Basta uno sguardo ai titoli di queste settimane per percepire il clima da febbre dell’oro che sta investendo il mondo dell’Intelligenza Artificiale. Ma cosa sta davvero succedendo? E il rischio bolla è reale o solo un’illusione giornalistica?
OpenAI, Altman e la domanda che tutti si fanno: Siamo in una bolla?
“Il sito di OpenAI ha parlato.”
Negli ultimi giorni una frase di Sam Altman – CEO di OpenAI – ha incendiato i mercati e le redazioni di mezzo mondo:
“Potremmo essere in una bolla dell’intelligenza artificiale.”
Da qui, titoloni e clickbait: “Il mercato dell’AI pronto a scoppiare?”, “La bolla Altman”, “Tutto finirà come la dot-com?”. Ma Altman, subito dopo, ha precisato: non si tratta necessariamente di un settore sopravvalutato in blocco né di un crash imminente stile 2000.
Cosa intende davvero?
Secondo Altman, esistono dinamiche di mercato esagerate, valutazioni gonfiate e capitali che si riversano ovunque senza troppe distinzioni.
Nel 2024 i venture capital hanno investito 131,5 miliardi di dollari nelle startup AI (+52% rispetto al 2023), mentre i finanziamenti a tutte le altre startup sono diminuiti del 10%.
La rivoluzione AI catalizza quindi una fetta crescente degli investimenti globali, mentre gli altri settori si “raffreddano”.
La fotografia del 2024:
- Investimenti Venture Capital IA: 131,5 miliardi di dollari (+52%)
- Altri settori: -10%, tot. 237 miliardi
- Fusioni e acquisizioni nel VC in calo (-16%), ma il peso dell’AI cresce dal 21% al 26%
- Colossi del settore: OpenAI (valutazione >500 miliardi), Mistral, COAER, Antropic, Databs (round record da 10 miliardi, valutazione 62 miliardi)
Il Nord America comanda la partita (60% del valore totale degli investimenti AI), seguito da Europa e altri continenti. Ma, attenzione: costruire AI costa carissimo. Servono infrastrutture, server, GPU e dati colossali, costi che stanno esplodendo anche per i giganti del settore (Meta, ad esempio, spenderà 150 miliardi di dollari in infrastrutture nel 2026, quasi il triplo rispetto a 5 anni fa).
Bolla o non bolla? Le due facce della rivoluzione AI
Il rischio è concreto:
- Ritorni sproporzionati rispetto agli investimenti?
- Venture capital in cerca del prossimo “unicorno”, ma modelli di business sostenibili ancora da scoprire
- Mentalità da gregge (herd mentality): tutti inseguono la nuova moda, pochi capiscono davvero chi vincerà
Nel frattempo, i grandi round portano a valutazioni “fuori scala”, spinti dalla fame di rivoluzione tecnologica ma anche da una notevole dose di euforia. E, come sempre, quando i numeri sono fuori dal mondo, il rischio bolla non è solo una paranoia.
Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia.
Goldman Sachs stima che l’adozione di IA potrebbe accrescere la produttività globale del 7% in dieci anni (quasi 7.000 miliardi di dollari di PIL aggiuntivo), ma avverte anche che circa 300 milioni di posti di lavoro a tempo pieno potrebbero essere a rischio automazione.
Negli USA, alcune professioni rischiano di vedere tra il 25% e il 50% delle proprie mansioni sostituite da macchine intelligenti.
Altman avvisa: “Attenzione alle disuguaglianze”
Altman vede nel futuro agenti IA ovunque nel tessuto aziendale, ma sottolinea che senza una solida infrastruttura rischiano di restare un privilegio per pochi, con il pericolo di accrescere le disuguaglianze sociali e tecnologiche.
Le grandi aziende saranno in grado di cavalcare l’ondata, i piccoli rischiano di essere travolti.
Quindi, bolla o solo rivoluzione?
Probabilmente entrambe: c’è entusiasmo, ma anche eccessi e rischi. Non tutte le startup sopravviveranno, non tutti i modelli di business esploderanno. Molti perderanno, qualcuno vincerà alla grande.
Proprio come ai tempi della dot-com: ricordate Pets.com?
Buffett e la lezione della prudenza: “Cash is king”
Nel frattempo, nel regno della finanza tradizionale, Warren Buffett e la sua Berkshire Hathaway fanno scuola di prudenza.
Mentre molti super-investitori corrono a comprare tutto ciò che è tech, Buffett ha continuato a vendere più di quanto acquista, restando seduto su una montagna di cash. Nel Q2 ha investito solo 3,9 miliardi, puntando con chirurgia su pochi nomi, tra cui United Health (che però nel 2024 ha perso metà del proprio valore, anche per vicende politiche e giudiziarie).
Curiosità:
Berkshire ha ridotto la sua esposizione su Apple, Bank of America, Da Vita
United Health e l’intero comparto farmaceutico sono ai minimi storici nel S&P 500
Morale?
Buffett non vede occasioni chiare. Preferisce aspettare piuttosto che lasciarsi trascinare dalla moda e dall’euforia. Un monito per chi oggi entra “all-in” sull’AI.
Powell, Jackson Hole e la partita dei tassi: tutto si gioca qui
E poi c’è la Fed, con il discorso più atteso dell’estate: Jackson Hole, dove Powell dovrà dire al mondo se (e quando) arriverà finalmente il taglio dei tassi dopo due anni di stretta monetaria.
Oggi i mercati danno l’85% di probabilità a un taglio a settembre. Sarebbe un segnale di svolta, ma Powell ha sempre dichiarato di non voler sembrare troppo condizionato dai mercati o dalla politica.
I due temi caldi?
- Disoccupazione: stabile, ma in lieve aumento
- Inflazione: l’indice dei prezzi alla produzione ha sorpreso verso l’alto (+0,9% contro lo 0,2% atteso a luglio), ritardando la trasmissione sui prezzi al consumo
Powell potrebbe dunque mantenere toni prudenti, lasciando la porta aperta ma senza sbilanciarsi.
Conclusione: tra rivoluzione, rischio e (tanta) incertezza
Il mondo dell’AI è in ebollizione:
Valutazioni record
Investimenti colossali
Paure di bolla
Opportunità e rischi colossali
Tutti parlano di futuro, ma nessuno ha la sfera di cristallo.
Siamo di fronte a un nuovo boom tecnologico, una bolla o l’alba di una nuova era economica?
Probabilmente tutto questo insieme.
Chi vincerà, chi perderà, e che mondo lasceremo alle prossime generazioni?
Questo lo deciderà il tempo… e la prossima ondata di innovazione.