La vera storia del "Wasabi", del "Ketchup" e quella incredibile dei "Chupa Chups" (1958): il lecca-lecca su stecco fu inventato a Barcellona da Enric Bernat perché i bambini si sporcavano le dita tirando fuori le caramelle di bocca ("mangiare un dolce con la forchetta"), e il celebre logo giallo a margherita fu disegnato in un'ora al bar sul foglio di un giornale dal pittore Salvador Dalí!
Approfondimento
Ogni volta che scartiamo un lecca-lecca **Chupa Chups**, teniamo letteralmente tra le dita un'opera grafica originale disegnata da uno dei più grandi maestri dell'arte del XX secolo: il pittore surrealista catalano **Salvador Dalí**!
La storia di questo dolcetto planetario iniziò negli anni Cinquanta in Spagna grazie a **Enric Bernat** (1923-2003), nipote di un pasticcere di Barcellona che aveva rilevato nelle Asturie una fabbrica di confetture e caramelle (*Granja Asturias*). Da imprenditore attento, Bernat fece fare uno studio sulle abitudini di consumo dei dolci e notò due cose che nessun fabbricante di caramelle aveva mai preso sul serio: in primo luogo oltre il 65 per cento delle caramelle veniva mangiato dai **bambini sotto i sedici anni**; in secondo luogo, poiché le caramelle sferiche dell'epoca erano grandi e duravano a lungo, i bambini se le toglievano continuamente di bocca con le dita per guardarle, farle riposare o metterle in tasca, **appiccicandosi di zucchero le mani, i vestiti e i capelli e facendo arrabbiare tutte le mamme**!
Nel **1957-1958** Enric Bernat ebbe il lampo di genio: *«Il mondo ha bisogno di una caramella che si possa mangiare con una forchetta!»*. Fece infilare una caramella rotonda in cima a un piccolo bastoncino di legno (sostituito anni dopo da un bastoncino cavo di plastica bianca con un piccolo foro trasversale in cima: se ci fate caso, quando finite un Chupa Chups c'è un buco che attraversa la punta del bastoncino; non è un fischietto, ma serve affinché durante la produzione lo sciroppo di zucchero bollente entri dentro il foro e solidificandosi formi un "gancio interno" che impedisce alla pallina dura di staccarsi dallo stecco e andare di traverso in gola ai bambini!). Inizialmente voleva chiamarlo *"GOL"* (immaginando la caramella rotonda come un pallone da calcio che entrava nella porta aperta della bocca!), ma un pubblicitario gli suggerì il verbo spagnolo *chupar* ("succhiare"), da cui nacque il jingle radiofonico *«Chupa, chupa, chupa un Chups!»*.
Nel **1969**, volendo conquistare i mercati di tutto il mondo, Enric Bernat andò a Figueres a trovare il suo illustre connazionale **Salvador Dalí** e gli offrì un compenso principesco per ridisegnare il marchio.
Seduto al tavolino di una caffetteria all'aperto, **Dalí impiegò meno di un'ora**: prese un foglio di giornale e disegnò attorno alla scritta rossa *Chupa Chups* la celebre ** sagoma ondulata di una margherita giallo oro** (usando i due colori caldi della bandiera spagnola, il rosso e il giallo!). Ma il vero colpo di genio di Dalí non fu solo il disegno, bensì il **punto esatto in cui impose a Bernat di stamparlo sulla carta**: fino ad allora tutte le caramelle del mondo avevano il marchio stampato di lato (dove veniva piegato e stropicciato quando si chiudeva l'incarto!). Dalí ordinò invece che la margherita gialla fosse **centrata esattamente sopra la cupola superiore della sfera**, in modo che da qualunque angolazione un bambino guardasse l'espositore sul bancone del bar, il fiore giallo di Dalí rimanesse sempre intero, piatto e perfettamente leggibile come un piccolo sole!
La storia di questo dolcetto planetario iniziò negli anni Cinquanta in Spagna grazie a **Enric Bernat** (1923-2003), nipote di un pasticcere di Barcellona che aveva rilevato nelle Asturie una fabbrica di confetture e caramelle (*Granja Asturias*). Da imprenditore attento, Bernat fece fare uno studio sulle abitudini di consumo dei dolci e notò due cose che nessun fabbricante di caramelle aveva mai preso sul serio: in primo luogo oltre il 65 per cento delle caramelle veniva mangiato dai **bambini sotto i sedici anni**; in secondo luogo, poiché le caramelle sferiche dell'epoca erano grandi e duravano a lungo, i bambini se le toglievano continuamente di bocca con le dita per guardarle, farle riposare o metterle in tasca, **appiccicandosi di zucchero le mani, i vestiti e i capelli e facendo arrabbiare tutte le mamme**!
Nel **1957-1958** Enric Bernat ebbe il lampo di genio: *«Il mondo ha bisogno di una caramella che si possa mangiare con una forchetta!»*. Fece infilare una caramella rotonda in cima a un piccolo bastoncino di legno (sostituito anni dopo da un bastoncino cavo di plastica bianca con un piccolo foro trasversale in cima: se ci fate caso, quando finite un Chupa Chups c'è un buco che attraversa la punta del bastoncino; non è un fischietto, ma serve affinché durante la produzione lo sciroppo di zucchero bollente entri dentro il foro e solidificandosi formi un "gancio interno" che impedisce alla pallina dura di staccarsi dallo stecco e andare di traverso in gola ai bambini!). Inizialmente voleva chiamarlo *"GOL"* (immaginando la caramella rotonda come un pallone da calcio che entrava nella porta aperta della bocca!), ma un pubblicitario gli suggerì il verbo spagnolo *chupar* ("succhiare"), da cui nacque il jingle radiofonico *«Chupa, chupa, chupa un Chups!»*.
Nel **1969**, volendo conquistare i mercati di tutto il mondo, Enric Bernat andò a Figueres a trovare il suo illustre connazionale **Salvador Dalí** e gli offrì un compenso principesco per ridisegnare il marchio.
Seduto al tavolino di una caffetteria all'aperto, **Dalí impiegò meno di un'ora**: prese un foglio di giornale e disegnò attorno alla scritta rossa *Chupa Chups* la celebre ** sagoma ondulata di una margherita giallo oro** (usando i due colori caldi della bandiera spagnola, il rosso e il giallo!). Ma il vero colpo di genio di Dalí non fu solo il disegno, bensì il **punto esatto in cui impose a Bernat di stamparlo sulla carta**: fino ad allora tutte le caramelle del mondo avevano il marchio stampato di lato (dove veniva piegato e stropicciato quando si chiudeva l'incarto!). Dalí ordinò invece che la margherita gialla fosse **centrata esattamente sopra la cupola superiore della sfera**, in modo che da qualunque angolazione un bambino guardasse l'espositore sul bancone del bar, il fiore giallo di Dalí rimanesse sempre intero, piatto e perfettamente leggibile come un piccolo sole!


