Spari a Manhattan: l’omicidio del CEO di United Healthcare svela il caos del sistema sanitario USA
Il 4 dicembre 2024, all’esterno dell’Hotel Hilton di Manhattan, si è consumato un evento drammatico e al tempo stesso simbolico: l’omicidio di Brian Thompson, CEO di United Healthcare, una delle più grandi compagnie di assicurazioni sanitarie degli Stati Uniti. A sparare è stato un giovane ingegnere, Luigi Mangione, che lo ha colpito con nove proiettili, alcuni dei quali recavano tre parole emblematiche: Deny, Defend e Depose. Questo gesto ha scosso l’opinione pubblica americana, già esasperata dalle enormi contraddizioni di un sistema sanitario considerato tra i più costosi, complessi e iniqui del mondo.
La storia di Mangione – affetto da un dolore cronico alla schiena e intrappolato nelle pieghe burocratiche delle assicurazioni – è diventata il simbolo della frustrazione di milioni di cittadini americani. In molti lo hanno definito un nuovo Davide contro Golia, un uomo disposto a compiere un atto estremo pur di denunciare un meccanismo che, secondo numerosi detrattori, premia il profitto molto più della vita. Per capire come si sia arrivati a questo punto, però, è necessario ripercorrere i passaggi storici fondamentali che hanno portato il sistema sanitario statunitense a essere così controverso, fino alle prospettive di cambiamento (o mancato cambiamento) per i prossimi anni.
Il contesto: come funziona il sistema sanitario americano
Negli Stati Uniti non esiste un Servizio Sanitario Nazionale sul modello di quello italiano o europeo. La maggior parte dei cittadini si affida a assicurazioni private per coprire le proprie spese mediche. Queste polizze vengono spesso fornite dalle aziende come “benefit” per i dipendenti; tuttavia, non tutte le imprese sono obbligate a offrire questo servizio e, in diversi casi, i costi a carico dei lavoratori (o dei singoli privati) risultano altissimi.
Allo stesso tempo, esistono due istituzioni pubbliche, Medicare e Medicaid, finalizzate ad aiutare principalmente anziani, persone con disabilità o cittadini a basso reddito. Nonostante queste coperture, ancora milioni di americani si trovano in difficoltà nel momento in cui devono affrontare spese mediche importanti. Prima dell’avvento di Barack Obama alla presidenza, c’erano ben 40 milioni di persone totalmente prive di qualunque assicurazione. Per queste, un intervento chirurgico d’emergenza o anche una semplice ambulanza potevano generare debiti insostenibili.
Il principio del sistema americano è tanto semplice quanto spietato: se ti ammali, devi provvedere da solo a pagare spese e cure. In teoria, qui entra in gioco l’assicurazione, la quale copre buona parte dei costi in cambio di un premio mensile o annuale. Il problema? Le compagnie possono negare o ritardare i rimborsi e, in diversi casi, rifiutare il cliente se ritengono che la sua condizione di salute preesistente sia troppo rischiosa (o proporre una polizza a costi vertiginosi). Il libero mercato, dove ognuno contratta per sé, genera un effetto a catena: le cure diventano sempre più costose, il debito medico aumenta, le persone rinunciano alle cure stesse o finiscono in bancarotta.
L’arrivo di “Obamacare” e il tentativo di riforma
Nel 2010, l’allora presidente Barack Obama vara l’Affordable Care Act, meglio noto come Obamacare. Questa riforma, sebbene osteggiata da parte dell’opinione pubblica e del mondo delle assicurazioni, ha introdotto diverse novità per cercare di rendere più equo il sistema. Tra queste:
- Espansione di Medicaid: la soglia di povertà è stata alzata, consentendo anche a famiglie con reddito medio-basso di beneficiare di una copertura pubblica parziale.
- Marketplace assicurativo: è stato creato un mercato regolamentato per acquistare polizze con sussidi governativi.
- Eliminazione di limiti di spesa per chi ha patologie croniche, evitando che i cittadini affetti da malattie a lungo termine sforassero i massimali assicurativi.
- Screening preventivi più accessibili: per favorire la diagnosi precoce di patologie, riducendo i costi delle cure a lungo termine.
Nel giro di pochi anni, si è passati da un 16% di non assicurati al 9,9%, coprendo circa 20 milioni di persone in più. Un traguardo importante, ma non tale da risolvere tutti i problemi. Innanzitutto, Obamacare non ha eliminato la natura privata e di libero mercato del sistema sanitario, e i costi hanno continuato a crescere. Inoltre, la riforma è stata continuamente sotto attacco da parte dei repubblicani (Trump in prima linea), che la consideravano un’ingerenza del governo federale in un settore che dovrebbe restare libero.
“Delay, Deny, Defend”: le accuse al sistema assicurativo
La mattina del 4 dicembre 2024, Luigi Mangione ha sparato a Brian Thompson poco dopo che quest’ultimo era uscito da un’importante convention di United Healthcare. Tre dei proiettili recavano parole che richiamano il titolo di un libro molto discusso in America, Delay, Deny, Defend, in cui l’autore Jay Feinman spiega come le assicurazioni metterebbero in atto tattiche ben precise per massimizzare i profitti a scapito dei clienti:
- Delay (Ritardare): trascinare il più a lungo possibile i tempi per il pagamento delle polizze o i rimborsi, scoraggiando il cittadino dal richiederli o spingendolo a rinunciare per necessità.
- Deny (Negare): rifiutare o annullare le richieste di copertura per cavilli burocratici o per condizioni “preesistenti”, perfino quando la persona ha regolarmente pagato la polizza.
- Defend (Difendere): difendersi nelle aule di tribunale con avvocati esperti e un esercito di lobbisti per non pagare quanto dovuto.
Mangione, probabilmente esasperato dai continui dinieghi alla sua richiesta di copertura per un problema cronico alla schiena, avrebbe voluto colpire simbolicamente il vertice di un colosso assicurativo – l’ottava azienda più grande al mondo secondo la classifica Fortune 500 Global. Il suo gesto, drammatico e violento, ha portato alla luce una rabbia diffusa: il giovane è stato perfino osannato sui social come una sorta di martire. Naturalmente, l’omicidio in sé non risolve nulla, ma è indice di come la gente percepisca le compagnie assicurative non come protettori, bensì come sfruttatori.
I numeri di una crisi: debiti, costi e disuguaglianze
Il sistema sanitario americano è il più costoso del mondo. Gli Stati Uniti spendono oltre il 17% del PIL in sanità, mentre la seconda nazione più ‘spendacciona’, la Germania, si ferma intorno al 12%. Paradossalmente, una parte dei costi è anche pubblica: Medicare e Medicaid sostengono spese ingenti, ma riescono a strappare prezzi più bassi grazie al loro potere contrattuale. Le assicurazioni private, invece, essendo molto frammentate, non hanno la stessa leva di acquisto sui fornitori di farmaci e sugli ospedali privati, che praticano prezzi molto elevati.
Il risultato è che 100 milioni di americani vivono in una condizione di debito per spese sanitarie. Spese ordinarie come un’ambulanza, in molti stati, possono costare dai 250 dollari in su, arrivando a superare i 1.000 dollari in base a distanza, equipaggiamenti e complessità dell’intervento. Interventi chirurgici, ricoveri o esami specialistici possono arrivare a cifre astronomiche, e chi non è coperto si ritrova a dover scegliere fra curarsi e finire in bancarotta, oppure non curarsi affatto.
Le conseguenze di questi debiti medici possono essere drammatiche. Un cittadino senza un solido reddito rischia di non poter più ottenere prestiti per una casa, per un’auto o per l’istruzione dei propri figli. Lo stress psicologico si aggiunge ai problemi di salute, in un circolo vizioso che impoverisce il tessuto sociale. In tal senso, il caso Mangione-Thompson si fa metafora di un disagio collettivo, che vede nel CEO di un colosso delle assicurazioni il volto di un sistema crudele.
Lo scontro politico: dal “Medicare For All” di Sanders al ritorno di Trump
L’idea di un sistema sanitario interamente pubblico sul modello europeo – definito “Medicare For All” – era diventata un vero e proprio cavallo di battaglia del senatore Bernie Sanders durante le elezioni del 2016. La proposta prevedeva:
Un unico ente federale a contrattare i prezzi con strutture sanitarie e case farmaceutiche, garantendo a tutti la copertura sanitaria, indipendentemente dal reddito o dalle condizioni di salute.
Tuttavia, la realizzazione di una riforma così radicale avrebbe significato scardinare completamente l’approccio privatistico, con ripercussioni enormi:
- Riduzione dei ricavi per i professionisti sanitari e per l’industria delle polizze, costringendo medici, ospedali e assicurazioni a rivedere il proprio modello di business.
- Aumento del controllo governativo su prezzi e procedure, un’ipotesi che spaventa molti americani, spesso diffidenti verso l’intervento pubblico.
- Opposizione delle potenti lobby assicurative e farmaceutiche, disposte a investire centinaia di milioni di dollari per bloccare la riforma.
Con l’avvento di Donald Trump e, più recentemente, con il suo ritorno alla presidenza, la direzione sembra opposta. In passato, Trump ha tentato di smantellare parti dell’Obamacare, e oggi – insieme al suo Ministro per la Salute Robert Kennedy Jr. (noto per posizioni fortemente critiche nei confronti dei vaccini e per alcune tesi definite “complottiste”) – potrebbe ridimensionare ulteriormente i sussidi post-Covid, facendo lievitare il numero di persone senza copertura o con coperture inadeguate.
Nel 2025, molti sussidi scadranno; il loro rinnovo appare incerto e, se non si concretizzasse, 4 milioni di persone perderebbero la copertura. Questo andrebbe a restringere ulteriormente la platea di chi usufruisce di Medicare e Medicaid, riducendo il potere contrattuale del governo e lasciando maggiore spazio alle assicurazioni private per aumentare i premi. Un circolo che per molti cittadini è un incubo. Gli eventi di Manhattan – pur estremi – potrebbero diventare la punta di un iceberg di rabbia sociale crescente.
Prospettive future: una riforma possibile?
Il malcontento esploso con l’omicidio di Brian Thompson non ha trovato una risposta politica immediata. Le motivazioni che hanno spinto Luigi Mangione a sparare mettono a nudo il fallimento di un compromesso che, nel bene e nel male, regge da decenni. La libertà di mercato nella sanità americana ha generato opportunità e grandi profitti per ospedali, medici di alto livello e assicuratori, ma ha anche costruito barriere di accesso alle cure che per molti sono insormontabili.
Se da un lato i sondaggi mostrano che una parte considerevole della popolazione americana reclama interventi pubblici più incisivi, dall’altro la macchina legislativa è ostacolata da lobby fortissime e da un’opinione pubblica frammentata. Molti cittadini, infatti, hanno paura di perdere i vantaggi attuali (ad esempio la possibilità di scegliere medici e strutture in modo più flessibile) e temono un aumento delle tasse legato a un sistema universalistico.
In questo clima, è difficile prevedere cambiamenti immediati e drastici. Trump e Kennedy Jr. sembrano intenzionati ad arretrare sugli aspetti di copertura pubblica, mentre i democratici (orfani di un Obama ormai fuori dai giochi politici) non hanno ancora trovato un leader capace di trainare una riforma radicale come “Medicare For All”. Sullo sfondo, resta il caso Mangione, che molti americani hanno eretto a simbolo di protesta contro un sistema che spesso ti spinge a scegliere tra fallimento economico e rinuncia alle cure.
Conclusioni
La sanguinosa vicenda che si è verificata a New York ha messo in luce, una volta di più, quanto il sistema sanitario statunitense sia ancora pieno di falle e contraddizioni. Nonostante l’Affordable Care Act abbia esteso la copertura a milioni di americani, i costi alle stelle, le complicazioni burocratiche e l’onere del debito medico continuano a tormentare una fascia sempre più larga di popolazione. Il ritorno di Trump alla Casa Bianca nel 2025 getta ulteriori ombre su un futuro in cui, con ogni probabilità, i sussidi e la spesa pubblica per la sanità verranno ridotti, lasciando ai giganti assicurativi ancora più potere.
Dietro l’omicidio di Brian Thompson, dunque, si cela la disperazione di un Paese che – di fronte alla malattia – si ritrova a fare i conti con un meccanismo che molti percepiscono come ingiusto e incomprensibile. Resta aperto il dibattito su quale strada possa davvero portare a una sanità più accessibile e meno gravosa economicamente. Nel frattempo, la figura di Luigi Mangione continuerà a campeggiare sui social come controverso emblema di rivolta: un Davide che, in un gesto di violenza estrema, ha voluto attaccare frontalmente un Golia ben radicato nella cultura economica americana. E mentre in Europa osserviamo tutto questo con sgomento, emerge un interrogativo che tutti dovrebbero porsi: siamo proprio certi che le assicurazioni private, da sole, possano garantire il diritto alla salute?