Il rumore non è solo volume: è esposizione
In officina si parla spesso di rumore come se fosse una sensazione: “oggi c’è casino”, “questa macchina urla”, “con il flessibile non si sente niente”. Ma la prevenzione non può basarsi sulla sensazione. Deve guardare l’esposizione reale: quanto rumore, per quanto tempo, con quali picchi, vicino a quali sorgenti, con quali pause, con quali DPI e con quali altri rischi presenti.
Una smerigliatrice usata dieci minuti non pesa come una smerigliatrice usata per ore. Un colpo secco non pesa come una giornata piena di urti metallici. Un reparto dove lavorano più macchine insieme non si valuta come una singola postazione isolata.
Il rumore non va giudicato solo da quanto dà fastidio. Va valutato da quanto entra nella giornata del lavoratore.
Il D.Lgs. 81/2008 prevede che il datore di lavoro valuti l’esposizione dei lavoratori al rumore durante il lavoro, prendendo in considerazione livello, tipo e durata dell’esposizione, inclusa l’esposizione a rumore impulsivo. Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 190.
I valori di legge: 80, 85 e 87 dB(A)
La normativa italiana distingue valori inferiori di azione, valori superiori di azione e valori limite di esposizione. Il D.Lgs. 81/2008 indica:
RUMORE - D.LGS. 81/2008
Valore inferiore di azione:
LEX,8h = 80 dB(A)
ppeak = 135 dB(C)
Valore superiore di azione:
LEX,8h = 85 dB(A)
ppeak = 137 dB(C)
Valore limite di esposizione:
LEX,8h = 87 dB(A)
ppeak = 140 dB(C)
Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 189.
Questi numeri non sono decorativi. Servono a stabilire quando il rischio deve far scattare misure precise. L’esposizione giornaliera normalizzata a otto ore non è il rumore “sentito in un momento”, ma una valutazione complessiva della giornata lavorativa.
La differenza tra 80 e 85 dB(A) non va trattata come piccola. La scala dei decibel è logaritmica: aumenti apparentemente modesti possono significare una crescita importante dell’energia sonora. Per questo dire “sono solo pochi decibel in più” è spesso un errore.
Flessibile, martellate, saldatura e macchine: il rumore si somma
Un reparto metalmeccanico raramente ha una sola sorgente di rumore. Il lavoratore può essere esposto a molte sorgenti durante lo stesso turno:
- smerigliatrici angolari;
- dischi da taglio e da sbavo;
- martellate su lamiera;
- compressori;
- aspiratori;
- saldatrici e accessori;
- carrelli elevatori;
- urti metallici;
- macchine di piegatura o formatura;
- pezzi spostati su banchi e cavalletti;
- ventilazione industriale;
- altri lavoratori che tagliano, molano o battono.
Il problema non è solo la singola macchina. È la combinazione. Un lavoratore può usare il flessibile per un’ora, poi stare vicino a un collega che mola, poi spostare lamiera, poi lavorare accanto a un aspiratore rumoroso. La giornata reale è fatta di sovrapposizioni.
In officina il rumore non arriva sempre da quello che stai facendo tu. A volte arriva da tutto quello che ti lavora intorno.
Il rumore impulsivo: il colpo che sembra breve ma pesa
Il rumore impulsivo è quello dei colpi secchi: martellate, urti metallici, pezzi che cadono, lamiere che sbattono, attrezzature che colpiscono il banco. Spesso viene sottovalutato perché dura poco. Ma proprio perché è improvviso e intenso, può essere rilevante nella valutazione del rischio.
L’art. 190 del D.Lgs. 81/2008 richiama espressamente la necessità di considerare anche l’esposizione a rumore impulsivo nella valutazione del rumore. Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 190.
Un ambiente dove si batte spesso lamiera, si assestano pezzi, si scaricano tubi o si lavora su strutture metalliche non va valutato solo sul rumore continuo delle macchine.
Quando l’orecchio si abitua, il rischio resta
Uno degli errori più comuni è pensare che l’abitudine protegga. “Ormai ci sono abituato”. In realtà l’abitudine può essere il problema. Se un lavoratore non percepisce più il rumore come fastidio, non significa che l’orecchio sia protetto. Significa solo che il cervello ha imparato a conviverci.
Il danno da rumore può essere progressivo. Non sempre arriva con un evento drammatico. Può arrivare con anni di esposizione. Il Portale Agenti Fisici ricorda che l’ipoacusia da rumore è inclusa nelle tabelle INAIL delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura. Fonte: Portale Agenti Fisici, effetti avversi del rumore e ipoacusia.
Questo non significa che ogni lavoratore esposto a rumore svilupperà ipoacusia. Significa però che il rischio è riconosciuto e non può essere trattato come fastidio passeggero.
Segnali da non ignorare
Il rumore lascia segnali. Alcuni sono sottili. Altri diventano evidenti solo quando il problema è già avanzato.
- orecchie ovattate dopo il turno;
- fischi o ronzii;
- difficoltà a capire le parole in ambienti rumorosi;
- bisogno di alzare il volume della TV o del telefono;
- sensazione di stanchezza mentale dopo il lavoro;
- irritabilità legata al rumore continuo;
- difficoltà a distinguere segnali acustici;
- mal di testa dopo giornate rumorose;
- necessità di chiedere spesso di ripetere.
Questi segnali non bastano per una diagnosi. Ma se si ripetono, vanno segnalati e valutati. Non ha senso aspettare che il problema diventi stabile.
Cuffie o tappi: non esiste un DPI giusto per tutti
La protezione uditiva deve essere scelta in base al rumore reale, alla mansione, alla durata, al comfort, alla compatibilità con altri DPI e alla necessità di comunicare o sentire segnali di sicurezza.
Non esiste una risposta unica.
CUFFIE ANTIRUMORE
Vantaggi:
facili da indossare e togliere
controllo visibile
utili per esposizioni intermittenti
buone quando i tappi sono difficili da inserire bene
Limiti:
possono dare caldo
possono interferire con casco o visiera
possono perdere efficacia con occhiali o capelli
possono essere pesanti per uso prolungato
TAPPI AURICOLARI
Vantaggi:
leggeri
comodi con casco e visiera
utili per uso continuativo
meno ingombranti
Limiti:
devono essere inseriti correttamente
igiene importante
possono essere mal tollerati
se inseriti male proteggono molto meno
OTOPROTETTORI SU MISURA
Vantaggi:
migliore comfort
attenuazione più controllata
adatti a uso frequente
possibili filtri specifici
Limiti:
costo maggiore
richiedono gestione e manutenzione
non eliminano la necessità di valutazione del rumore
Il DPI migliore è quello adeguato al rischio e realmente utilizzabile per tutto il tempo necessario.
Il rischio dell’iperprotezione: non bisogna isolare il lavoratore
Proteggere troppo può sembrare un paradosso, ma esiste. Se una cuffia o un tappo riducono troppo il rumore, il lavoratore può non sentire segnali, avvisi, carrelli, colleghi, anomalie della macchina. Può sentirsi isolato, togliere il DPI per comunicare e finire esposto.
L’HSE britannico raccomanda di scegliere protezioni che riducano il rumore senza creare iperprotezione; indica che protezioni che portano il livello all’orecchio sotto 70 dB dovrebbero essere evitate perché possono creare difficoltà di comunicazione e di percezione dei segnali di avvertimento. Fonte: HSE, Hearing protection.
Questo punto è importante in officina. Non serve dare la cuffia “più forte” se poi il lavoratore non sente un muletto, un allarme o una voce di pericolo. Serve la protezione giusta.
Il DPI uditivo non deve isolare dal lavoro. Deve proteggere dal rumore senza cancellare la sicurezza intorno.
DPI sbagliati: quando ci sono ma non proteggono
Anche i DPI uditivi possono essere sbagliati.
- tappi inseriti male;
- tappi riutilizzati sporchi;
- cuffie con cuscinetti rovinati;
- cuffie che non chiudono bene per colpa degli occhiali;
- cuffie incompatibili con casco o visiera;
- DPI troppo scomodi e tolti spesso;
- attenuazione troppo bassa;
- attenuazione eccessiva;
- DPI non adatti al rumore impulsivo;
- protezioni non sostituite quando usurate;
- nessuna formazione su come indossarle.
Il D.Lgs. 81/2008 prevede che, quando i rischi derivanti dal rumore non possono essere evitati con altre misure, il datore di lavoro metta a disposizione dispositivi di protezione individuale dell’udito se l’esposizione supera i valori inferiori di azione e faccia tutto il possibile per assicurare che vengano indossati se l’esposizione raggiunge o supera i valori superiori di azione. Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 193.
I DPI devono inoltre essere scelti in modo da eliminare il rischio per l’udito o ridurlo al minimo, previa consultazione dei lavoratori o dei loro rappresentanti. Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 193.
Prima dei DPI: ridurre il rumore alla fonte
Come per fumi e polveri, anche per il rumore la protezione individuale non dovrebbe essere la prima e unica risposta. Prima bisogna provare a ridurre il rumore alla fonte e lungo il percorso.
L’art. 192 del D.Lgs. 81/2008 prevede che il datore di lavoro elimini i rischi alla fonte o li riduca al minimo e, in ogni caso, a livelli non superiori ai valori limite di esposizione, tenendo conto del progresso tecnico e delle misure disponibili. Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 192.
In officina, questo può significare:
- scegliere macchine meno rumorose;
- mantenere correttamente cuscinetti, carter, aspiratori e utensili;
- usare dischi adatti e non usurati;
- evitare colpi inutili su lamiera;
- ridurre urti metallici con appoggi o superfici adeguate;
- separare lavorazioni molto rumorose;
- schermare sorgenti rumorose;
- programmare le lavorazioni più rumorose;
- ridurre il tempo di permanenza vicino alla sorgente;
- usare cabine o barriere quando tecnicamente possibile.
Le cuffie proteggono l’orecchio. Ma una macchina meno rumorosa protegge anche l’ambiente di lavoro.
Il flessibile: rumore, vibrazioni e fatica mentale
Il flessibile non produce solo vibrazioni e polveri. Produce rumore acuto, continuo, spesso fastidioso, soprattutto quando lavora su lamiera. Se il disco è sbagliato, consumato, troppo spesso o la macchina è sottodimensionata, il taglio dura di più e il rumore dura di più.
Quando il lavoratore usa il flessibile per ore, il rumore si somma a:
- presa forte;
- vibrazioni mano-braccio;
- concentrazione sul taglio;
- rischio di impuntamento;
- scintille;
- postura;
- polveri;
- fatica del pulsante;
- comunicazione difficile con i colleghi.
Un lavoratore stanco dal rumore può sbagliare di più. Può non sentire richiami. Può comunicare peggio. Il rumore non danneggia solo l’udito: peggiora anche la qualità della presenza mentale nel reparto.
Saldatura, aspirazione e compressori: il rumore nascosto
Non bisogna pensare solo alle smerigliatrici. Anche l’aspirazione può essere rumorosa. I compressori possono creare fondo continuo. I carrelli possono produrre segnali acustici, urti e vibrazioni. Le lamiere grandi amplificano colpi e risonanze.
In una postazione di saldatura, l’attenzione va spesso ai fumi. Ma se l’aspiratore è rumoroso, se il reparto rimbomba, se accanto qualcuno mola, il saldatore resta esposto anche al rumore.
Una buona prevenzione deve guardare insieme:
- fumi;
- rumore;
- microclima;
- luce;
- postura;
- DPI respiratori;
- DPI uditivi;
- comunicazione e segnali di sicurezza.
La sicurezza non funziona a compartimenti stagni.
Sorveglianza sanitaria e controlli dell’udito
Il D.Lgs. 81/2008 prevede la sorveglianza sanitaria per i lavoratori la cui esposizione al rumore eccede i valori superiori di azione. La sorveglianza viene estesa ai lavoratori esposti a livelli superiori ai valori inferiori di azione su loro richiesta e se il medico competente ne conferma l’opportunità. Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 196.
Questo punto è concreto. Se un lavoratore è esposto a rumore importante, il controllo dell’udito non è un favore. È parte della prevenzione.
L’HSE, nelle proprie indicazioni, richiama la sorveglianza sanitaria dell’udito per i lavoratori esposti regolarmente oltre i valori superiori di azione o comunque a rischio. Fonte: HSE, Health surveillance for hearing.
Un esame audiometrico può aiutare a individuare precocemente problemi. Ma non deve diventare l’unica misura. Non serve misurare periodicamente il danno se nel frattempo non si riduce l’esposizione.
Zone rumorose e segnaletica
Quando il rumore supera certi livelli, non basta consegnare DPI e sperare. La normativa prevede anche misure organizzative. L’art. 192 del D.Lgs. 81/2008 prevede, tra le misure, la segnalazione e delimitazione dei luoghi di lavoro dove i lavoratori possono essere esposti a rumore sopra i valori superiori di azione, quando tecnicamente possibile e giustificato dal rischio, nonché la limitazione dell’accesso. Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 192.
In pratica, se una zona è rumorosa, chi entra deve saperlo. Non dovrebbe scoprirlo quando ormai è dentro senza protezione.
Formazione: mettere i tappi non è automatico
Molti DPI uditivi falliscono perché vengono usati male. I tappi non inseriti bene possono proteggere molto meno del previsto. Le cuffie con cuscinetti rovinati o schiacciati dagli occhiali possono perdere efficacia. Un lavoratore che toglie spesso la protezione per parlare resta esposto.
L’art. 195 del D.Lgs. 81/2008 prevede informazione e formazione per i lavoratori esposti a rischi derivanti dal rumore, con particolare riferimento alla natura del rischio, alle misure adottate, ai valori limite e di azione, ai risultati della valutazione, all’uso corretto dei DPI, all’utilità della sorveglianza sanitaria e alle procedure di lavoro sicure. Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 195.
La formazione deve essere pratica. Non basta dire “mettete le cuffie”. Bisogna spiegare quando, come, perché, con quale DPI e con quali limiti.
Il problema della comunicazione
In officina bisogna sentire anche alcune cose: un collega che chiama, un muletto che arriva, un allarme, una macchina che cambia rumore, un pezzo che si muove, un’anomalia. La protezione uditiva deve quindi essere scelta in modo intelligente.
Se per parlare bisogna togliere sempre le cuffie, il DPI non sta funzionando bene nella realtà. Se con i tappi non si sentono avvisi importanti, serve valutazione. Se la cuffia isola troppo, può creare un rischio diverso.
Possibili soluzioni, secondo il contesto:
- DPI con attenuazione adatta, non eccessiva;
- otoprotettori con filtri selettivi;
- cuffie compatibili con comunicazioni;
- segnali visivi oltre che acustici;
- zone di comunicazione più tranquille;
- organizzazione delle lavorazioni rumorose;
- formazione su quando non togliere i DPI.
Il rumore non deve essere ridotto cancellando la percezione del pericolo.
Cuffie rovinate e tappi sporchi: manutenzione anche qui
I DPI uditivi si consumano. Le cuffie hanno cuscinetti che si induriscono, si spaccano, si deformano. L’archetto può perdere pressione. I tappi riutilizzabili si sporcano, si rovinano, cambiano forma. I tappi monouso non dovrebbero diventare multiuso per risparmiare.
Un DPI usurato non va considerato ancora valido solo perché “c’è”.
CONTROLLARE LE CUFFIE
cuscinetti integri
archetto con pressione corretta
assenza di crepe
pulizia
compatibilità con occhiali/casco
nessuna deformazione evidente
CONTROLLARE I TAPPI
pulizia
integrità
forma
materiale non indurito
inserimento corretto
contenitore pulito se riutilizzabili
sostituzione se monouso
Il D.Lgs. 81/2008 prevede, in generale per i DPI, che il datore di lavoro li mantenga in efficienza e assicuri condizioni d’igiene mediante manutenzione, riparazioni e sostituzioni necessarie. Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 77.
Quando il rumore aumenta perché l’attrezzo è sbagliato
Un utensile sottodimensionato, un disco sbagliato o una macchina usurata possono aumentare il tempo e la qualità del rumore. Se il flessibile fatica, il taglio dura di più. Se il disco vibra, il rumore peggiora. Se una macchina ha cuscinetti rovinati, può diventare più rumorosa. Se un aspiratore ha filtri saturi, può lavorare male e fare più rumore.
Il rumore, quindi, non è solo un problema da coprire con le cuffie. A volte segnala anche attrezzature da rivedere.
- disco consumato;
- disco non adatto al materiale;
- macchina sottodimensionata;
- carter che vibra;
- cuscinetti usurati;
- aspiratore con filtro saturo;
- pezzi non bloccati che rimbombano;
- banchi metallici senza appoggi adeguati;
- urti inutili nella movimentazione.
Quando una macchina fa più rumore del normale, non bisogna solo alzare la protezione. Bisogna chiedersi perché.
Cosa deve fare l’azienda
In un reparto metalmeccanico, una gestione seria del rumore dovrebbe includere:
- valutazione fonometrica o stima tecnica affidabile quando necessaria;
- individuazione delle sorgenti principali;
- valutazione dell’esposizione reale per mansione;
- attenzione al rumore impulsivo;
- riduzione del rumore alla fonte;
- manutenzione delle macchine;
- separazione o delimitazione delle aree rumorose;
- scelta di DPI uditivi adeguati;
- formazione pratica;
- verifica dell’uso reale dei DPI;
- sorveglianza sanitaria quando prevista;
- aggiornamento della valutazione se cambiano macchine, tempi o lavorazioni.
Il Portale Agenti Fisici richiama che l’art. 190 del D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di effettuare la valutazione del rumore per individuare i lavoratori esposti e attuare interventi appropriati di prevenzione e protezione. Fonte: Portale Agenti Fisici, valutazione del rischio rumore.
Cosa deve fare il lavoratore
Il lavoratore deve usare correttamente i DPI previsti, non rimuovere protezioni senza autorizzazione e segnalare condizioni di pericolo. Questo vale anche per il rumore.
In pratica:
- indossare cuffie o tappi quando previsti;
- non toglierli durante lavorazioni rumorose;
- segnalare DPI scomodi o inefficaci;
- segnalare cuffie rotte o tappi inadatti;
- segnalare macchine diventate più rumorose;
- segnalare fischi, ovattamento o sintomi ricorrenti;
- chiedere chiarimenti se non si sa quale DPI usare;
- evitare di lavorare vicino a sorgenti rumorose senza protezione;
- non considerare “normale” il mal di testa da rumore.
Segnalare non significa fare polemica. Significa impedire che un rischio invisibile diventi permanente.
Formula utile per segnalare rumore elevato
Segnalo che durante le lavorazioni in officina il livello di rumore percepito è elevato e continuo, in particolare durante uso di flessibili, smerigliatrici, martellate su lamiera, macchine, aspiratori e movimentazione dei pezzi. Chiedo che venga verificata l’esposizione reale al rumore per mansione, considerando durata, rumore impulsivo, sorgenti vicine, DPI uditivi disponibili, formazione, manutenzione delle attrezzature e sorveglianza sanitaria quando prevista.
Formula utile per DPI uditivi non adatti
Segnalo che i DPI uditivi attualmente utilizzati non sembrano pienamente adatti alla lavorazione, perché risultano scomodi, incompatibili con altri DPI, difficili da indossare correttamente o non consentono una comunicazione sicura. Chiedo una verifica della scelta degli otoprotettori, dell’attenuazione necessaria, della compatibilità con casco, occhiali e visiera, e dell’eventuale rischio di iperprotezione.
Formula utile per cuffie o tappi usurati
Segnalo la necessità di verificare lo stato dei DPI uditivi, in particolare cuscinetti delle cuffie, pressione dell’archetto, pulizia, integrità, tappi riutilizzabili e criteri di sostituzione. DPI usurati, sporchi o non più efficienti possono non garantire la protezione prevista.
Formula utile per sintomi uditivi
Segnalo la presenza di sintomi ricorrenti dopo l’esposizione al rumore, come orecchie ovattate, fischi, ronzii, difficoltà a comprendere le parole o mal di testa dopo il turno. Chiedo che la situazione venga valutata nell’ambito del rischio rumore e, se necessario, portata all’attenzione del medico competente secondo le procedure previste.
La combinazione corretta
VALUTAZIONE
Misurare o stimare correttamente
Considerare durata
Considerare picchi impulsivi
Considerare mansioni reali
Considerare sorgenti vicine
RIDUZIONE ALLA FONTE
Macchine meno rumorose
Manutenzione
Dischi corretti
Pezzi bloccati
Meno urti metallici
Barriere o separazioni
Organizzazione delle lavorazioni
DPI UDITIVI
Cuffie o tappi adeguati
Attenuazione corretta
Niente iperprotezione
Compatibilità con altri DPI
Comfort reale
Formazione sull’uso
Sostituzione quando usurati
ORGANIZZAZIONE
Zone rumorose segnalate
Accesso limitato se necessario
Rotazione mansioni
Pause da rumore
Comunicazione sicura
Segnali visivi se servono
SALUTE
Audiometrie quando previste
Medico competente
Segnalazione sintomi
Controllo dei peggioramenti
Prevenzione prima del danno
Approfondimento critico
Il rumore è uno dei rischi più sottovalutati perché non interrompe subito la produzione. Una macchina che fuma obbliga a fermarsi. Un disco rotto fa paura. Un taglio si vede. Il rumore invece accompagna. Diventa ambiente. Diventa abitudine. Diventa il sottofondo normale della giornata.
Ma il corpo non distingue tra rumore “normale” e rumore “di lavoro”. L’orecchio riceve. Il cervello filtra. La fatica aumenta. La comunicazione peggiora. Il lavoratore torna a casa con la testa piena, le orecchie ovattate, il bisogno di silenzio. Finché il fischio non passa più.
Il danno da rumore non chiede attenzione con il sangue. La chiede con il silenzio che comincia a mancare.
Un’officina seria non misura la sicurezza solo da quanti incidenti evita. La misura anche da quanti danni lenti impedisce: udito che non peggiora, comunicazione che resta possibile, macchine mantenute, DPI scelti bene, lavoratori che non devono scegliere tra sentire un allarme e proteggersi le orecchie.
Il rumore non è parte del carattere metalmeccanico. È un rischio da governare.
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- Libri e manuali sul D.Lgs. 81/2008 e sicurezza sul lavoro
- Manuali sul rischio rumore nei luoghi di lavoro
- Quaderni per segnalazioni di sicurezza e sintomi ricorrenti
- Raccoglitori per schede tecniche DPI e documenti di lavoro
- Agende per turni, pause, mansioni e manutenzioni
Fonti principali consultate
- D.Lgs. 81/2008, art. 189, valori limite di esposizione e valori di azione
- D.Lgs. 81/2008, art. 190, valutazione del rischio rumore
- D.Lgs. 81/2008, art. 192, misure di prevenzione e protezione
- D.Lgs. 81/2008, art. 193, uso dei dispositivi di protezione individuale dell’udito
- D.Lgs. 81/2008, art. 195, informazione e formazione dei lavoratori
- D.Lgs. 81/2008, art. 196, sorveglianza sanitaria
- D.Lgs. 81/2008, art. 77, manutenzione e sostituzione dei DPI
- Portale Agenti Fisici, valutazione del rischio rumore
- Portale Agenti Fisici, ipoacusia da rumore e malattia professionale
- Portale Agenti Fisici, documentazione relativa al rumore
- HSE, hearing protection
- HSE, health surveillance for hearing
- HSE, Controlling noise at work
Il rumore in officina non è semplice fastidio.
È un rischio che va valutato, ridotto e controllato. Flessibili, smerigliatrici, martellate, macchine, aspiratori, compressori, carrelli e urti metallici possono costruire un’esposizione importante anche quando nessuna singola sorgente sembra eccezionale.
La legge italiana prevede valori di azione e limite, valutazione del rischio, misure di prevenzione, DPI uditivi adeguati, formazione e sorveglianza sanitaria quando prevista. Le cuffie e i tappi servono, ma non bastano se sono scelti male, usati male, usurati o incompatibili con il lavoro reale. E non devono sostituire la riduzione del rumore alla fonte.
Il danno alle orecchie non fa scena, ma resta. Per questo il rumore non va sopportato come parte inevitabile dell’officina. Va governato prima che diventi silenzio perso.