebbero attenersi a quel criterio interpretativo.




4. La “guerra istituzionale” tra Cassazione e Ministero

Il contrasto è quindi palese: se la Cassazione sposa l’idea che omologazione e approvazione non siano equivalenti, ma anzi che la prima sia un requisito imprescindibile, il Ministero dell’Interno risponde invitando gli organi periferici (i Prefetti) a ignorare o comunque a contestare tale interpretazione. In altri termini, ci troviamo di fronte a una “guerra istituzionale” in cui i cittadini rischiano di essere i veri danneggiati, perché:

  • Chi riceve una multa basata su un autovelox non omologato dovrà spendere tempo e soldi per far valere le sentenze della Cassazione.
  • Il giudice di pace, in prima istanza, potrà essere condizionato dalla linea ministeriale, con rigetti automatici dei ricorsi.
  • Solo ricorrendo in appello (e, in alcuni casi, fino in Cassazione) si potrà forse ottenere l’annullamento della sanzione, ma con costi e tempi elevati.


È evidente la sproporzione fra la potenza di fuoco delle istituzioni e il singolo automobilista che vuole far valere i propri diritti, anche perché la maggior parte delle persone non può o non vuole affrontare una lunga battaglia giudiziaria per una multa.




5. Perché l’omologazione è così importante

Al di là degli aspetti formali, la richiesta di omologazione non è un capriccio. L’articolo 142 del Codice della Strada impone che gli strumenti di misurazione della velocità siano precisi e affidabili. In particolare, l’omologazione:

  • Prevede test tecnici in condizioni reali e di laboratorio, per scongiurare falsi positivi o misurazioni errate.
  • Richiede la verifica periodica e la manutenzione specifica dei dispositivi.
  • Dà la certezza che i dispositivi siano conformi a standard rigorosi, non semplicemente “accettati” dal Ministero a livello burocratico.


Senza tale procedura, esiste il rischio di errori di misurazione (anche significativi) e, di conseguenza, di multe ingiuste. Non a caso, la Cassazione sottolinea come la tutela del cittadino passi attraverso una taratura e un’omologazione seria, rispettosa delle regole imposte dal legislatore.




6. L’enorme giro d’affari degli autovelox

È innegabile che gli autovelox costituiscano una fonte di guadagno per gli enti locali. Molti Comuni e Province fanno affidamento sugli incassi delle multe per finanziare varie attività, persino di carattere ordinario. Ciò rischia di far nascere la percezione (e talvolta la realtà) di un uso distorto del sistema sanzionatorio, in cui l’obiettivo principale diventa “fare cassa” piuttosto che prevenire incidenti e sensibilizzare gli automobilisti.

Se passasse il principio stabilito dalla Cassazione, un grande numero di verbali potrebbe essere annullato, infliggendo un duro colpo alle finanze locali. È quindi comprensibile (anche se discutibile sul piano morale e legale) che il Ministero e gli enti abbiano cercato di proteggere lo status quo, facendo leva su interpretazioni volte a riconoscere validità a dispositivi solo “approvati”.




7. Cosa può fare il cittadino: come difendersi

Se avete ricevuto una multa per eccesso di velocità, potreste chiedervi se il dispositivo che vi ha immortalato è dotato di vera omologazione o solo di “approvazione”. Ecco alcuni passaggi utili:

  • Istanza di accesso agli atti
  • Presentate una richiesta formale al Comando di Polizia o all’autorità che ha emesso il verbale, per visionare i documenti relativi all’omologazione (o all’approvazione) dell’autovelox. Avete diritto alla massima trasparenza.

  • Verifica di omologazione
  • Se emerge che l’apparecchiatura è sprovvista di effettiva omologazione (e dispone solo di un documento di “approvazione”), potreste avere basi solide per un ricorso.

  • Ricorso al Giudice di Pace
  • In prima istanza, si può ricorrere al Giudice di Pace entro 30 giorni (se si è scelto la notifica diretta) o 60 giorni (in caso di cartella esattoriale). Siate pronti, però, all’eventualità che il Prefetto e/o l’Avvocatura di Stato si oppongano vigorosamente, sostenendo la tesi ministeriale.

  • Possibile appello o ricorso in Cassazione
  • Se il Giudice di Pace rigetta il vostro ricorso, potreste valutare l’appello in Tribunale o addirittura la Cassazione. Ma attenzione ai costi e ai tempi: potrebbe non valerne la pena per multe di importo modesto.


Il paradosso è che la Cassazione, che difende la vostra posizione, potrebbe aiutarvi soltanto se siete disposti ad affrontare un lungo percorso processuale. Ciò rende i cittadini scoraggiati dall’andare avanti, a vantaggio del sistema sanzionatorio corrente.




8. Prospettive future: una soluzione politica o giurisprudenziale?

La vicenda potrebbe avere due sviluppi:

  • Soluzione legislativa: il Parlamento potrebbe modificare l’articolo 142 del Codice della Strada, definendo chiaramente l’equivalenza (o meno) tra omologazione e approvazione, e stabilendo procedure più trasparenti per la taratura e il controllo.
  • Consolidamento giurisprudenziale: man mano che i ricorsi salgono ai gradi di giudizio superiori, la Cassazione potrebbe emettere altre sentenze confermando la linea dell’omologazione obbligatoria, costringendo, di fatto, il Ministero a rivedere la propria posizione.


Nel frattempo, persiste una situazione di incertezza, con un’alta probabilità che i cittadini subiscano multe basate su apparecchi non conformi, e che debbano affidarsi a lunghe controversie legali per far valere i propri diritti. C’è chi invoca un’azione collettiva, magari promossa dalle associazioni dei consumatori, per fare pressione sulle istituzioni e porre fine all’impasse.




Conclusioni

La diatriba sugli autovelox “non omologati” e il contrasto tra le sentenze della Cassazione (che ne sanciscono l’illegittimità) e la nota del Ministero dell’Interno (che invita a rigettare i ricorsi) rappresenta un esempio eclatante di come la mancata armonia istituzionale possa ricadere sui cittadini. A farne le spese è, ancora una volta, la certezza del diritto: da un lato, la Corte Suprema garantisce un principio sacrosanto, ossia che le misure sanzionatorie siano basate su strumenti tecnici realmente affidabili; dall’altro, il Ministero difende una prassi contraria, consolidata nel tempo, che giova anche alle casse degli enti locali.

La speranza è che si arrivi a una riforma – normativa o giurisprudenziale – in grado di dissipare i dubbi e prevenire gli abusi, mettendo un freno a dispositivi installati con finalità più economiche che preventive. Nel frattempo, il singolo automobilista che sospetti di esser stato sanzionato ingiustamente dovrà armarsi di pazienza, raccogliere la documentazione relativa all’omologazione del dispositivo e valutare se intraprendere la battaglia legale fino in fondo.

A prescindere dalla questione specifica, rimane un monito di fondo: le istituzioni dovrebbero essere le prime a rispettare e applicare con coerenza le pronunce dei giudici supremi, pena la diffusione di un clima di sfiducia e di incertezza giuridica che indebolisce l’intero sistema. In un Paese normale, la massima autorità giudiziaria non dovrebbe essere in rotta di collisione con il Ministero dell’Interno su un tema così rilevante, specie quando in gioco c’è la tutela dei diritti dei cittadini.
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