La vera storia dell'invenzione dello "Champagne" e la "Vedova Clicquot": per tutto il Seicento il monaco Dom Pérignon cercò in realtà di eliminare le bollicine perché facevano esplodere a catena le bottiglie in cantina ("il vino del diavolo"), e fu una giovane vedova di 27 anni a inventare il metodo moderno!
Approfondimento
La leggenda popolare vuole che il monaco benedettino Pierre Pérignon (1638-1715), cantiniere dell'abbazia di Hautvillers nella regione francese della Champagne, abbia inventato le bollicine dello Champagne esclamando ai confratelli la celebre frase: «Venite presto, sto bevendo le stelle!». In realtà quella frase comparve per la prima volta solo alla fine dell'Ottocento in un manifesto pubblicitario, e la vera storia enologica è esattamente l'opposto: per gran parte della sua vita Dom Pérignon lavorò per **impedire** che il suo vino facesse le bollicine!

Nel Seicento, infatti, nella fredda regione della Champagne l'arrivo precoce del gelo autunnale bloccava a metà la fermentazione del mosto nelle botti; il vino veniva imbottigliato fermo in inverno, ma quando tornava il caldo di primavera i lieviti dormienti si risvegliavano dentro la bottiglia chiusa producendo anidride carbonica. Poiché il vetro francese dell'epoca (cotto nei forni a legna) era sottile e pieno di bolle d'aria, la pressione di 5-6 atmosfere (il triplo dello pneumatico di un'automobile) faceva esplodere le bottiglie una dopo l'altra in una reazione a catena che distruggeva fino al 40-80% dell'intera annata! I cantinieri dovevano scendere nei sotterranei indossando pesanti maschere di ferro da scherma sul viso per non perdere gli occhi tra le schegge di vetro, e chiamavano quel vino impazzito *"le vin du diable"* ("il vino del diavolo"). Dom Pérignon fu un maestro assoluto nell'arte di assemblare uve diverse e vinificare in bianco le uve nere di Pinot Noir, ma furono paradossalmente gli **Inglesi** (lo scienziato Christopher Merret nel 1662, trent'anni prima di Pérignon!) i primi ad aggiungere zucchero ai vini francesi per renderli frizzanti di proposito, perché in Inghilterra si usavano forni a carbone minerale che producevano bottiglie di vetro scuro molto più spesse e resistenti, chiuse coi nuovi tappi di sughero spagnolo.

Inoltre, fino all'inizio dell'Ottocento lo Champagne aveva un grave difetto: era torbido perché sul fondo della bottiglia restavano i residui morti dei lieviti. A risolvere il problema e creare lo Champagne cristallino moderno fu una donna straordinaria rimasta vedova a soli 27 anni nel 1805: **Barbe-Nicole Ponsardin, la "Vedova Clicquot" (*Veuve Clicquot*)**. Nel 1816 Madame Clicquot prese il tavolo di legno della sua cucina, vi fece praticare dei fori obliqui e vi infilò le bottiglie a testa in giù, inventando la *table de remuage* (*pupitre*): ruotando ogni giorno le bottiglie di un ottavo di giro, tutti i sedimenti scivolavano nel collo contro il tappo, venivano espulsi all'istante ("sboccatura") lasciando nella bottiglia solo vino limpido, brillante e dorato.
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