La "Sinfonia Incompiuta" e la "Maledizione della Nona Sinfonia": perché nella storia della musica classica Beethoven, Schubert, Dvořák, Mahler e Bruckner morirono tutti subito dopo aver scritto la loro Nona Sinfonia?
Approfondimento
Nella storia della musica colta occidentale esiste una singolare coincidenza numerica che per oltre un secolo ha terrorizzato i più grandi compositori sinfonici europei: la cosiddetta "Maledizione della Nona" (Fluch der Neunten).
Il limite invalicabile di Beethoven:
Tutto nacque con Ludwig van Beethoven, che dopo aver composto la sua immortale Nona Sinfonia in Re minore op. 125 (con l'"Inno alla Gioia", 1824) morì nel 1827 mentre aveva appena abbozzato i primi appunti della Decima. Da quel momento parve che nessun grande sinfonista romantico riuscisse a superare il traguardo della numero 9: Franz Schubert morì a soli 31 anni nel 1828 lasciando come ultima opera la "Grande" Sinfonia (oggi catalogata come Nona); il boemo Antonín Dvořák compose la celebre Sinfonia n. 9 "Dal Nuovo Mondo" (1893) e morì senza scriverne una decima; l'austriaco Anton Bruckner, ossessionato dai numeri, dedicò la sua Nona Sinfonia "all'amato Dio" ma morì nel 1896 prima ancora di riuscire a completarne il finale!
Il trucco scaramantico di Gustav Mahler che non funzionò:
Chi visse con autentico terrore psicologico questa coincidenza fu il grande compositore boemo-austriaco Gustav Mahler (1860-1911). Dopo aver terminato la sua monumentale Ottava Sinfonia ("Sinfonia dei Mille"), Mahler ebbe un'idea per ingannare il destino: quando compose la sua nuova grande sinfonia per voci e orchestra, rifiutò di darle il numero 9 e la intitolò invece "Das Lied von der Erde" ("Il canto della Terra")! Convinto di aver ormai superato indenne lo scoglio della nona opera sinfonica, Mahler scrisse serenamente la sinfonia successiva chiamandola ufficialmente "Sinfonia n. 9"... ma appena terminata la partitura, morì a Vienna di endocardite batterica a soli 50 anni lasciando incompiuta la Decima! A spezzare finalmente la superstizione nel Novecento furono poi Dmitrij Šostakovič (che arrivò a 15 sinfonie) e Philip Glass.
Il limite invalicabile di Beethoven:
Tutto nacque con Ludwig van Beethoven, che dopo aver composto la sua immortale Nona Sinfonia in Re minore op. 125 (con l'"Inno alla Gioia", 1824) morì nel 1827 mentre aveva appena abbozzato i primi appunti della Decima. Da quel momento parve che nessun grande sinfonista romantico riuscisse a superare il traguardo della numero 9: Franz Schubert morì a soli 31 anni nel 1828 lasciando come ultima opera la "Grande" Sinfonia (oggi catalogata come Nona); il boemo Antonín Dvořák compose la celebre Sinfonia n. 9 "Dal Nuovo Mondo" (1893) e morì senza scriverne una decima; l'austriaco Anton Bruckner, ossessionato dai numeri, dedicò la sua Nona Sinfonia "all'amato Dio" ma morì nel 1896 prima ancora di riuscire a completarne il finale!
Il trucco scaramantico di Gustav Mahler che non funzionò:
Chi visse con autentico terrore psicologico questa coincidenza fu il grande compositore boemo-austriaco Gustav Mahler (1860-1911). Dopo aver terminato la sua monumentale Ottava Sinfonia ("Sinfonia dei Mille"), Mahler ebbe un'idea per ingannare il destino: quando compose la sua nuova grande sinfonia per voci e orchestra, rifiutò di darle il numero 9 e la intitolò invece "Das Lied von der Erde" ("Il canto della Terra")! Convinto di aver ormai superato indenne lo scoglio della nona opera sinfonica, Mahler scrisse serenamente la sinfonia successiva chiamandola ufficialmente "Sinfonia n. 9"... ma appena terminata la partitura, morì a Vienna di endocardite batterica a soli 50 anni lasciando incompiuta la Decima! A spezzare finalmente la superstizione nel Novecento furono poi Dmitrij Šostakovič (che arrivò a 15 sinfonie) e Philip Glass.


