Dopo il disastro nucleare di Chernobyl del 1986, gli scienziati hanno scoperto sulle pareti del reattore distrutto dei "funghi radiotrofici" neri che, invece di morire, "mangiano" le radiazioni gamma usando la melanina proprio come le piante usano la luce solare!
Approfondimento
Cinque anni dopo il catastrofico incidente alla centrale nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986, i ricercatori inviarono dei robot telecomandati all'interno della camera altamente radioattiva del Reattore numero 4 distrutto, dove i livelli di radiazioni gamma erano letali per qualsiasi forma di vita animale o umana. Con enorme stupore, le telecamere mostrarono che sulle pareti di grafite e cemento nero del nocciolo stavano crescendo rigogliose colonie di funghi neri!
La "radiosintesi" tramite la melanina:
Analizzando le tre specie principali prelevate nel reattore (Cladosporium sphaerospermum, Cryptococcus neoformans e Wangiella dermatitidis), i microbiologi guidati dalla professoressa Ekaterina Dadachova dell'Albert Einstein College of Medicine di New York fecero una scoperta rivoluzionaria: questi funghi erano ricchissimi di "melanina" (lo stesso identico pigmento scuro che protegge la nostra pelle quando ci abbronziamo al sole!). Nei "funghi radiotrofici", però, la melanina non funge solo da scudo, ma agisce come un vero e proprio pannello energetico biologico: assorbe l'energia delle potentissime radiazioni ionizzanti gamma e la converte in energia chimica per far crescere il fungo (un processo battezzato "radiosintesi", analogo alla fotosintesi clorofilliana delle piante verdi)!
Lo scudo vivente per gli astronauti su Marte:
I filamenti di questi funghi crescono addirittura *verso* le fonti di radiazione ("radiotropismo positivo") a una velocità tre volte superiore al normale! Per questo motivo la NASA ha già inviato campioni di Cladosporium sphaerospermum sulla Stazione Spaziale Internazionale, scoprendo che uno strato sottile di questo fungo blocca efficacemente i raggi cosmici spaziali: in futuro le basi umane sulla Luna e su Marte potrebbero essere rivestite da uno "scudo vivente autoriparante" di funghi neri per proteggere gli astronauti dalle radiazioni dello spazio profondo!
La "radiosintesi" tramite la melanina:
Analizzando le tre specie principali prelevate nel reattore (Cladosporium sphaerospermum, Cryptococcus neoformans e Wangiella dermatitidis), i microbiologi guidati dalla professoressa Ekaterina Dadachova dell'Albert Einstein College of Medicine di New York fecero una scoperta rivoluzionaria: questi funghi erano ricchissimi di "melanina" (lo stesso identico pigmento scuro che protegge la nostra pelle quando ci abbronziamo al sole!). Nei "funghi radiotrofici", però, la melanina non funge solo da scudo, ma agisce come un vero e proprio pannello energetico biologico: assorbe l'energia delle potentissime radiazioni ionizzanti gamma e la converte in energia chimica per far crescere il fungo (un processo battezzato "radiosintesi", analogo alla fotosintesi clorofilliana delle piante verdi)!
Lo scudo vivente per gli astronauti su Marte:
I filamenti di questi funghi crescono addirittura *verso* le fonti di radiazione ("radiotropismo positivo") a una velocità tre volte superiore al normale! Per questo motivo la NASA ha già inviato campioni di Cladosporium sphaerospermum sulla Stazione Spaziale Internazionale, scoprendo che uno strato sottile di questo fungo blocca efficacemente i raggi cosmici spaziali: in futuro le basi umane sulla Luna e su Marte potrebbero essere rivestite da uno "scudo vivente autoriparante" di funghi neri per proteggere gli astronauti dalle radiazioni dello spazio profondo!


