Ultime Notizie e Aggiornamenti

La Cina sta costruendo un'alternativa al dollaro: la trasformazione silenziosa del potere economico mondiale

04/11/2026 17:16 8 min di lettura 19 visualizzazioni
La Cina riduce i titoli di Stato americani, accumula oro e sviluppa pagamenti in yuan. I dati mostrano una trasformazione reale, ma il dollaro conserva il primato mondiale.
Il dollaro non è soltanto una valuta: è un'infrastruttura di potere

Quando un Paese acquista petrolio, un'impresa contrae un debito internazionale o una banca centrale decide come conservare le proprie riserve, la scelta della valuta ha conseguenze che vanno oltre il pagamento.

Per gli Stati Uniti, il ruolo internazionale del dollaro significa una domanda strutturale di attività denominate nella propria moneta, in particolare titoli del Tesoro. Questo contribuisce alla profondità del mercato finanziario americano e permette a Washington di esercitare un'influenza significativa sui circuiti finanziari internazionali.

La forza del dollaro nasce però anche da caratteristiche economiche concrete: mercati dei capitali ampi e liquidi, infrastrutture finanziarie consolidate, una vasta disponibilità di strumenti d'investimento e una rete di operatori che utilizzano abitualmente la stessa valuta.

Secondo i dati COFER del Fondo monetario internazionale, nel secondo trimestre del 2026 il dollaro rappresentava il 56,70% delle riserve valutarie mondiali.

L'euro raggiungeva il 20,60%, mentre il renminbi cinese si fermava al 2,11%.

È una distribuzione che racconta due realtà contemporaneamente: il peso del dollaro si è ridotto nel lungo periodo, ma nessun'altra singola valuta si avvicina ancora al suo ruolo.

Fonte: Fondo monetario internazionale – COFER

La Cina ha quasi dimezzato i titoli di Stato americani

Uno degli indicatori più significativi della trasformazione in corso riguarda i Treasury, i titoli emessi dal governo federale degli Stati Uniti.

Per molti anni Pechino ha accumulato grandi quantità di debito pubblico americano, utilizzando parte delle riserve generate anche attraverso la propria attività commerciale internazionale.

Nel novembre 2013, secondo le statistiche del Dipartimento del Tesoro statunitense, le disponibilità attribuite alla Cina continentale raggiungevano circa 1.316,7 miliardi di dollari.

Ad agosto 2026 il valore era sceso a 590,7 miliardi di dollari.

Una riduzione di oltre 725 miliardi rispetto al massimo del 2013.

Il dato richiede una precisazione: le statistiche americane attribuiscono i titoli al Paese di residenza dei detentori o degli intermediari che li custodiscono. Non permettono quindi di ricostruire perfettamente l'esposizione economica finale di ogni governo. Inoltre, le variazioni possono riflettere acquisti, vendite, scadenze e cambiamenti di valore.

Resta comunque documentata una riduzione molto consistente delle posizioni registrate direttamente a nome della Cina continentale.

Questo andamento è compatibile con una strategia di diversificazione delle riserve, ma non consente, da solo, di attribuire ogni movimento a una precisa decisione politica.

Fonte: Dipartimento del Tesoro USA – Major Foreign Holders of Treasury Securities

Perché Pechino non può semplicemente liberarsi del dollaro

L'idea di una Cina capace di vendere improvvisamente tutti i titoli americani e provocare il collasso del dollaro è suggestiva, ma economicamente troppo semplicistica.

Una vendita concentrata potrebbe contribuire a esercitare pressione sui prezzi delle obbligazioni e sui rendimenti, ma danneggerebbe potenzialmente anche il valore delle attività ancora detenute dalla stessa Cina.

Esiste inoltre un problema valutario.

Un forte apprezzamento dello yuan rispetto al dollaro, a parità di altre condizioni, renderebbe più costosi in valuta estera i beni esportati dalla Cina. Per un'economia nella quale il settore manifatturiero e le esportazioni conservano un peso rilevante, l'effetto sarebbe tutt'altro che trascurabile.

Pechino si trova quindi davanti a una contraddizione strutturale: vuole ridurre la propria esposizione al sistema finanziario americano, ma resta profondamente integrata nell'economia internazionale che utilizza il dollaro.

Una possibilità consiste nel ridurre gradualmente i reinvestimenti quando i titoli giungono a scadenza, destinando le risorse ad altre attività.

Questa è una modalità finanziariamente plausibile per diminuire un portafoglio obbligazionario. Non significa, tuttavia, che tutti i movimenti osservati nelle statistiche cinesi derivino necessariamente da questa scelta.

Ridurre una dipendenza non equivale a interrompere una relazione economica.

Il 2022 ha reso evidente il rischio geopolitico delle riserve

Un passaggio importante nella discussione internazionale sul ruolo delle valute è arrivato nel febbraio 2022, dopo l'invasione russa dell'Ucraina.

Le sanzioni occidentali hanno comportato anche l'immobilizzazione di una parte rilevante delle attività della Banca centrale russa.

Secondo il Consiglio dell'Unione europea, circa 210 miliardi di euro di attività della banca centrale russa sono stati immobilizzati nell'UE.

Questo precedente ha evidenziato che le riserve internazionali non presentano soltanto rischi finanziari, ma anche rischi legati alla giurisdizione nella quale sono custodite.

Una riserva può conservare un valore economico e, nello stesso tempo, diventare temporaneamente inutilizzabile dal soggetto che ne detiene la titolarità.

Per Paesi che intrattengono rapporti complessi con Washington, la possibilità di essere esposti a misure restrittive costituisce quindi un elemento da considerare nella gestione delle riserve.

Non è possibile quantificare con certezza quanto le decisioni cinesi successive dipendano direttamente da questo precedente. È però documentato che la sicurezza delle riserve e la frammentazione geopolitica siano diventate questioni centrali nel dibattito monetario internazionale.

Fonte: Consiglio dell'Unione europea – Sanzioni contro la Russia

Lo yuan avanza nel commercio, ma non è ancora una moneta globale

La seconda componente della trasformazione riguarda l'utilizzo internazionale della valuta cinese.

La Cina ha progressivamente ampliato gli accordi finanziari e le possibilità di regolare scambi commerciali direttamente in renminbi, riducendo in determinate transazioni la necessità di utilizzare il dollaro come valuta intermediaria.

Un esempio riguarda il Brasile.

Nel 2023 la Banca centrale brasiliana e quella cinese hanno firmato un memorandum per rafforzare la cooperazione nei servizi finanziari collegati al renminbi, compresa l'infrastruttura necessaria per facilitarne l'utilizzo nei pagamenti.

L'obiettivo è rendere più efficienti alcune operazioni commerciali e finanziarie tra i due Paesi.

Anche negli scambi tra Cina e Russia l'utilizzo delle rispettive valute ha assunto un ruolo crescente, in un contesto profondamente modificato dalle sanzioni internazionali.

Il Fondo monetario internazionale ha rilevato che nel 2024 oltre il 27% degli scambi cinesi di beni era regolato in renminbi.

Il dato evidenzia un cambiamento importante nella struttura commerciale della Cina, ma non deve essere confuso con la quota dello yuan nell'intero commercio mondiale.

Una valuta può diventare molto utilizzata negli scambi di un grande Paese senza trasformarsi automaticamente nella principale moneta internazionale.

CIPS: il sistema di pagamento con cui la Cina amplia la propria autonomia

La strategia cinese non riguarda soltanto la valuta scelta per effettuare un pagamento.

Riguarda anche le infrastrutture attraverso le quali quel pagamento viene elaborato.

Il Cross-Border Interbank Payment System, conosciuto come CIPS, è stato sviluppato per sostenere i pagamenti e i regolamenti transfrontalieri in renminbi.

Spesso viene presentato come una versione cinese di SWIFT, ma le due infrastrutture non svolgono esattamente la stessa funzione.

SWIFT è principalmente una rete di messaggistica finanziaria che consente alle istituzioni di trasmettere istruzioni standardizzate.

CIPS è invece un'infrastruttura per il trattamento e il regolamento di pagamenti transfrontalieri in valuta cinese, che può utilizzare anche servizi di messaggistica SWIFT.

La distinzione è importante perché l'espansione di CIPS non significa che la Cina abbia già sostituito il sistema internazionale esistente.

I numeri dimostrano comunque la rilevanza crescente dell'infrastruttura.

Secondo le statistiche ufficiali, tra gennaio e agosto 2026 CIPS ha elaborato pagamenti per 139.700 miliardi di yuan, distribuiti su oltre sei milioni di operazioni.

Un volume significativo, che testimonia lo sviluppo di una capacità operativa autonoma per i pagamenti in renminbi.

Fonte: CIPS – Statistiche ufficiali dei pagamenti

Dal petrolio alle valute digitali: dove si costruiscono le alternative

Il commercio energetico è un settore particolarmente rilevante per l'internazionalizzazione delle valute.

Storicamente, una quota importante delle transazioni petrolifere internazionali è stata denominata in dollari. L'utilizzo del renminbi in alcune operazioni energetiche rappresenta quindi un possibile strumento di diversificazione.

Da qui nasce l'espressione petroyuan.

Non si tratta però di una moneta distinta, né di un sistema che abbia già sostituito il dollaro nella contrattazione mondiale del petrolio.

È soprattutto un termine utilizzato per descrivere il crescente ricorso allo yuan in determinate operazioni energetiche.

Un altro campo di sperimentazione riguarda le valute digitali delle banche centrali.

Il progetto mBridge, sviluppato inizialmente nell'ambito della Banca dei regolamenti internazionali con la partecipazione di diverse autorità monetarie, tra cui quella cinese, ha esplorato una piattaforma per pagamenti transfrontalieri mediante valute digitali di banca centrale.

Nel 2024 ha raggiunto la fase di prodotto minimo funzionante. Nell'ottobre dello stesso anno la Banca dei regolamenti internazionali ha annunciato il passaggio del progetto ai partner partecipanti, concludendo il proprio coinvolgimento diretto.

Queste iniziative mostrano quanto la questione monetaria riguardi ormai anche tecnologia, interoperabilità e controllo delle infrastrutture.

Fonte: Bank for International Settlements – Project mBridge

L'oro come protezione dalla vulnerabilità finanziaria

La terza componente del cambiamento riguarda l'accumulazione di oro.

A differenza di un titolo obbligazionario, l'oro fisico non rappresenta il credito verso uno Stato emittente. Il suo possesso non dipende dalla capacità di rimborso di un debitore.

Questo non elimina il rischio di prezzo, i costi di custodia e le questioni legate alla localizzazione delle riserve. Riduce però alcune forme di esposizione nei confronti di un emittente finanziario.

Secondo il World Gold Council, le banche centrali hanno acquistato complessivamente circa 1.045 tonnellate nette nel 2024 e 863 tonnellate nel 2025.

Il dato del 2025 è importante perché corregge una generalizzazione frequente: non è vero che in ogni anno successivo al 2022 gli acquisti abbiano superato le mille tonnellate.

La Cina è tra i Paesi che hanno incrementato le proprie riserve auree.

L'acquisto di oro non significa automaticamente una preparazione al collasso del dollaro. Può rispondere a finalità di diversificazione, gestione del rischio e composizione delle riserve internazionali.

È una scelta patrimoniale e istituzionale che deve essere interpretata insieme agli altri strumenti utilizzati dalle autorità monetarie.

Fonte: World Gold Council – Acquisti delle banche centrali nel 2025

Il problema che la Cina non ha ancora risolto

La difficoltà principale nell'affermazione internazionale dello yuan non dipende soltanto dalla volontà di utilizzarlo.

Una valuta di riserva deve essere facilmente convertibile e sostenuta da mercati finanziari sufficientemente profondi, liquidi e accessibili.

Gli investitori internazionali devono poter acquistare, vendere e trasferire attività finanziarie con un grado elevato di prevedibilità.

La Cina mantiene invece controlli significativi sui movimenti di capitale e un sistema nel quale le autorità pubbliche esercitano un ruolo rilevante nella regolazione monetaria e finanziaria.

Questi strumenti rispondono anche a esigenze di stabilità interna, ma possono limitare l'attrattività dello yuan come valuta di riserva internazionale.

Il Fondo monetario internazionale ha evidenziato proprio questa tensione: Pechino promuove l'utilizzo internazionale del renminbi, mantenendo contemporaneamente un controllo significativo sui flussi finanziari.

[b>Il punto non è soltanto convincere altri Paesi a utilizzare lo yuan. È offrire loro un mercato nel quale conservarlo e investirlo con condizioni considerate sufficientemente affidabili.]

Fonte: Banca centrale europea – The International Role of the Euro, giugno 2026

Il declino relativo del dollaro non coincide con la sua sostituzione

Tra la fine degli anni Novanta e il 2026 il peso del dollaro nelle riserve ufficiali mondiali è diminuito sensibilmente.

Eppure il renminbi occupa ancora una quota poco superiore al 2%.

Questa apparente contraddizione rivela qualcosa di importante: la riduzione del peso del dollaro non si traduce necessariamente in un trasferimento diretto verso la valuta cinese.

Le banche centrali diversificano anche verso euro, yen, sterlina, dollaro canadese, dollaro australiano e altre attività.

Inoltre, il dollaro conserva una posizione particolarmente forte nei mercati valutari. Secondo la Banca centrale europea, nell'indagine BIS dell'aprile 2025 compariva in quasi il 90% degli scambi valutari globali, contando entrambe le parti delle transazioni.

La moneta americana resta quindi centrale non soltanto nelle riserve, ma anche nel funzionamento quotidiano della finanza internazionale.

Il sistema può diventare più diversificato senza perdere immediatamente la propria valuta dominante.

L'errore di immaginare una sostituzione inevitabile

Alcune interpretazioni dei rapporti tra Cina e Stati Uniti descrivono il cambiamento della leadership economica come una sequenza storica quasi automatica: una potenza cresce, quella precedente si indebolisce, una nuova moneta sostituisce la vecchia.

L'investitore e autore Ray Dalio ha sviluppato un'interpretazione dei grandi cicli storici che collega debito, potere economico, conflitti e trasformazioni monetarie.

È una prospettiva utile per leggere le relazioni tra grandi potenze, ma non costituisce una previsione scientificamente certa degli sviluppi futuri.

Le transizioni monetarie dipendono da numerose variabili: struttura dei mercati finanziari, stabilità istituzionale, capacità tecnologica, produttività, relazioni commerciali, fiducia e decisioni politiche.

Non posso confermare con fonti verificabili che lo yuan diventerà la principale valuta di riserva mondiale entro una determinata data.

I dati disponibili documentano una crescita di alcune infrastrutture e dell'utilizzo internazionale della valuta cinese, non un passaggio già avvenuto del primato monetario.

Il mondo monetario che sta prendendo forma

La trasformazione più concreta non consiste, almeno per il momento, nella scomparsa del dollaro.

Consiste nella progressiva costruzione di alternative che permettono ad alcuni Paesi di non dipendere esclusivamente dalle stesse infrastrutture e dagli stessi strumenti finanziari.

La Cina continua a utilizzare il sistema internazionale basato sul dollaro, ma contemporaneamente sviluppa capacità che possono ridurne la dipendenza in particolari settori.

La differenza è sostanziale.

Un mondo con più circuiti di pagamento, più valute utilizzate negli scambi e riserve maggiormente diversificate non è necessariamente un mondo senza una moneta dominante.

È un sistema nel quale il peso economico di una valuta può rimanere molto elevato, mentre la dipendenza esclusiva da essa diminuisce.

Il potere monetario, in questa prospettiva, non coincide soltanto con la quantità di moneta detenuta o scambiata. Dipende anche dalla possibilità di scegliere attraverso quali istituzioni conservarla, trasferirla e utilizzarla.

Approfondimento bibliografico

Il libro I principi per affrontare il nuovo ordine mondiale. Dal trionfo alla caduta delle nazioni di Ray Dalio analizza i cicli storici delle potenze economiche e monetarie, con particolare attenzione alla relazione tra Stati Uniti e Cina. Propone un modello interpretativo che va distinto dalle statistiche ufficiali e dalle previsioni verificabili.

Ray Dalio – I principi per affrontare il nuovo ordine mondiale, su Amazon

Trasparenza commerciale: il collegamento Amazon è affiliato. In qualità di Affiliato Amazon, Scopri24.it riceve un guadagno dagli acquisti idonei. Il riferimento al libro ha finalità bibliografiche e non costituisce una raccomandazione finanziaria o d'investimento.

Fonti principali

Fondo monetario internazionale – Currency Composition of Official Foreign Exchange Reserves

Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti – Treasury International Capital

Banca centrale europea – The International Role of the Euro, giugno 2026

CIPS – Dati ufficiali sui pagamenti internazionali in renminbi

World Gold Council – Gold Demand Trends 2025

Bank for International Settlements – Project mBridge

Consiglio dell'Unione europea – Sanzioni e immobilizzazione delle riserve russe

Nota editoriale: articolo di analisi economica generale, con dati verificati al 4 novembre 2026. Le interpretazioni sulle prospettive del sistema monetario internazionale non costituiscono previsioni certe né consulenza finanziaria personalizzata.
Commenti

Accedi per commentare

Leggi anche

Da approfondire
Suggerimenti coerenti con quello che stai leggendo.