La recente riforma della magistratura, proposta dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio e approvata in prima lettura dalla Camera dei Deputati, ha riportato al centro del dibattito politico e mediatico il tema dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati. La discussione verte principalmente sull’introduzione della separazione delle carriere (tra giudici e pubblici ministeri), ma non si limita a questo. L’intero Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo di autogoverno dei magistrati, risulterebbe modificato nella sua struttura, con due Consigli separati e un nuovo organo disciplinare.

Tutto questo genera un forte scontro fra potere politico e potere giudiziario. Chi vede nella riforma un passo verso una maggiore chiarezza di ruoli, la considera la chiave per garantire un più giusto equilibrio tra accusa e giudice. Dall’altra parte, l’Associazione Nazionale Magistrati denuncia il rischio di minare la democrazia, togliendo forza e autonomia a un pilastro fondamentale dello Stato di diritto.

In questo articolo, cercheremo di spiegare in maniera completa cosa prevede la riforma, qual è la struttura della magistratura in Italia, quali sono i punti principali a favore e contro la separazione delle carriere, e perché questa modifica costituzionale potrebbe avere conseguenze profonde sulla giustizia e sulla vita del Paese.




1. Lo stato attuale della magistratura italiana

Per capire le novità introdotte dal disegno di legge costituzionale del governo, occorre prima inquadrare come funziona oggi la magistratura italiana. In estrema sintesi:

  • Funzione giudicante: i giudici emettono sentenze nei processi civili, penali e amministrativi.
  • Funzione requirente: i pubblici ministeri (PM) conducono le indagini, sostengono l’accusa nei processi penali, rappresentando l’interesse pubblico.


Attualmente, tutti i magistrati (giudici e PM) affrontano un percorso formativo e concorsuale comune. Nel corso della loro carriera, possono cambiare funzione (da PM a giudice o viceversa), anche se negli ultimi anni sono state introdotte limitazioni forti per ridurre queste transizioni. Oggi, per esempio, è consentito un solo passaggio nei primi nove anni di carriera.

Per quanto riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), esso è composto da:

  • Componenti “togati” (eletti dai magistrati).
  • Componenti “laici” (nominati dal Parlamento).
  • Presidente della Repubblica (che lo presiede).
  • Primo Presidente e Procuratore Generale della Corte di Cassazione.


Il CSM vigila sull’operato dei magistrati, si occupa di nomine, trasferimenti e procedimenti disciplinari. È considerato uno degli organi costituzionali più importanti per garantire l’indipendenza del potere giudiziario.




2. Cosa propone la riforma Nordio

Il disegno di legge costituzionale, approvato in prima lettura dalla Camera dei Deputati a maggio 2024, incide su sette articoli della Costituzione relativi alla giustizia (titolo IV, seconda parte). Le modifiche principali riguardano:

a) Separazione delle carriere tra giudici e PM
Non sarà più possibile, per un magistrato, cambiare funzione nel corso della carriera. All’inizio del proprio percorso, si dovrà scegliere se diventare giudice o pubblico ministero. Così, si avrà uno sdoppiamento netto delle carriere.

b) Due CSM separati
La riforma prevede la nascita di due Consigli Superiori: uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente. In tal modo, le funzioni di autogoverno sarebbero distinte, evitando (nelle intenzioni dei proponenti) che giudici e PM influenzino reciprocamente la propria autonomia.

c) Meccanismo di nomina
I membri dei nuovi CSM (sia quelli togati sia quelli cosiddetti “laici”) non verrebbero più eletti, bensì estratti a sorte da elenchi di magistrati (per la parte togata) e di professori universitari di materie giuridiche o avvocati (per la parte laica). Questo sistema mira a scongiurare il fenomeno delle “correnti” all’interno della magistratura.

d) Alta Corte disciplinare
Si introduce un nuovo organo chiamato “Alta Corte disciplinare”, composto da 15 membri, di cui 3 nominati dal Presidente della Repubblica. Avrà il compito di gestire i procedimenti disciplinari dei magistrati, sostituendo in parte il ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura (o dei due CSM separati).




3. Le ragioni di chi sostiene la riforma

Secondo i promotori (principalmente esponenti della maggioranza di centrodestra, ma non solo):

  • Maggiore imparzialità dei giudici
  • Separare fin dall’inizio la carriera di un magistrato significa evitare qualsiasi commistione tra chi accusa e chi giudica. Il giudice dev’essere il “terzo” imparziale, e non deve provenire – anche solo potenzialmente – dalla Procura.

  • Riduzione delle “correnti”
  • Il sistema di estrazione a sorte per i membri dei due CSM viene presentato come l’unico modo per eliminare o quantomeno ridurre drasticamente le logiche correntizie che, negli anni, avrebbero minato la credibilità della magistratura.

  • Più chiarezza nel ruolo del PM
  • Se il pubblico ministero è nettamente distinto dalla figura del giudice, risulta più evidente la sua funzione di parte “accusatrice” all’interno del processo, e di conseguenza si favorisce un contraddittorio più lineare con la difesa.


Per sostenere questa tesi, si cita spesso il fatto che, attualmente, meno del 10% dei magistrati effettua due cambi di funzione (e un 16% ne effettua uno solo): la riforma, in sostanza, fotograferebbe e renderebbe più trasparente la situazione di fatto, eliminando però margini di confusione.




4. Le critiche e i timori dei contrari

Dall’altro lato, l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), molti costituzionalisti e diverse forze politiche di opposizione sostengono che la riforma:

  • Non risolve i problemi concreti della giustizia
  • La lentezza dei processi e il sovraccarico delle cause pendenti (civili e penali) dipendono da fattori strutturali (mancanza di personale, inefficienze logistiche, ecc.) non affrontati dalla riforma. Separare le carriere non velocizzerebbe i procedimenti.

  • Indebolisce il potere giudiziario
  • Dividere la magistratura in due rami separati (giudicanti e requirenti) e scindere il CSM rischia di ridurre la forza complessiva di questo potere dello Stato, a vantaggio di quello politico. Due organi più piccoli avrebbero meno potere contrattuale rispetto al governo e al Parlamento.

  • Isola il pubblico ministero
  • Il PM rischierebbe di diventare “un funzionario” più esposto alle pressioni esterne. Se la carriera del PM si separa del tutto da quella del giudice, diventa più facile che la politica possa esercitare influenza o pressione su chi indaga, specie in inchieste sensibili (corruzione, malaffare politico, ecc.).

  • Metodo dell’estrazione a sorte discutibile
  • Se da un lato potrebbe limitare il fenomeno delle correnti, dall’altro non garantisce la competenza o la rappresentatività dei magistrati eletti. Anche la parte “laica” estratta a sorte (professori, avvocati) potrebbe non rispecchiare alcun criterio di equilibrio tra le varie esperienze professionali.





5. Il contesto storico: un dibattito ultraventennale

Non è la prima volta che in Italia si parla di separazione delle carriere. Già all’Assemblea Costituente, nel 1947, il tema emerse con forza, senza però prevalere. Negli anni ’90, con il debutto della “Seconda Repubblica” e l’ascesa di Silvio Berlusconi, la questione giustizia divenne centrale; il centrodestra – in particolare Forza Italia – avanzò spesso la proposta di separare PM e giudici.

Nel 1998, la Commissione bicamerale presieduta da Massimo D’Alema valutò l’idea, senza però arrivare a una riforma conclusiva. Più di recente, il governo Draghi (2022) ha introdotto una nuova limitazione al passaggio di funzione (un solo cambio nei primi 9 anni), ma si è fermato lì. Ora, con il disegno di legge Nordio, si torna a una riforma di ampia portata, addirittura costituzionale, che cambierebbe alla radice l’assetto della magistratura.




6. L’iter legislativo e i possibili scenari

Trattandosi di riforma costituzionale, il disegno di legge dovrà passare per quattro letture in Parlamento (due alla Camera e due al Senato). Se nella seconda votazione in ciascuna Camera non si raggiungeranno i due terzi dei voti favorevoli, si potrà (o dovrà) ricorrere a un referendum confermativo. Ciò significa che la strada è ancora lunga:

  • Prima approvazione: la Camera ha già dato il via libera, il testo passa ora al Senato.
  • Seconda approvazione: dopo l’eventuale via libera del Senato, la legge deve essere di nuovo esaminata dalla Camera (e poi ancora dal Senato).
  • Possibile referendum: se non vi è la maggioranza qualificata di due terzi, è probabile uno scontro finale davanti alla platea elettorale.


Nell’ipotesi che la riforma diventi legge costituzionale, le sue conseguenze – dalla separazione delle carriere alla duplice natura del CSM, fino alla nascita dell’Alta Corte disciplinare – richiederebbero una fase di attuazione probabilmente lunga e complessa. Nel frattempo, il clima potrebbe surriscaldarsi: si intravede infatti il rischio di un ennesimo braccio di ferro tra politica e magistratura.




7. Prospettive: tra fiducia e critiche

I sondaggi mostrano che la magistratura in Italia resta uno degli organi dello Stato con un discreto livello di fiducia popolare, anche se è accompagnato da un paradosso: due italiani su tre ritengono che la giustizia nel Paese “non funzioni bene”. Ciò riflette la percezione di lungaggine e inefficienza, a fronte però di un apprezzamento del ruolo di controllo svolto da PM e giudici contro l’illegalità e la corruzione.

Per molti cittadini, la riforma Nordio rischia di indebolire la funzione di garanzia della magistratura. Ma c’è anche chi ritiene necessario un riassetto più chiaro, in cui le “carriere” non si sovrappongano e il CSM non sia condizionato da correnti politiche o da cordate interne. In ogni caso, il dibattito si trascina da decenni, spesso condizionato dagli eventi di cronaca giudiziaria che hanno visto protagonisti politici di primo piano.




Conclusioni

La riforma Nordio rappresenta il tentativo più deciso, negli ultimi anni, di ridefinire l’equilibrio tra poteri dello Stato: da un lato, la politica (Parlamento e governo), dall’altro, la magistratura. La separazione delle carriere e il sdoppiamento del CSM in due organi distinti potranno essere letti come un rafforzamento della trasparenza e dell’imparzialità, oppure come un attacco all’autonomia e all’unitarietà del potere giudiziario.

Se si vogliono davvero affrontare le criticità concrete della giustizia – dai processi troppo lunghi all’arretrato civile e penale – occorreranno investimenti mirati in risorse umane e infrastrutture, al di là delle modifiche costituzionali. Nel frattempo, la discussione su questa riforma, già piuttosto tesa, continuerà nei mesi a venire, chiamando in causa tutti i cittadini e la loro visione di equilibri tra poteri, di garanzie democratiche e di tutela dei diritti.

Resta da vedere se, durante l’iter parlamentare, il testo verrà cambiato in modo significativo, limando alcuni aspetti più controversi. In caso di referendum confermativo, sarà fondamentale che l’opinione pubblica abbia informazioni chiare e non si limiti allo scontro ideologico “pro o contro la magistratura”. Solo così si potrà dare una risposta realmente aderente alle necessità di riformare – in meglio – il settore della giustizia in Italia.