Il mistero dell'Incidente del Passo di Djatlov (1959): nove esperti escursionisti sovietici squarciarono la propria tenda dall'interno nella notte gelida degli Urali e fuggirono scalzi nella neve a -30 °C.
Approfondimento
Nella notte tra l'1 e il 2 febbraio 1959, sulle pendici del monte Kholat Syakhl ("Montagna dei Morti" in lingua mansi) negli Urali settentrionali, nove giovani ed esperti sciatori del Politecnico degli Urali guidati da Igor Djatlov morirono in circostanze che hanno sconcertato gli investigatori per oltre sessant'anni.
La scena inspiegabile:
Quando i soccorritori raggiunsero l'accampamento settimane dopo, trovarono la tenda tagliata dall'interno con i coltelli: gli scarponi, i vestiti pesanti e i viveri erano rimasti dentro. Nel buio e con una tempesta a -30 °C, i nove ragazzi erano corsi a valle lungo il pendio nevoso in calzini o quasi svestiti. Sei morirono di ipotermia, mentre altri tre presentavano gravi fratture toraciche e craniche senza ferite esterne, come se fossero stati schiacciati da una pressione enorme.
Le ipotesi e lo studio del 2021:
Per decenni si sono susseguite teorie su test militari segreti sovietici, infrasuoni da vento catabatico (che inducono attacchi di panico) e valanghe. Nel 2021 uno studio pubblicato su Nature dai ricercatori del Politecnico di Zurigo e di Losanna (usando persino i modelli di simulazione d'impatto automobilistico e i software di animazione della neve del film "Frozen") ha dimostrato come una rara "valanga a lastroni ritardata", innescata dal taglio nella neve fatto per piazzare la tenda e dai forti venti, possa spiegare sia la fuga improvvisa che i traumi toracici contro il fondo ghiacciato.
La scena inspiegabile:
Quando i soccorritori raggiunsero l'accampamento settimane dopo, trovarono la tenda tagliata dall'interno con i coltelli: gli scarponi, i vestiti pesanti e i viveri erano rimasti dentro. Nel buio e con una tempesta a -30 °C, i nove ragazzi erano corsi a valle lungo il pendio nevoso in calzini o quasi svestiti. Sei morirono di ipotermia, mentre altri tre presentavano gravi fratture toraciche e craniche senza ferite esterne, come se fossero stati schiacciati da una pressione enorme.
Le ipotesi e lo studio del 2021:
Per decenni si sono susseguite teorie su test militari segreti sovietici, infrasuoni da vento catabatico (che inducono attacchi di panico) e valanghe. Nel 2021 uno studio pubblicato su Nature dai ricercatori del Politecnico di Zurigo e di Losanna (usando persino i modelli di simulazione d'impatto automobilistico e i software di animazione della neve del film "Frozen") ha dimostrato come una rara "valanga a lastroni ritardata", innescata dal taglio nella neve fatto per piazzare la tenda e dai forti venti, possa spiegare sia la fuga improvvisa che i traumi toracici contro il fondo ghiacciato.


