Con questo articolo cercheremo di capire meglio cosa sono le Ronde di sicurezza, perché moltissimi italiani iniziano a vederle come una soluzione ai timori quotidiani, quali sono le leggi che regolano (e limitano) la loro attività e come effettivamente la criminalità – dati alla mano – si sia evoluta negli ultimi anni, influenzando la psiche collettiva molto più di quanto i numeri giustifichino.
1. Criminalità in calo, timori in crescita
Per prima cosa, occorre sfatare un mito: i dati ufficiali mostrano una riduzione dei reati in Italia nel corso dell’ultimo decennio. In particolar modo:
- Il numero complessivo di delitti denunciati è diminuito costantemente.
- Le rapine si erano addirittura ridotte durante il periodo pandemico, per poi risalire appena dopo la ripresa, tornando alle cifre del 2018 circa.
- L’Italia, secondo studi europei, rientra fra i Paesi a basso tasso di microcriminalità.
Eppure, soprattutto nelle grandi aree urbane, la percezione di insicurezza resta alta. Secondo dati dell’ISTAT, molti cittadini temono di subire furti in casa, borseggi e aggressioni. C’è chi prende precauzioni installando sistemi d’allarme, chi evita di rientrare tardi se non accompagnato, chi rinuncia a frequentare alcune zone ritenute pericolose.
2. Perché la percezione di rischio resta elevata
Questa sensazione di insicurezza ha diverse cause. Come spesso accade, i media giocano un ruolo significativo:
- La copertura martellante da parte di alcuni programmi televisivi sugli episodi di cronaca nera.
- La diffusione quasi istantanea di video sui social, che mostrano borseggi e aggressioni di strada.
- L’uso di certi termini su giornali e televisione – come “baby gang” o “Maranza”, spesso associati a giovani di origine nordafricana.
In alcuni casi, i social network hanno amplificato queste storie, rendendo virali filmati di violenze o presunte gang, talvolta enfatizzando le situazioni oltre la loro effettiva portata numerica. Canali come “Welcome to Favelas” o “Milano bella da Dio” raccolgono in pochi secondi migliaia di visualizzazioni e condivisioni, aumentando la risonanza del fenomeno. Il risultato? Un pubblico sempre più convinto di vivere in una sorta di “Far West”.
3. Ronde di sicurezza: cosa sono?
Le Ronde di sicurezza, dette anche ronde “fai-da-te” o talvolta impropriamente “Ronde anti-Maranza”, consistono in gruppi organizzati di cittadini che si danno appuntamento in orari prestabiliti per presidiare strade, parchi o quartieri.
In teoria, il loro scopo sarebbe quello di prevenire furti, borseggi e aggressioni. In pratica, alcune di queste Ronde – se non adeguatamente regolate – finiscono talvolta per oltrepassare i limiti di legge, scontrandosi con:
- L’articolo 52 della Costituzione Italiana, che disciplina la difesa della Patria, ma fa preciso riferimento al servizio militare e non all’azione privata organizzata.
- Il cosiddetto Decreto Maroni del 2009, che regolamenta le “associazioni di volontari” per la sicurezza e impone regole ben precise sull’uso di armi, uniformi, equipaggiamenti e poteri effettivi di intervento.
4. Il Decreto Legge del 2009 (Decreto Maroni)
Molti non sanno che esiste una normativa specifica per le cosiddette “ronde spontanee”. L’intento del Decreto Maroni era di fare chiarezza e di limitare il fenomeno delle ronde private. Ecco alcuni punti cruciali:
- Iscrizione presso l’ufficio territoriale del governo (Prefettura) per poter operare come “associazione di volontari per la sicurezza urbana”.
- Divieto di utilizzare armi da fuoco, ma anche bastoni, manganelli o altri strumenti offensivi.
- Obbligo di chiamare tempestivamente le forze dell’ordine in caso di situazione di pericolo, senza potersi sostituire a polizia o carabinieri.
- Uso di pettorine o segni distintivi omologati, che rendano riconoscibili i volontari delle ronde.
L’idea alla base di questa normativa è che in uno Stato di diritto le competenze di arrestare o intervenire fisicamente sono riservate alle autorità ufficiali. Ogni altra azione (come l’uso della forza privata) può sfociare in reato: violenza privata, lesioni, o peggio.
5. Quando le ronde diventano illegali?
Alcuni video circolati di recente sui social (con protagonisti sedicenti “Ronde di sicurezza” intente a perquisire giovani “sospetti” o a chiedere loro di svuotare le tasche) sollevano interrogativi seri sulla legalità di tali comportamenti. Sulla carta, e secondo la legge vigente, i cittadini non possono:
- Arrestare qualcuno, se non in casi eccezionali di reato flagrante, e comunque attendendo l’arrivo delle forze dell’ordine.
- Perquisire in autonomia.
- Imporre la consegna di oggetti.
- Usare bastoni, catene o altri oggetti atti a offendere, pena l’accusa di porto d’armi improprie o potenziale aggressione.
Inoltre, non si può utilizzare la legittima difesa come giustificazione preventiva per qualunque atto di violenza: la legittima difesa, secondo il nostro ordinamento, scatta soltanto in condizioni di pericolo imminente, e deve essere proporzionata all’offesa.
6. Il caso “Ronde anti-Maranza”
Recentemente, alcune città hanno visto la comparsa delle cosiddette “Ronde anti-Maranza”, ossia gruppi di cittadini che decidono di presidiare, in particolare, zone frequentate da giovani di origine nordafricana, ritenuti responsabili di borseggi, rapine o atti vandalici. Il fenomeno è esploso su Telegram e altri social, dove un canale ad hoc ha raggiunto migliaia di iscritti in pochissimi giorni, salvo poi essere oscurato.
Perché questa reazione così immediata da parte delle piattaforme? Perché i contenuti postati e le chiamate all’azione rischiavano di incitare a metodi violenti e a forme di discriminazione etnica. Infatti, alcuni video mostravano vere e proprie aggressioni e perquisizioni forzate.
7. L’influenza dei media tradizionali
I media tradizionali, come stampa e tv, da tempo alimentano una certa narrazione sul “nemico esterno”. Fra la fine degli anni 2000 e l’inizio del 2010, la preoccupazione maggiore riguardava i cittadini rumeni o Rom, con episodi di cronaca nera subito ricollegati a questi gruppi etnici. L’attenzione mediatica si concentrava su casi eclatanti, tralasciando magari di evidenziare che, a livello statistico, la maggior parte dei reati era commessa da soggetti italiani. Questo fenomeno di enfatizzazione si è ripetuto negli anni, spostando di volta in volta il “focus” su chi era percepito come estraneo: oggi, la parola “Maranza” (in certi contesti, associata a “ragazzi di strada” nordafricani) è diventata un passepartout mediatico per alcuni episodi di violenza giovanile.
8. Ronde e sicurezza partecipata: c’è un’alternativa?
È innegabile che il desiderio di proteggere il proprio quartiere e la propria famiglia sia legittimo. Molti comuni italiani negli ultimi anni hanno sperimentato diverse forme di “sicurezza partecipata” alternative alle ronde spontanee:
- Controllo di vicinato: gruppi di residenti che vigilano sulle strade e si scambiano informazioni su chat condivise, segnalando movimenti sospetti alle forze dell’ordine, senza però intervenire direttamente.
- Collaborazione con la polizia locale: creare canali preferenziali di comunicazione con vigili e carabinieri, favorendo un intervento tempestivo (ad esempio con app dedicate o numeri di emergenza potenziati).
- Programmi educativi: in alcune realtà, si lavora sull’inclusione dei giovani a rischio emarginazione, cercando di prevenire la criminalità minorile con attività sportive e di doposcuola.
Queste soluzioni si pongono in un’ottica di collaborazione positiva, in cui i cittadini sono “occhi sul territorio” ma non braccia armate che si sostituiscono alla polizia.
9. L’articolo 52 della Costituzione e la “difesa della Patria”
Spesso, i sostenitori delle Ronde citano l’articolo 52 della nostra Costituzione come base giuridica, affermando che la difesa della Patria sia un “dovere sacro”. In realtà, se si legge con attenzione l’articolo in questione, si nota come esso faccia riferimento al servizio militare obbligatorio (oggi sospeso, ma pur sempre normato dalla legge) e a come debbano essere organizzate le Forze Armate nello spirito democratico della Repubblica. Quindi, ben poco a che vedere con gruppi di cittadini che si auto-organizzano per pattugliare le strade.
10. Quali rischi corrono le Ronde non autorizzate?
Chi dovesse decidere di istituire una “Ronda spontanea” rischia di incorrere in vari reati, tra cui:
- Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: se si cerca di “punire” o sanzionare altri senza autorità legale.
- Violenza privata: se si costringe qualcuno a consegnare oggetti o a farsi perquisire.
- Istigazione all’odio razziale: se si organizzano Ronde esplicitamente contro individui di una specifica etnia o nazionalità.
- Lesioni: se le cose degenerano nello scontro fisico.
Inoltre, l’autorità giudiziaria può sciogliere il gruppo e sequestrare eventuali “strumenti” (anche pettorine e distintivi non autorizzati), aprendo indagini a carico degli organizzatori.
11. Baby gang e fenomeno “Maranza”: quanto è reale?
Il termine “Maranza” si è diffuso inizialmente come gergo giovanile, spesso usato per indicare un giovane vestito in stile “particolare” o con atteggiamenti “di strada”. L’equivalenza Maranza = criminale è frutto di una semplificazione che può sfociare in discriminazione. È innegabile che alcuni reati di strada, come scippi e rapine, siano commessi da gruppi di ragazzi stranieri o di seconda generazione; ma non dobbiamo dimenticare:
- Anche molti italiani commettono reati analoghi, e su scala nazionale la maggioranza delle denunce non riguarda persone di origine straniera.
- Il contesto di disagio socio-economico spesso accomuna queste baby gang, a prescindere dalla nazionalità.
- Il termine “baby gang” è spesso usato a sproposito: non tutti i gruppi di adolescenti rumorosi sono impegnati in attività criminali.
12. Soluzioni e prospettive future
Affidarsi alle forze dell’ordine resta la via maestra. Se negli ultimi anni il numero di reati è complessivamente calato, in parte è dovuto a interventi più capillari e alla presenza di sistemi di videosorveglianza. Lo Stato può fare di più per garantire un presidio costante e rassicurare i cittadini, ma ciò non toglie che la sicurezza non va delegata a milizie private o a iniziative estemporanee:
- Educazione civica e culturale: lavorare sulle nuove generazioni è fondamentale per prevenire la formazione di baby gang e contrastare la crescita di movimenti basati sull’odio etnico.
- Comunicazione corretta: i media dovrebbero evitare generalizzazioni, distinguendo i singoli episodi dai fenomeni di massa.
- Presenza capillare delle forze dell’ordine: più pattuglie e controlli nei quartieri a rischio, formazione specifica sul fenomeno delle gang giovanili.
13. Conclusioni
Le Ronde di sicurezza rappresentano una risposta spontanea, ma anche potenzialmente pericolosa, all’ansia collettiva di chi teme di subire aggressioni o furti in città. Secondo i dati ufficiali, la microcriminalità e i reati in generale sono diminuiti rispetto a un decennio fa, sebbene alcuni reati specifici (come le rapine) abbiano vissuto fasi di calo e poi di risalita post-pandemia.
Gran parte della popolazione, tuttavia, non si sente al sicuro: complice la narrazione mediatica e l’inevitabile influenza dei social, certi episodi di violenza – per quanto isolati – vengono amplificati e fanno ancor più paura. Ecco che nascono i movimenti “fai-da-te”, proposti come soluzioni “risolutive”.
Ma la legge italiana non ammette scavalcamenti dei poteri di polizia o uso arbitrario della forza. Chi si organizza in Ronda, per essere in regola, deve attenersi al Decreto Maroni del 2009: niente armi, niente arresti, niente azioni violente. Deve, in sostanza, collaborare con le forze dell’ordine e non sostituirvisi.
È necessario, dunque, fare chiarezza: la sicurezza è un tema che riguarda tutti, ma in uno Stato democratico bisogna salvaguardare il monopolio legittimo dell’uso della forza, per evitare derive pericolose, discriminazioni e giustizia sommaria. Se si vuole aiutare concretamente, meglio ricorrere a forme di “controllo di vicinato” o collaborazioni trasparenti con carabinieri e polizia. Ogni altra via rischia di cadere nell’illegalità e, a lungo andare, di aumentare la tensione sociale.
In definitiva, per garantire più tranquillità nelle nostre strade, occorre un mix di informazione corretta, presenza delle istituzioni e consapevolezza civica: solo così potremo scongiurare sia la crescita della microcriminalità sia la tentazione di risposte violente e illegali. In mezzo, restano da risolvere problemi sociali, di integrazione e marginalità, che costituiscono il terreno su cui fioriscono paura e pregiudizio.