Il mistero delle "Sette Città di Cibola" e la folle spedizione nel deserto di Francisco Vázquez de Coronado (1540): quando un frate raccontò al Viceré del Messico di aver visto nel Nord America sette metropoli grandi come Città del Messico con i muri d'oro e le porte di turchese, scatenando una marcia di 6.000 chilometri fino in Kansas che scoprì il Grand Canyon ma trovò solo capanne di fango!
Approfondimento
Mentre in Sud America i conquistadores spagnoli inseguivano nella giungla il miraggio di *El Dorado*, nell'America del Nord l'esplorazione dell'intero Sud-Ovest degli attuali Stati Uniti (dall'Arizona al New Mexico, dal Texas fino al Kansas) fu innescata da un'altra leggenda d'oro nata addirittura nel Medioevo europeo e trapiantata nel deserto americano: il mito delle **"Sette Città d'Oro di Cibola"**.
La leggenda era nata in Spagna e Portogallo nell'VIII secolo d.C.: quando nel 711 gli arabi conquistarono la penisola iberica, si tramandò che l'arcivescovo di Porto insieme a sei altri vescovi cristiani fosse salpato verso ovest nell'Oceano Atlantico, approdando su una terra favolosa (*Antillia*) dove ciascuno dei sette vescovi aveva fondato una ricchissima città d'oro. Quando Colombo scoprì le Americhe e Hernán Cortés conquistò i tesori aztechi del Messico, gli spagnoli si convinsero che quelle sette città d'oro si trovassero poco più a nord, oltre i deserti messicani.
Nel **1536** arrivarono a Città del Messico i quattro unici superstiti della disastrosa spedizione di Narváez (tra cui Álvar Núñez Cabeza de Vaca e uno schiavo berbero marocchino di nome **Estevanico**), che dopo aver camminato a piedi per otto anni dalla Florida al Messico raccontarono di aver sentito parlare dai nativi di ricche città a nord. Il Viceré Antonio de Mendoza mandò in avanscoperta nel **1539** Estevanico e il frate francescano **Marco da Nizza** (*Fray Marcos de Niza*, originario proprio di Nizza in Savoia!). Quando Estevanico fu ucciso dagli indiani Zuni, frate Marco tornò di corsa a Città del Messico giurando di aver visto da lontano sopra una collina la prima delle Sette Città di Cibola: raccontò che era **più grande di Città del Messico**, che le case erano a più piani con **le porte tempestate di turchesi e smeraldi** e che persino le stoviglie e le pareti erano d'oro!
Nel febbraio del **1540** il trentenne governatore **Francisco Vázquez de Coronado** ipotecò tutte le terre della moglie e partì alla guida di una spedizione colossale di 350 cavalieri spagnoli in armatura, 1.300 alleati indigeni, quattro frati e migliaia di cavalli, maiali e pecore. Quando nel luglio 1540, stremati dalla fame nel deserto, raggiunsero finalmente Cibola (il pueblo indiano di *Hawikuh*, in New Mexico), i soldati per poco non linciarono frate Marco: non c'era un solo grammo d'oro, ma soltanto piccoli villaggi agricoli degli indiani Pueblo costruiti con **mattoni di fango seccato al sole e paglia (*adobe*)**, che sotto la luce dorata del tramonto desertico avevano dato a frate Marco da lontano l'illusione ottica di brillare come una metropoli d'oro! Durante quel viaggio di 6.000 chilometri (in cui una guida nativa li spinse poi fino alle praterie del Kansas promettendo un'altra città d'oro, *Quivira*, che si rivelò un villaggio di capanne d'erba degli indiani Wichita!), un luogotenente di Coronado, García López de Cárdenas, divenne però il **primo europeo della storia a mettere gli occhi sull'immensa voragine del Grand Canyon del Colorado**.
La leggenda era nata in Spagna e Portogallo nell'VIII secolo d.C.: quando nel 711 gli arabi conquistarono la penisola iberica, si tramandò che l'arcivescovo di Porto insieme a sei altri vescovi cristiani fosse salpato verso ovest nell'Oceano Atlantico, approdando su una terra favolosa (*Antillia*) dove ciascuno dei sette vescovi aveva fondato una ricchissima città d'oro. Quando Colombo scoprì le Americhe e Hernán Cortés conquistò i tesori aztechi del Messico, gli spagnoli si convinsero che quelle sette città d'oro si trovassero poco più a nord, oltre i deserti messicani.
Nel **1536** arrivarono a Città del Messico i quattro unici superstiti della disastrosa spedizione di Narváez (tra cui Álvar Núñez Cabeza de Vaca e uno schiavo berbero marocchino di nome **Estevanico**), che dopo aver camminato a piedi per otto anni dalla Florida al Messico raccontarono di aver sentito parlare dai nativi di ricche città a nord. Il Viceré Antonio de Mendoza mandò in avanscoperta nel **1539** Estevanico e il frate francescano **Marco da Nizza** (*Fray Marcos de Niza*, originario proprio di Nizza in Savoia!). Quando Estevanico fu ucciso dagli indiani Zuni, frate Marco tornò di corsa a Città del Messico giurando di aver visto da lontano sopra una collina la prima delle Sette Città di Cibola: raccontò che era **più grande di Città del Messico**, che le case erano a più piani con **le porte tempestate di turchesi e smeraldi** e che persino le stoviglie e le pareti erano d'oro!
Nel febbraio del **1540** il trentenne governatore **Francisco Vázquez de Coronado** ipotecò tutte le terre della moglie e partì alla guida di una spedizione colossale di 350 cavalieri spagnoli in armatura, 1.300 alleati indigeni, quattro frati e migliaia di cavalli, maiali e pecore. Quando nel luglio 1540, stremati dalla fame nel deserto, raggiunsero finalmente Cibola (il pueblo indiano di *Hawikuh*, in New Mexico), i soldati per poco non linciarono frate Marco: non c'era un solo grammo d'oro, ma soltanto piccoli villaggi agricoli degli indiani Pueblo costruiti con **mattoni di fango seccato al sole e paglia (*adobe*)**, che sotto la luce dorata del tramonto desertico avevano dato a frate Marco da lontano l'illusione ottica di brillare come una metropoli d'oro! Durante quel viaggio di 6.000 chilometri (in cui una guida nativa li spinse poi fino alle praterie del Kansas promettendo un'altra città d'oro, *Quivira*, che si rivelò un villaggio di capanne d'erba degli indiani Wichita!), un luogotenente di Coronado, García López de Cárdenas, divenne però il **primo europeo della storia a mettere gli occhi sull'immensa voragine del Grand Canyon del Colorado**.


