La "Guerra della Secchia Rapita" del 1325 tra Modena e Bologna: duemila caduti nella cruenta battaglia di Zappolino e i soldati modenesi che per beffare i bolognesi sconfitti staccarono la catena del pozzo fuori dalle mura portandosi a casa un semplice secchio di legno, custodito ancora oggi nella Ghirlandina!
Approfondimento
Chi visita il Palazzo Comunale e la torre della Ghirlandina a Modena può vedere un vecchio, umile secchio di legno cerchiato di ferro che da esattamente sette secoli è trattato come il trofeo più prezioso della città. Attorno a questo oggetto quotidiano ruota uno degli episodi più famosi del Medioevo italiano (reso immortale nel Seicento dal poema eroicomico "La secchia rapita" di Alessandro Tassoni): lo scontro fratricida tra la ghibellina Modena (fedele all'Imperatore e guidata da Passarino Bonacolsi) e la guelfa Bologna (fedele al Papa).

Contrariamente alla leggenda popolare secondo cui le due città si sarebbero dichiarate guerra per colpa del secchio, le ostilità duravano già da decenni per questioni di confini, castelli contesi lungo il fiume Panaro e supremazia politica in Emilia. Il 15 novembre 1325 i due eserciti si scontrarono ai piedi del castello di Zappolino in quella che fu una delle più grandi battaglie campali del Trecento italiano: trentamila fanti e duemila cavalieri bolognesi contro appena cinquemila fanti e duemila cavalieri modenesi.

Nonostante l'enorme inferiorità numerica, la cavalleria modenese e i mercenari tedeschi attaccarono di fianco travolgendo completamente le linee guelfe. Sul campo rimasero oltre duemila morti e i soldati modenesi inseguirono i bolognesi in rotta fin sotto le porte stesse delle mura di Bologna (Porta San Felice), distruggendo le chiuse dei canali e dando fuoco ai borghi esterni.

Proprio al momento di ritirarsi dopo aver umiliato i rivali davanti alle loro mura, un gruppo di soldati modenesi assetati si fermò a un pozzo d'acqua situato subito fuori Porta San Felice: per lasciare ai bolognesi uno sfregio che bruciasse più della sconfitta militare, tagliarono la catena del pozzo e si portarono via a Modena il secchio di legno pieno d'acqua, esponendolo in trionfo nella torre civica della Ghirlandina, dove non fu mai più restituito.
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