L'enigma dei "Mostri di Bomarzo" e del "Pozzo di San Patrizio" a Orvieto: due meraviglie del Rinascimento italiano, dove nel bosco del Lazio si nascondono statue giganti piene di simboli alchemici e in Umbria due scale elicoidali gemelle permettono ai muli che scendono e a quelli che salgono di non incontrarsi mai!
Approfondimento
Il Cinquecento italiano (l'epoca del Manierismo) ha lasciato nel cuore dell'Italia centrale due capolavori enigmatici di architettura e ingegneria che ancora oggi lasciano a bocca aperta visitatori e studiosi.
1. Il "Sacro Bosco" (Parco dei Mostri) di Bomarzo (1552):
In una valle boscosa ai piedi del borgo di Bomarzo, in provincia di Viterbo, il principe e condottiero **Pier Francesco "Vicino" Orsini** (insieme all'architetto Pirro Ligorio, colui che completò San Pietro a Roma dopo la morte di Michelangelo) fece scolpire direttamente nei giganteschi massi naturali di peperino vulcanico un percorso iniziatico e filosofico che chiamò il "Bosco Sacro" (dedicato anche alla memoria dell'amata moglie Giulia Farnese). Invece delle simmetrie ordinate dei giardini rinascimentali, il visitatore si trova davanti all'immensa testa dell'**Orco** con la bocca spalancata in cui si può entrare (sulle cui labbra è inciso *"Ogni pensiero vola"* e la cui acustica interna amplifica ogni sussurro), una **Casa Pendente** costruita deliberatamente inclinata per far perdere l'equilibrio, un Elefante da guerra annibalico che stritola un legionario romano, un Drago che combatte coi leoni e una Tartaruga gigante, in un rebus alchemico e letterario ispirato all'Orlando Furioso e al misterioso libro del "Polifilo".
2. La doppia elica del Pozzo di San Patrizio a Orvieto (1527):
A pochi chilometri di distanza, nella rupe tufacea di Orvieto in Umbria, Papa Clemente VII (rifugiatosi lì dopo il Sacco di Roma del 1527) incaricò il grande architetto fiorentino **Antonio da Sangallo il Giovane** di scavare un pozzo d'acqua che garantisse la sopravvivenza della città in caso d'assedio. Sangallo progettò un capolavoro d'ingegneria profondo **54 metri** e largo 13: attorno alla canna del pozzo illuminata da 72 finestroni scavò **due rampe elicoidali a doppia elica indipendenti** (da 248 gradini bassi ciascuna) che si avvolgono l'una sull'altra proprio come il DNA senza mai incrociarsi, in modo che i muli carichi di barili che scendevano a prendere l'acqua sul fondo e quelli che risalivano verso l'alto non si ostacolassero mai!
1. Il "Sacro Bosco" (Parco dei Mostri) di Bomarzo (1552):
In una valle boscosa ai piedi del borgo di Bomarzo, in provincia di Viterbo, il principe e condottiero **Pier Francesco "Vicino" Orsini** (insieme all'architetto Pirro Ligorio, colui che completò San Pietro a Roma dopo la morte di Michelangelo) fece scolpire direttamente nei giganteschi massi naturali di peperino vulcanico un percorso iniziatico e filosofico che chiamò il "Bosco Sacro" (dedicato anche alla memoria dell'amata moglie Giulia Farnese). Invece delle simmetrie ordinate dei giardini rinascimentali, il visitatore si trova davanti all'immensa testa dell'**Orco** con la bocca spalancata in cui si può entrare (sulle cui labbra è inciso *"Ogni pensiero vola"* e la cui acustica interna amplifica ogni sussurro), una **Casa Pendente** costruita deliberatamente inclinata per far perdere l'equilibrio, un Elefante da guerra annibalico che stritola un legionario romano, un Drago che combatte coi leoni e una Tartaruga gigante, in un rebus alchemico e letterario ispirato all'Orlando Furioso e al misterioso libro del "Polifilo".
2. La doppia elica del Pozzo di San Patrizio a Orvieto (1527):
A pochi chilometri di distanza, nella rupe tufacea di Orvieto in Umbria, Papa Clemente VII (rifugiatosi lì dopo il Sacco di Roma del 1527) incaricò il grande architetto fiorentino **Antonio da Sangallo il Giovane** di scavare un pozzo d'acqua che garantisse la sopravvivenza della città in caso d'assedio. Sangallo progettò un capolavoro d'ingegneria profondo **54 metri** e largo 13: attorno alla canna del pozzo illuminata da 72 finestroni scavò **due rampe elicoidali a doppia elica indipendenti** (da 248 gradini bassi ciascuna) che si avvolgono l'una sull'altra proprio come il DNA senza mai incrociarsi, in modo che i muli carichi di barili che scendevano a prendere l'acqua sul fondo e quelli che risalivano verso l'alto non si ostacolassero mai!


