Il mistero del colore "Blu Egizio", il primo pigmento sintetico creato dall'umanità 5.200 anni fa al tempo dei Faraoni: gli scienziati moderni hanno scoperto che se illuminato con luce rossa questo antico colore blu emette "raggi infrarossi invisibili", aprendo la strada ai moderni inchiostri anti-falsificazione delle banconote e alle fibre ottiche!
Approfondimento
Quando ammiriamo nei musei del mondo la celebre corona azzurra del busto della regina Nefertiti, i gioielli delle tombe dei Faraoni o gli affreschi delle ville romane di Pompei, il nostro sguardo è catturato da un azzurro turchese intenso e luminoso che ha sfidato cinque millenni senza perdere un briciolo della sua vivacità: è il **"Blu Egizio"** (*caeruleum* per i Romani), che detiene il primato storico di essere **il primo pigmento colorato interamente sintetico mai fabbricato in laboratorio dall'essere umano** (comparso in Egitto già intorno al **3200 - 3100 a.C.**, oltre cinquemila anni fa!).
Poiché in natura i minerali azzurri sono rarissimi (il lapislazzuli doveva essere importato dall'Afghanistan e l'azzurrite di rame tendeva ad alterarsi diventando verde col tempo), gli antichi maestri vetrai e chimici egizi inventarono una ricetta chimica ad altissima precisione: mescolavano insieme **sabbia silicea del deserto (quarzo), calcare macinato, limatura di rame o minerale di malachite** e un fondente alcalino naturale, il **natron**, e cuocevano l'impasto in fornaci alimentate a mantice a una temperatura che doveva restare costantemente compresa tra gli **850 e i 1.000 gradi Celsius** per molte ore.
Dal forno usciva un nuovo composto cristallino artificiale, un **tetrasilicato di calcio e rame** ($CaCuSi_4O_{10}$, identico al rarissimo minerale naturale *cuprorivaite* scoperto per la prima volta sul Monte Vesuvio!), che macinato più o meno finemente regalava tutte le sfumature dal blu notte al celeste chiaro. Con il crollo dell'Impero Romano la ricetta esatta della cottura andò perduta per oltre mille anni, finché all'inizio dell'Ottocento il grande chimico inglese Sir Humphry Davy (studiando un vasetto di pigmento trovato negli scavi di Pompei) non riuscì a ricrearlo in laboratorio.
Ma la scoperta più sbalorditiva sul Blu Egizio è arrivata soltanto nel **2009-2013** grazie ai fisici e ai chimici dei materiali del *Lawrence Berkeley National Laboratory* e dell'Università della Georgia: illuminando un granello di Blu Egizio antico con una semplice luce visibile rossa, gli scienziati hanno scoperto che il pigmento dei Faraoni possiede una straordinaria **luminescenza nel vicino infrarosso (NIR)**! Ogni singolo fotone di luce visibile assorbito dal Blu Egizio fa emettere al cristallo un flusso potentissimo di **raggi infrarossi a 910 nanometri** (invisibili all'occhio umano nudo, ma che brillano come un faro accecante se inquadrati con una semplice fotocamera dotata di filtro a infrarossi!).
Questo "superpotere" fisico ha rivoluzionato due campi moderni: da un lato permette oggi agli archeologi dei musei (dal British Museum ai Musei Vaticani) di fotografare all'infrarosso le statue di marmo greche e romane che sembrano completamente bianche, facendo **brillare al buio anche un solo microscopico granello di Blu Egizio rimasto nei pori del marmo** e svelando come erano dipinte a colori le statue antiche; dall'altro lato i nanotecnologi hanno scoperto che sfogliando il Blu Egizio in "nanofogli" sottili un miliardesimo di metro si ottiene un materiale hi-tech eccezionale per gli **inchiostri di sicurezza anti-falsificazione delle banconote**, per i telecomandi ottici e per l'imaging biomedico dei tessuti profondi (perché i raggi infrarossi a 910 nm attraversano la pelle umana senza danneggiarla!).
Poiché in natura i minerali azzurri sono rarissimi (il lapislazzuli doveva essere importato dall'Afghanistan e l'azzurrite di rame tendeva ad alterarsi diventando verde col tempo), gli antichi maestri vetrai e chimici egizi inventarono una ricetta chimica ad altissima precisione: mescolavano insieme **sabbia silicea del deserto (quarzo), calcare macinato, limatura di rame o minerale di malachite** e un fondente alcalino naturale, il **natron**, e cuocevano l'impasto in fornaci alimentate a mantice a una temperatura che doveva restare costantemente compresa tra gli **850 e i 1.000 gradi Celsius** per molte ore.
Dal forno usciva un nuovo composto cristallino artificiale, un **tetrasilicato di calcio e rame** ($CaCuSi_4O_{10}$, identico al rarissimo minerale naturale *cuprorivaite* scoperto per la prima volta sul Monte Vesuvio!), che macinato più o meno finemente regalava tutte le sfumature dal blu notte al celeste chiaro. Con il crollo dell'Impero Romano la ricetta esatta della cottura andò perduta per oltre mille anni, finché all'inizio dell'Ottocento il grande chimico inglese Sir Humphry Davy (studiando un vasetto di pigmento trovato negli scavi di Pompei) non riuscì a ricrearlo in laboratorio.
Ma la scoperta più sbalorditiva sul Blu Egizio è arrivata soltanto nel **2009-2013** grazie ai fisici e ai chimici dei materiali del *Lawrence Berkeley National Laboratory* e dell'Università della Georgia: illuminando un granello di Blu Egizio antico con una semplice luce visibile rossa, gli scienziati hanno scoperto che il pigmento dei Faraoni possiede una straordinaria **luminescenza nel vicino infrarosso (NIR)**! Ogni singolo fotone di luce visibile assorbito dal Blu Egizio fa emettere al cristallo un flusso potentissimo di **raggi infrarossi a 910 nanometri** (invisibili all'occhio umano nudo, ma che brillano come un faro accecante se inquadrati con una semplice fotocamera dotata di filtro a infrarossi!).
Questo "superpotere" fisico ha rivoluzionato due campi moderni: da un lato permette oggi agli archeologi dei musei (dal British Museum ai Musei Vaticani) di fotografare all'infrarosso le statue di marmo greche e romane che sembrano completamente bianche, facendo **brillare al buio anche un solo microscopico granello di Blu Egizio rimasto nei pori del marmo** e svelando come erano dipinte a colori le statue antiche; dall'altro lato i nanotecnologi hanno scoperto che sfogliando il Blu Egizio in "nanofogli" sottili un miliardesimo di metro si ottiene un materiale hi-tech eccezionale per gli **inchiostri di sicurezza anti-falsificazione delle banconote**, per i telecomandi ottici e per l'imaging biomedico dei tessuti profondi (perché i raggi infrarossi a 910 nm attraversano la pelle umana senza danneggiarla!).


