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Trump e il ciclone alla Casa Bianca: dazi, grazia ai rivoltosi e addio a Oms e accordo di Parigi

21 gennaio 2025 9 min di lettura 213 visualizzazioni
Donald Trump seduto alla scrivania nello Studio Ovale
La nuova amministrazione Trump ha appena preso il via a Washington D.C., generando sconvolgimenti politici interni ed esteri che sembrano confermare tutte le promesse — e le minacce — lanciate durante la campagna elettorale. Con una valanga di decreti esecutivi, minacce di dazi e stravolgimenti normativi, il presidente mostra di voler imprimere una svolta rapida e radicale al corso degli Stati Uniti. Ecco tutto ciò che sta accadendo, dalle prime misure sulle tasse internazionali all’uscita clamorosa dall’Oms, fino al ripristino della pena di morte federale e allo stop agli aiuti all’estero.

1. Da Biden a Trump: la cancellazione dell’eredità democratica

Trump non ha perso tempo a ribaltare le principali iniziative ereditate dalla precedente amministrazione di Joe Biden. Ben oltre 200 azioni esecutive sono state firmate nel giro di poche ore dall’insediamento, colpendo temi chiave:


  • Accordo di Parigi sul clima: gli Stati Uniti escono nuovamente dall’intesa globale sul contenimento delle emissioni di CO₂. Questa scelta implica lo stop alle politiche sul climate change varate dopo l’adesione di Washington al patto;
  • Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms): Trump ha formalizzato il ritiro dall’agenzia ONU per la salute pubblica, con conseguenze che potrebbero rivelarsi rilevanti nella gestione futura di emergenze sanitarie e campagne vaccinali internazionali;
  • Minimum tax globale del 15%: dopo essere stato tra i Paesi leader nel sostegno al patto fiscale globale dell’Ocse, Biden aveva consolidato l’accordo per tassare le multinazionali in modo equo. Ora Trump ne ha decretato il ritiro, contestando quelli che definisce “prelievi extraterritoriali” sulle corporation americane;
  • Immigrazione: in cima alla lista c’è la promessa di rafforzare i confini e di inasprire i controlli contro chiunque non abbia i documenti in regola, come discusso fin dalla sua prima campagna presidenziale.


2. La guerra dei dazi: Canada, Messico e l’ipotesi di “ritorsioni” verso l’Europa

Il presidente ha scelto di non attendere i primi cento giorni per gettare il guanto di sfida sul piano economico. Ha infatti minacciato dazi del 25% contro Canada e Messico, con effetto già dal 1° febbraio. L’intenzione dichiarata è quella di proteggere le aziende americane e riportare le filiere industriali negli Stati Uniti.

Anche sull’Unione Europea incombe la prospettiva di nuove tariffe, specialmente per quei Paesi che applicano imposte digitali o regimi fiscali che, a giudizio di Trump, penalizzano le imprese di bandiera statunitensi. Il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha manifestato “rammarico” per la decisione, lasciando intendere che potrebbe generarsi una battaglia commerciale se il presidente americano andrà fino in fondo con le sue politiche di ritorsione.

3. Grazia ai rivoltosi di Capitol Hill

Tra i primi atti di governo, il presidente ha grazionato i circa 1.500 rivoltosi coinvolti nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Questa decisione ha suscitato scalpore: da un lato, perché si tratta di un provvedimento senza precedenti nella storia moderna del Paese; dall’altro, perché coinvolge persino alcune figure di primo piano dei gruppi estremisti, come l’ex leader dei Proud Boys Enrique Tarrio e il fondatore degli Oath Keepers Stewart Rhodes.

Molti dei rivoltosi avevano già ricevuto condanne definitive o patteggiamenti in tribunale. Secondo le organizzazioni per i diritti civili e parte dell’opinione pubblica, la scelta di Trump lancia un messaggio di impunità a chiunque abbia tentato di sovvertire il processo democratico.

4. Marco Rubio segretario di Stato: i nuovi assetti della diplomazia Usa

Nonostante il Senato fosse impegnato in discussioni serrate sui decreti e sui disegni di legge emergenziali, Marco Rubio è stato confermato all’unanimità come segretario di Stato. Poche ore dopo il suo giuramento, Rubio si è affrettato a presentare la nuova strategia di politica estera:


  • 100 miliardi di dollari di investimento nell’AI: revocata la policy di Biden in materia, si punta a formare una joint venture denominata Stargate con i colossi SoftBank, Oracle e OpenAI, con l’obiettivo di potenziare la ricerca sull’intelligenza artificiale e di proiettare gli Stati Uniti in testa in questa tecnologia.
  • Sospensione temporanea di miliardi di aiuti all’estero: lo scopo è rivedere le politiche di supporto internazionale affinché siano pienamente in linea con “gli interessi americani”.
  • Linea dura verso Cina e Iran: l’amministrazione intende riorientare sanzioni e accordi commerciali, minacciando di isolare diplomaticamente gli “Stati ostili agli interessi Usa”.


5. Il ritorno della pena di morte federale e le nuove direttive securitarie

Durante la presidenza di Joe Biden era stata dichiarata una moratoria sulla pena di morte federale, e si erano convertite 37 condanne capitali in ergastolo. Ora Trump ha subito ripristinato il boia federale, firmando un ordine che autorizza il procuratore generale a ricorrere alla pena capitale “indipendentemente da altri fattori” nei casi più gravi e soprattutto in presenza di crimini commessi da stranieri irregolari nel Paese o contro funzionari di polizia.

Contestualmente, l’amministrazione ha fatto sapere di voler tornare a una linea dura su tutte le questioni legate all’ordine pubblico, con retate mirate contro i migranti illegali e l’impiego dell’esercito al confine con il Messico.

6. Stop allo ius soli e battaglia legale degli Stati democratici

Tra i punti più controversi c’è senza dubbio l’abolizione dello ius soli, principio secondo cui un bambino nato sul territorio statunitense ottiene automaticamente la cittadinanza. La nuova norma prevede che i figli di immigrati illegali (oppure nel Paese con un visto non permanente) non ricevano più la cittadinanza.

La reazione dei governatori e sindaci democratici non si è fatta attendere: è stata lanciata un’azione legale per bloccare il provvedimento, ritenuto in palese violazione della Costituzione e delle leggi sull’immigrazione. La questione è destinata a finire davanti alla Corte Suprema, aprendo un contenzioso storico sul concetto di cittadinanza negli Stati Uniti.

7. Guerra alla diversità: l’abolizione della rivoluzione woke e il “sì” a due soli generi

Un altro decreto firmato dal presidente sancisce il riconoscimento esclusivo di due generi: maschio e femmina. Tutte le agenzie federali sono quindi chiamate a rimuovere definizioni inclusive delle persone transgender e a escludere trans e non-binary dai programmi di arruolamento dell’esercito.

Ciò comporta anche lo smantellamento di ogni campagna o iniziativa pubblica a favore della comunità LGBTQ+. Organizzazioni e associazioni civili hanno definito questa manovra una “guerra aperta alla diversità e ai diritti umani fondamentali”.

8. Emergenza nazionale al confine col Messico e il “Golfo d’America”

Già durante il suo primo mandato, Trump aveva definito l’immigrazione dal Messico una “minaccia per la sicurezza nazionale”. Ora rilancia con un nuovo proclama di emergenza al confine, inviando truppe militari e autorizzando la ripresa dei lavori di costruzione del famoso muro.

A scatenare l’ilarità dei social, ma anche le critiche della diplomazia, è la scelta di rinominare il “Golfo del Messico” in “Golfo dell’America”. Il presidente messicano, Claudia Sheinbaum, ha definito la proposta un “atto irrispettoso” e auspicato relazioni basate su “dialogo e cooperazione”.

9. Via libera alle trivellazioni e lo scontro sul clima

Trump ha cancellato il target del 50% di vendite di veicoli elettrici entro il 2030 — un traguardo simbolico adottato da Biden — e ha aperto all’espansione di nuovi siti di trivellazione in nome dell’indipendenza energetica e del “drill, baby, drill”. Secondo la linea dell’amministrazione, questo consentirebbe di rilanciare l’economia interna e di rinvigorire l’occupazione nel settore petrolifero.

La mossa contrasta con gli sforzi internazionali per contrastare il cambiamento climatico e il riscaldamento globale, tanto più che gli Stati Uniti si sono appena ritirati dall’Accordo di Parigi.

10. Sospensione degli aiuti all’estero e revisione di 90 giorni

Tra i decreti firmati spicca quello che blocca temporaneamente i fondi destinati all’assistenza estera. Trump lamenta che troppi soldi vengano spesi per cause che non portano benefici diretti agli Stati Uniti o che addirittura sarebbero “contrarie ai valori americani”.

La nuova strategia prevede un fermo di 90 giorni, durante i quali verrà stabilito se l’aiuto è “allineato con la politica estera del presidente” e gli interessi nazionali. Nella pratica, queste risorse erano già state stanziate dal Congresso, quindi la Casa Bianca dovrà fare i conti con i potenziali ostacoli legali.

11. Verso un nuovo ordine globale?

La raffica di iniziative firmate dal presidente Trump costituisce un terremoto geopolitico. L’impegno internazionale degli Usa, che tradizionalmente si manifestava attraverso il sostegno ad accordi multilaterali e alle agenzie Onu, si sta invertendo. Le possibili conseguenze includono:


  • Tensioni con gli alleati storici (Canada, Ue e Messico in primis) a causa di dazi e ritorsioni fiscali;
  • Fratture nei sistemi di cooperazione internazionale, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Accordo di Parigi sul clima, sconfessati dagli Usa;
  • Ripercussioni economiche non trascurabili, in quanto dazi e guerre commerciali potrebbero frenare la ripresa post-pandemia.


Conclusioni

La nuova stagione politica targata Trump promette di riorganizzare in modo profondo la struttura amministrativa americana, facendo leva su un ampio uso di decreti presidenziali e su un Congresso ancora a maggioranza repubblicana. L’obiettivo dichiarato è realizzare il programma “Make America Great Again” nei primi due anni di mandato, prima che un’eventuale ondata democratica alle elezioni di Midterm possa ribaltare gli equilibri.

Questo ciclone investe allo stesso tempo la politica interna e i rapporti con il resto del mondo. In un contesto di tensione crescente, i governi alleati e le grandi istituzioni internazionali osservano con preoccupazione l’andamento degli eventi. Le cause legali contro la stretta sulle migrazioni e l’abolizione dello ius soli potrebbero presto coinvolgere la Corte Suprema, segnando uno spartiacque costituzionale per gli Stati Uniti. Anche l’uscita dall’Oms e dall’Accordo di Parigi sul clima, così come la guerra dei dazi, stanno già producendo reazioni politiche e diplomatiche.

Non resta che attendere i prossimi mesi per capire se il “ciclone Trump” diventerà un uragano politico di proporzioni imprevedibili o se, superata la fase iniziale, assisteremo ad aggiustamenti e compromessi. L’unica certezza, per il momento, è che la Casa Bianca non è mai stata tanto al centro della scena come in queste prime settimane d’insediamento del nuovo presidente.

«Non prendete la nostra decisione di uscire da accordi internazionali come un ripiegamento — vogliamo rafforzare l’America e difendere il nostro interesse. Questo è un avviso a tutti coloro che cercano di approfittarsi di noi». (Donald Trump, primo discorso allo Studio Ovale dopo l’insediamento)
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